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ITALIA: LA POLITICA ESTERA PROSSIMA VENTURA

Palazzo ChigiPassate le elezioni politiche italiane, registrata la vittoria a mani basse del centro-destra, è bene cercare di capire la politica che farà il nuovo governo Berlusconi-Bossi che potrà contare su una solidissima maggioranza parlamentare e quindi governerà per cinque anni. Uno dei temi fondamentali su cui il nuovo esecutivo dovrà misurarsi sarà la politica estera e di difesa. Un tema pressoché assente in campagna elettorale. Non è un eccezione per l'Italia e l'Italia non è nemmeno troppo un'eccezione da questo punto di vista. Però ha ragione Enzo Bettiza quando sulla Stampa dell'11 aprile ha parlato di una competizione elettorale che si è quasi del tutto "avvitata su sé stessa in una sorta di vuoto pneumatico scevro di proposte robuste e idee alte" per poi domandare: "Di quanta politica estera si è mai discusso in questa provincialissima caccia elettorale ai fedeli e agli infedeli?". Anche se interventi degni di nota ci sono stati - conviene l'editorialista della Stampa - questi sono però rimasti lontani dal tema cruciale per l'Italia: l'Unione Europea.
Spiega Bettiza: "E' qui, nell'agone europeo, che le politiche degli Stati membri cessano di essere estere ed è qui, come si è visto al vertice Nato di Bucarest, che da qualche tempo si va stagliando con crescente nettezza la svolta postgollista della Francia", con il presidente Sarkozy "deciso, così sembra, a voler dare a Parigi un ruolo guida nella costruzione europea" il cui perno dovrebbe essere quella Comunità di difesa europea che fu bocciata proprio dalla Francia nel 1954. Se questo progetto francese dovesse prendere corpo "ciascuno degli Stati membri peserà per quello che vale e che apporterà in termini di negoziato, di spesa, di risorse umane" mentre "coloro che non saranno disposti o capaci di investire denari e soldati su questo fronte transnazionale resteranno esclusi dalla cerchia degli Stati più influenti". E qui c'è il nocciolo della questione.
"Parlare di difesa segnifica parlare anzitutto di spesa", ma nei programmi sia del Pd che del Pdl mancano impegni chiari in questo senso. Quindi "se il sistema difensivo europeo diventerà politicamente decisivo nei prossimi anni, il valore e l'utilità di ogni Stato dell'Unione verranno commisurati in parte anche alla forza e alla credibilità della loro organizzazione militare". Si tratta di un tema impegnativo e scottante e Bettiza comprende che i partiti a caccia di elettori abbiano preferito sorvolare, ma chi governerà l'Italia - e ora sappiamo che saranno Berlusconi e Bossi - se lo ritroverà davanti ad ogni vertice europeo. Ciò significa, conclude Bettiza, che non ci saranno sconti per nessuno: anche gli Stati fondatori dell'UE "dovranno rimboccarsi le maniche e tenere svelto il passo in un ambiente europeo mutato: più concorrenziale, più combattivo e assai più esigente di una volta".

A completamento di quanto scritto da Enzo Bettiza mi pare interessante l'articolo di Emanuele Ottolenghi pubblicato sul Riformista di ieri. Rivolgendosi sia a Berlusconi che a Veltroni Ottolenghi individua "Sette punti cardine per una politica estera bipartisan" perché l'Italia è un paese con importanti ruoli e responsabilità internazionali e ha un ruolo chiave in molte missioni militari mentre la Nato rimane un'asse portante della politica europea. Inoltre, la nostra collocazione geografica fa del Mediterraneo un punto nevralgico dei nostri interessi nel momento in cui quest'area diventa un punto di scambio o di scontro cruciale per l'Europa e gli Usa da una parte e i loro partners o avversari dall'altra. Senza contare che il nostro bisogno di energia, al pari degli altri paesi europei, ci obbliga a compiere scelte precise in Medio Oriente o nel Caucaso.
Premesso questo, Ottolenghi indica e approfondisce i sette cardini di una politica estera italiana sulla quale Berlusconi e Veltroni dovrebbero trovare un'intesa bipartisan utile per il nostro paese. Io mi limito qui ad elencarli:
1. La vocazione transatlantica della nostra politica estera non deve essere sostituita da un progetto europeo in competizione con gli Usa
2. Il nostro contributo a missioni militari vicine e lontane deve crescere e in misura corrispondente devono crescere le nostre capacità
3. Dobbiamo accettare che per essere leader ed essere riconosciuti come tali dobbiamo assumerci costi e responsabilità conseguenti
4. La minaccia principale ai nostri interessi deriva dal terrorismo internazionale e dalla proliferazione nucleare
5. La difesa dei diritti umani non è uno slogan privo di significato anche se intralcia i nostri interessi economici
6. Bisogna mettere ordine nella nostra politica energetica
7. In Medio Oriente bisogna mantenere l'alleanza con gli Usa perseguendo alcuni obiettivi - la pace tra Israele e palestinesi, la tutela dell'integrità del Libano, la promozione di riforme sociali ed economiche, la garanzia dell'accesso alle risorse energetiche a prezzi ragionevoli, eccetera - che richiedono un riconoscimento delle nostre responsabilità e dei sacrifici che dobbiamo fare per raggiungerli.

Ora che abbiamo un panorama parlamentare più semplice, con praticamente solo due grandi forze che a parole dicono di voler collaborare sulle grandi questioni vitali per il paese, e che il governo potrà governare per tutto il mandato senza grandi rischi di immboscate parlamentari, avremo anche una classe politica all'altezza della grandi sfide geo-politiche che ci attendono? Ovviamente lo scopriremo solo vivendo ma intanto registro un piccolo fatto. Il primo atto di "politica estera" del presidente del Consiglio in pectore Silvio Berlusconi è quello di ospitare nei prossimi giorni "l'amico Vladimir" a Villa Certosa. Una piccola cosa, senza un valore formale, ma....

Pubblicato il 15/4/2008 alle 17.7 nella rubrica Diario.

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