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TURCHIA: IN PARLAMENTO LA NORMA CONTRO LA LIBERTA' DI STAMPA

Lentamente e con difficoltà la scorsa settimana il Parlamento turco ha finalmente preso in esame la riforma dell'articolo 301 del codice penale, la norma famigerata in base alla quale molti intellettuali e giornalisti in questi anni sono finiti davanti al giudice con l'accusa di aver offeso l'identità turca. Fra i tanti ricordo il Premio Nobel per la letteratura Orhan Pamuk, la scrittice Elif Shafak e il giornalista armeno Hrant Dink, poi assassinato a Istanbul il 19 gennaio 2007 apparentemente per mano di un fanatico ma dietro il cui omicidio sono emerse le trame di quella che da noi è stata definita la "Gladio turca", il cosiddetto "stato profondo" in cui agiscono servizi segreti deviati, elementi ultranazionalisti, esponenti delle forze armate.
I punti principali della bozza di riforma presentata dall'attuale ministro della Giustizia, Mehmet Ali Sahin, sono la sostituzione dell'espressione "identità turca" con "nazione turca" e la modifica dell'iter procedurale secondo cui prima di finire davanti all'autorità giudiziaria le denunce saranno esaminate dal Presidente della Repubblica che deciderà se rinviare i singoli procedimenti alla magistratura. Ad opporsi alla riforma sono sia i nazionalisti "di destra" del Mhp, secondo i quali il termine "identità turca" è incluso anche nella Costituzione e non può quindi essere cambiato, sia quelli "di sinistra" del Chp, il partito erede del padre della patria Mustafa Kemal Ataturk. Una settimana fa, non senza difficoltà e momenti di tensione, la bozza è passata dalla Commissione parlamentare per i criteri di armonizzazione con l'Unione Europea. Quindi la bozza è arrivata alla Commissione Giustizia del Parlamento.
Qui, dopo oltre 12 ore di dibattito (e due risse fra i parlamentari membri della commissione), le opposizioni sono riuscite ad ottenere che la decisione preliminare sui processi passi dal capo dello Stato al ministro della Giustizia. Sulla pena detentiva però i deputati dell'Akp, il partito islamico-moderato di maggioranza del premier Erdogan sono stati irremovibili riuscendo a fissare la pena massima a due anni di reclusione. Da registrare l'opposizione anche del Dtp, ovvero il partito curdo, di sinistra, per il quale la norma andrebbe abolita e non semplicemente emendata. Nonostante le polemiche e gli scontri sembra comunque che l'articolo 301 questa volta possa finalmente essere modificato, forse entro questa settimana, anche se oggi il Parlamento è chiuso per la festa nazionale dei Bambini e per la celebrazione della sua prima seduta che fu inaugurata da Ataturk il 23 aprile di ottantotto anni fa.
L'Unione Europea sta seguendo con grande interesse l'evolversi della situazione. La modifica dell'articolo 301 è infatti una delle riforme che Bruxelles ha chiesto ad Ankara. Il premier Recep Tayyip Erdogan ha promesso che questa volta sarà portata a termine e se ciò avvenisse cadrebbe uno dei maggiori ostacoli sull'accidentato percorso di adesione della Turchia all'UE. Numerose Ong turche e molti avvocati fanno però notare che l'emendamento non cambierebbe la sostanza delle cose e hanno fatto quindi appello al governo perché l'articolo 301 venga abolito completamente.

Pubblicato il 23/4/2008 alle 13.28 nella rubrica Diario.

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