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DAI BALCANI: SERBIA E KOSOVO, GIUSTIZIA INTERNAZIONALE, INTEGRAZIONE EUROPEA

Di Marina Sikora, corrispondente di Radio Radicale

Quello che segue è il testo della corrispondenza per la puntata di "Passaggio a Sud Est" del 20 settembre ascoltabile sul sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche.


L’INIZIATIVA SERBA SUL KOSOVO ALL'ASSEMBLEA GENERALE ONU
Alla 63a Assemblea Generale dell’Onu, iniziata ufficialmente martedi’ 16 settembre, la Serbia e’ arrivata con l’iniziativa che vuole mettere sotto esame la legalita’ della proclamazione unilaterale dell’indipendenza del Kosovo nonostante il fatto che questa indipendenza e’ stata riconosciuta da oltre 40 paesi, tra cui gli Stati Uniti e il maggior numero degli Stati membri dell’Ue. Per contestare l’indipendenza di Pristina, che per la Serbia continua ad essere un atto inaccettabile e in contrasto con la giustizia internazionale, Belgrado ha preparato una risoluzione in cui si sollecita la Corte internazionale di Giustizia ad esprimere un parere consultativo sulla legittimita’ dell’indipendenza del Kosovo autoproclamata lo scorso 17 febbraio.
La risoluzione della Serbia deve essere accolta dall’Assemble Generale e’ deve essere appunto l’organo principale delle Nazioni Unite a sollecitare il parere della Corte iternazionale di Giustizia. La prima tappa e’ stata superata a favore della Serbia, nel senso che il Comitato generale delle Nazioni Unite ha deciso all’unanimita’ di inserire nell’agenda dell’Assemblea Generale l’iniziativa serba. Questa decisione Belgrado la interpreta come una grande vittoria diplomatica, ma che sia ben lontana da una battaglia vinta lo avverte il capo della diplomazia serba Vuk Jeremic.
La vera vittoria sara’ quella di ottenere la maggioranza dell’Assemblea Generale a votare a favore della risoluzione perche’ la richiesta serba possa arrivare infine alla Corte internazionale di Giustizia, ha precisato Jeremic sottolineando come un segnale positivo il fatto che tra i 28 membri del Comitato Generale dell’Onu che hanno approvato infine all’unanimita’ di inserire nell’ordine dei lavori la risoluzione serba sul Kosovo, ci sono anche i paesi che gia’ hanno riconosciuto l’indipendenza di Pristina. Nessuna precisazione pero’ su quando l’inziativa della Serbia sara’ messa al voto dell’Assemblea Generale.
Contrariamente alla soddisfazione della Serbia, l’ambasciatore francese presso le Nazioni Unite Jean Moris Riper, afferma che l’iniziativa di Belgrado non aiuta agli sforzi di accelerare le integrazioni europee della Serbia. Riper ha detto che all’interno dell’Ue sono in corso consultazioni su questa iniziativa affinche’ l’Unione, nel momento della votazione sulla risoluzione possa prendere una posizione unica. Secondo il diplomatico francese, nel momento in cui l’Unione e’ impegnata ad accelerare il processo di avvicinamento della Serbia all’Ue, l’iniziativa di Belgrado in seno alla Nazioni Unite crea delle turbolenze che non aiutano questo processo.
Secondo l’opinione di molti esperti politici itnernazionali, tra cui anche l’esperto tedesco per i Balcani, Lottar Altmann, la risoluzione della Serbia che chiede un parere consultativo alla Corte Internazionale di Giustizia sulla legalita’ della proclamazione unilaterale dell’indipendenza del Kosovo ha buone possibilita’ per ottenere la maggioranza dell’Assemblea Generale. Se il caso arrivera’ dinanza alla Corte e perfino se essa giudichera’ a favore di Belgrado, secondo Altmann, questo e’ il massimo che la Serbia potra’ ottenere. E’ chiaro che i paesi che finora hanno riconosciuto il Kosovo non ritireranno la loro decisione. Tuttavia, per Belgrado sarebbe punti vincenti sul piano nazionale e una giustificazione per le autorita’ serbi di aver fatto il tutto possibile. Stesso vale anche nel caso se la Corte Internazionale di Giustizia giudicasse a favore della legittimita’ del Kosovo indipendente.

TPI: RADOVAN KARADZIC PRENDE TEMPO
Dopo tredici anni di latitanza di Radovan Karadzic e la rivelazione scioccante, di seguito al suo arresto a Belgrado, che l’ex leader dei serbi bosniaci, uno dei piu’ ricercati criminali di guerra in ex Jugoslavia, abbia trascorso una vita quasi indisturbata sotto falsa identita’, continuano ora i rinvii dell’inizio del vero processo. Radovan Karadzic e’ comparso cosi’ per la terza volta dinanzi al Tribunale dell’Aja e ancora una volta non vengono formulate le accuse e fissata la data per l’inizio del processo. Anche questa settimana si e’ ripetuto quello che e’ accaduto lo scorso 29 agosto quando Karadzic ha rifiutato di pronunciarsi se colpevole o innocente e quando il Procuratore non aveva fornito ancora la documentazione completa. L’imputato dell’Aja continua a difendersi da solo e ha nuovamente chiamato in causa la Nazioni Unite affermando che e’ l’Onu il mandante del suo presunto accordo con l’allora inviato speciale dell’amministrazione americana nei Balcani, Richard Holbrooke secondo il quale gli sarebbe stata garantita l’immunita’ a condizione del suo ritiro dalla vita politica. ''Io mi difendo da solo e non difendo solo me ma la mia terra e il mio popolo che hanno sofferto e voglio fare emergere la verita' '', ha dichiarato Karadzic mercoledi’ in aula. Cosi’ l’ex uomo forte di Pale continua a prendere tempo insistendo di voler vedere tutto il materiale contro di lui. A tal proposito ha anche sollevato diverse polemiche sulle traduzioni imprecise del tribunale, sul ritardo nel ricevere i documenti tradotti e sulle difficolta' tecniche nella loro lettura in versione elettronica. Quanto al giudice Bonomy, Karadzic dovrebbe ricevere entro la fine della prossima settimana il nuovo atto d'accusa e solo dopo averlo letto potra’ essere fissata una nuova udienza.

LA CONDANNA DI RASIM DELIC: “UNA SENTENZA CLEMENTE”
Due giorni prima di questa terza apparizione di Radovan Karadzic davanti ai giudici del Tpi, la Corte emmette la sentenza che ha condannato l’ex capo militare dei musulmani bosniaci, Rasim Delic a soli tre anni di reclusione per crimini di guerra. Una sentenza giudicata “clemente” da parte dei leader serbi e croati di Bosnia ma anche da parte delle autorita’ di Belgrado. Da questi ultimi, le critiche e le accuse nei confronti del Tpi sono ancora piu’ pesanti poiche’ messe nel contesto dell’insistente veto olandese allo sblocco dell’accordo commerciale temporaneo tra l’Ue e la Serbia in vista dell’applicazione dell’Accordo di stabilizzazione ed associazione. L’Olanda, va ricordato, rimane fermamente opposta all’apertura dell’Unione verso la Serbia perche’ ritiene inadeguata la collaborazione di Belgrado con il Tribunale dell’Aja, in particolare finche’ non sara’ arrestato e consegnato il numero uno dei ricercati latitanti, l’ex generale serbo bosniaco Ratko Mladic.
La procura speciale di Belgrado per la caccia ai criminali di guerra che e’ una delle istituzioni serbe maggiormente impegnate nella collaborazione con la giustizia internazinale ha usato infatti toni molto pesanti nel criticare la lieve condanna del Tpi a Rasim Delic. Da sottolineare che la Procura dell’Aja aveva chiesto per Delic una pena carceraria di 15 anni accusandolo di aver ordinato atrocita’ nei confronti di prgionieri serbi e l’uccisone di civili serbi e croati in Bosnia centrale nel periodo tra il 1993 e 1995. Secondo Bruno Vekaric, portavoce della procura serba, la sentenza rappresenta una beffa ''vergognosa'' per le vittime e ha accusato ''alcuni membri del Tpi'' di perseguire una giustizia non uguale per tutti, a secondo dell’origine etncia degli imputati. Sempre secondo Vekaric la sentenza a Delic ''non fa giustizia, ma appare una presa in giro'' ed e’ particolarmente amara per le autorita’ serbe dopo il recente successo dell'arresto e dell'estradizione all’Aja di Radovan Karadzic. Vekaric ha puntato anche sulle altre due sentenze del Tpi che Belgrado ha accolto come ''scandalose''. Si tratta delle assoluzioni dell'ex miliziano bosniaco musulmano Naser Oric e dell'ex leader dell’Uck e poi ex premier kosovaro Ramush Haradinaj, entrambi accusati a suo tempo di violenze e vendette contro civili serbi.
Reazioni molto critiche sulla sentenza a Rasim Delic anche da parte dei rappresentanti politici croati e serbi in Bosnia Erzegovina. Cosi’, il principale partito croato della Bosnia-Erzegovina, l’ HDZ, si e’ detto spiacevolmente sorpreso e ha bollato il verdetto come “insolitamente clemente”. Quanto al premier della Republika Srpska, l’entita’ a maggioranza serba della Bosnia Erzegovina, Milorad Dodik ''Con il suo verdetto contro Rasim Delic il Tpi ha mostrato una volta di piu' che davanti a questa corte la giustizia per le vittime serbe della guerra civile in Bosnia e' irraggiungibile''. Dodik ha aggiunto che ''le immagini con le teste decapitate dei serbi avevano fatto il giro del mondo. Ora chiediamo ai giudici del Tpi se tre anni sono sufficienti per i crimini compiuti dalle milizie che agivano nella zona di responsabilita' di Delic''.

ALLARGAMENTO UE: LE PROSPETTIVE DEI BALCANI IN UNA CONFERENZA A PRAGA
Di Balcani occidentali e la loro prospettiva europeea si e’ discusso a Praga nell’ambito della conferenza intitolata “Allargamento dell’UE – prospettive dei Balcani occidentali”. La conferenza e’ stata organizzata dal governo ceco con l’obbiettivo di presentare le priorita’ della prossima presidenza all’Ue della Repubblica Ceca, che iniziera’ dal 1 gennaio.
Partecipando a questa conferenza, il Commissario all’allargamento Olli Rehn ha dichiarato che “il prossimo anno per l’Ue sara’ nel segno dei Balcani occidentali”. Insieme al vice-premier ceco, Aleksandar Vondrom, incaricato per le questioni europee, Olli Rehn ha sostenuto la posizione che le complicazione intorno al Trattato di Lisbona sulla riforma delle istituzioni europee non dovrebbero rappresentare un ostacolo per l’integrazione europea dei paesi nella regione Balcanica. “Il processo potrebbe essere rallentato, ma non si puo’ fermare” ha detto Rehn. Alla confernza di Praga e’ stata ribadita anche la posizione della stragrande maggioranza degli Stati membri dell’Ue a favore dello scongelamento dell’Accordo commerciale temporaneo con la Serbia, a differenza della rigida opposizione dell’Olanda.
Secondo il Commissario all’allargamento, la ratifica dell’Asa in parlamento serbo ha aumentato le possibilita’ per Belgrado di ottenere lo status di candidato all’adesione nel 2009. La priorita’ dell’Ue anche nel 2009 sara’ il Kosovo, in praticolare la questione chiave del dispiegamento della missione Eulex, ha detto Rehn.
Sempre secondo le sue valutazioni, durante la presidenza ceca nella prima meta’ del 2009, ci sara’ anche il compito di concludere i negoziati con la Croazia in alcuni dei capitoli piu’ difficili.
”La Croazia e’ sulla via giusta. Mi aspetto che i rimanenti capitoli saranno aperti in autunno, ma alcune delle questioni piu’ difficili potrebbero prolungarsi durante la presidenza ceca” ha spiegato il Commissario all’allargamento Olli Rehn.

Pubblicato il 19/9/2008 alle 19.59 nella rubrica Balkan Express.

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