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KOSOVO VERSO LA SPARTIZIONE?

Kosovska MitrovicaIl presidente serbo, Boris Tadic, non esclude a priori la possibilità di arrivare a una spartizione del Kosovo anche se l'ipotesi sarà presa in considerazione solo quando non ci saranno più altre opzioni sullo status. E' la prima volta che il presidente serbo apre all'ipotesi di una partizione del Kosovo che ratificherebbe una divisione che già esiste de facto dato che la parte nord del Paese, oltre il fiume Ibar, dove i serbi sono in maggioranza continua a non riconoscere e a boicottare l'autorità e le istituzioni kosovare albanesi. Tadic ha espresso questa sua opinione due giorni fa in un'intervista alla tv pubblica serba Rts precisando però che una divisione del Kosovo non è all'ordine del giorno e che Belgrado continua “a cercare una soluzione nell'ambito del concetto della più ampia autonomia possibile del Kosovo all'interno della Serbia". Tadic ha poi difeso l'iniziativa diplomatica serba che chiede all'Assemblea generale Onu di far valutare la legittimità dell'indipendenza del Kosovo alla Corte internazionale di giustizia perché "per risolvere la questione dello status del Kosovo, tutte le iniziative sono legittime". Tadic infine ha invitato di nuovo il Montenegro e la Macedonia a non riconoscere l'indipendenza di Pristina sottolineando la "grande pressione" che Podgorica e Skopje devono sopportare.

Le parole di Tadic hanno fatto notizia e hanno suscitato immediate reazioni tra i kosovari albanesi. Il quotidiano di Pristina Koha Ditore ha parlato di "una provocazione" invitando la comunità internazionale e il governo di Pristina a prenderle seriamente in considerazione. "Quest'uscita può avere l'obiettivo di provocare disordini in Kosovo", sostiene Koha Ditore. "Molti diplomatici occidentali nelle ultime settimane avevano ufficiosamente detto che l'idea di una partizione è nella testa dei leader serbi, senza però rivelarlo apertamente. Tadic, dopo aver dato vita a un governo con i socialisti, evidentemente non ha incrementato la propria popolarità solo in Serbia, ma anche all'estero". Secondo un altro giornale, Zeri, l'obiettivo serbo è invece quello di entrare in Europa e convincere l'Occidente della necessità di spartire il Kosovo: "Per Belgrado, né Bruxelles né Pristina hanno un piano per integrare il nord del Kosovo". La Serbia vuole aprire dei colloqui per arrivare alla divisione del Kosovo, prendendosi il nord e forse qualche zona orientale, mentre il resto del Kosovo diventerebbe indipendente e riconosciuto da Belgrado, sostiene Zeri.

A seguito delle polemiche suscitate anche in patria Tadic ha successivamente ribadito che la spartizione del Kosovo è solo un'opzione: l'"extrema ratio" per risolvere la questione dello status internazionale dell'ex provincia autonoma serba. In un'intervista all'agenzia di stampa serba Tanjug, il capo dello stato serbo ha precisato di non aver proposto la partizione del Kosovo come soluzione: “L'ho solo citata come una possibilità dopo che siano esaurite tutte le altre". Il presidente ha poi aggiunto che "gli intellettuali in Serbia e l'opinione pubblica internazionale stanno dibattendo sulla questione della partizione che è stata enfatizzata in tutti questi anni nella ricerca di una soluzione alla questione del futuro status del Kosovo. Io potrò pensare ad essa- solo quando tutte le altre possibilità saranno esaurite, mentre la questione circa il mio sostegno a questa soluzione oggi non è niente altro che una questione ipotetica". Tadic ha dunque ricordato che la sua visione sulla politica nazionale sul Kosovo è ben nota e non contempla la spartizione" ma è caratterizzata invece "dall'unità e basata su una posizione di principio e di coerenza. Questa politica non cambierà".

Le precisazioni del presidente serbo non hanno tranquillizzato Pristina: “La Serbia ha perso il Kosovo per sempre” ha detto il presidente del parlamento di Pristina, Jakup Krasniqi. "Il Kosovo ora è uno Stato riconosciuto internazionalmente, ha delle frontiere definite e qualsiasi tentativo di cambiarle creerebbe nuovi problemi nei Balcani. Non penso che i Balcani e l'Europa siano interessati ad creare nuovi problemi".

Intanto però ieri Belgrado ha incassato un primo successo “virtuale” alle Nazioni Unite. L'Assemblea generale dell'Onu ha infatti accolto in una prova di voto la risoluzione serba, che chiede di far valutare la legittimità dell'indipendenza del Kosovo alla Corte internazionale di giustizia. Secondo il quotidiano tedesco
Handelsblatt su 192 steti membri, 120 hanno votato a favore dell'iniziativa di Belgrado. Diversi Paesi dell'Unione Europea, tra cui Germania e Francia, hanno criticato nettamente l'iniziativa serba temendo che un eventuale parere positivo della Corte possa bloccare il cammino dei riconoscimenti del Kosovo, per ora arrivati a quota 47. Il quotidiano tedesco ha ricordato però che all'Assemblea generale è sufficiente una maggioranza semplice per far passare la risoluzione della Serbia. Il voto "vero" avrà luogo il prossimo 8 ottobre. Tadic è oggi a Berlino per trovare sostegni all'iniziativa serba all'Onu. Stando a quanto scrivono i quotidiani tedeschi, la Germania alla fine potrebbe optare per l'astensione al Palazzo di vetro. Una linea che l'Italia caldeggia per tutti i Paesi Ue, divisi sulla questione Kosovo: una gran parte ha riconosciuto Pristina al fianco degli Usa, ma Spagna, Romania, Grecia, Cipro e Slovacchia non lo hanno fatto e sembrano per ora intenzionati a non cambiare posizione.

Pubblicato il 2/10/2008 alle 12.16 nella rubrica Diario.

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