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KOSOVO: LE REAZIONI ALBANESI ALL'IPOTESI DI SPARTIZIONE

Quella che segue è una parte della corrispondenza di Artur Nura andata onda nella puntata di sabato 4 ottobre di Passaggio a Sud Est, il settimanale di Radio Radicale dedicato alla situazione politica dell'Europa sud orientale.

Le dichiarazioni del presidente serbo, Boris Tadic, sulla partizione del Kosovo hanno suscitato proteste da parte della leadership di Pristina, ma anche da parte delle opposizioni interne serbe. Tale ipotesi evocata come una possibile partizione del Kosovo quale estrema via d'uscita, per il presidente kosovaro, Fatmir Sejdiu, ''e’ inaccettabile'' e questo secondo lui, poiche il Kosovo e’ stato accettato finora da meno di 50 degli oltre 190 membri dell'Onu, ma dal grosso del Paesi occidentali.
Secondo diversi organismi politici Serbi del Kosovo l'opzione di un recupero della sola enclave di Kosovska Mitrovica rappresenterebbe invece ''una resa'' davanti al piano Usa e dell’Ue sul Kosovo. Poi anche le autorita Europei hanno criticato questa dichiarazione facendo si a spingere il Presidente Tadic di dichiarare che e’ stato mal compreso il suo detto, pero se vediamo in modo razionale la situazione del Kosovo una certa partizione e’ gia in vigore.
In effetti, oramai dopo il 15 giugno, con l'entrata in vigore della costituzione kosovara e l'intervento di un certo numero di riconoscimenti a livello internazionale, si è creata una situazione di fatto per cui puoi trovare sul terreno istituzioni controllate dal governo kosovaro che tolgono spazio all'esercizio dei poteri di Unmik. Cosi cuccede che la situazione del potere politico ed amministrativo in Kosovo si trova davanti ad una confusione difficile. Il governo di Pristina propone atti legislativi, poi approvati dall'assemblea parlamentare e che l'amministrazione kosovara attua sul terreno e queste procedure pero non puo fare ancora lo stesso nelle zone della minoranza Serba.
Dall’altra parte, succede che nelle aree dove le autorità di Pristina hanno ancora difficoltà ad operare e a stabilirsi, cioe’ le zone abitate dalle minoranze e soprattutto nel nord del Kosovo, l'autorità di Unmik viene più apertamente riconosciuta. Ci sono anche le istituzioni di Belgrado, che continuano ad esercitare forte influenza nelle zone a maggioranza serba quali continuano a ricevere stipendi da Belgrado e dalle autorita del Kosovo.
Ci sono poi le nuove istituzioni previste dal piano Ahtisaari come Eulex che sta tentando di stabilirsi sul terreno, ma che vive le stesse difficoltà incontrate dal governo kosovaro in quelle zone abitate dalla minoranza Serba. L’unico strumento che supera queste difficolta e questa partizione di fatto del Kosovo e’ soltanto la Kfor quale resta presente sull'intero territorio del Kosovo ad ha ancora margini sufficienti per operare in modo efficace.
Si tratta di un processo molto delicato fra le competenze dell’Unmik e dell’Eulex. Secondo un rapporto del Segretario generale dell'Onu al Consiglio di sicurezza, si fa precisare la disponibilità delle Nazioni Unite a lavorare con Eulex e a trasferire alla missione europea le competenze. Ma la riconfigurazione dell’Unmik - secondo fonti loro - è divisa in tre fasi e la prima che e’ già in corso, riguarda le modifiche della struttura in relazione alle funzioni di amministrazione diretta che Unmik non è più in grado di svolgere.
Nella seconda fase si prevede una riconfigurazione nel settore della "rule of law" cioe’ la polizia, giustizia e dogane e che sarà la più consistente ed è quella che attiene allo spiegamento di Eulex. Ma sembra che Eulex avrà luce verde per dispiegarsi sull'intero territorio kosovaro soltanto sotto l'ombrello delle Nazioni Unite, ed allora queste funzioni potranno essere svolte dalla missione europea ed in questo caso, Unmik in quanto tale potrà ridursi in maniera sostanziale, del 70% e forse anche di più.
E poi si procederà quindi alla terza fase che riguarda logistica, amministrazione, servizi, sicurezza eccetera. Tutto questo visto che sotto l'Unmik opereranno a questo punto due organizzazioni: da una parte l'Osce, come vero e proprio pillar, un'Osce idealmente ristrutturata anche per svolgere una funzione più operativa sul territorio, e d'altro lato Eulex, che avrà comunque un umbrella arrangement e che si occuperà del settore dello stato di diritto.
Tutto questo sviluppo poltico amministrativo ha fatto si che dividere di fatto il Kosovo sotto una mappa voluta da belgrado sin dall’inzio e le dichiarazioni del Presdiente Tadic non fanno altro che confermare questa volonta Serba che noi tramite questo programa di Radio radicale abbiamo denunciato sin dall’inizio. Come si vede chiaramente la responsabilita oltre alle autorita Albanesi di Prishtina, si concentra alla responsabilta Internazionale. Dunque Usa ed UE quale dovrano fare i conti con i progetti voluti da Belgrado e sponsorizatti dalla Mosca quali potranno precipitare su tutta la regione Balcanica in una situazione fragile.

Intanto, le autorità kosovare, anche in vista del voto dell'Assemblea Generale dell'ONU sulla proposta di risoluzione presentata dalla Serbia per far pronunciare la Corte Internazionale di Giustizia sulla legalità della dichiarazione unilaterale di indipendenza, hanno avviato diverse iniziative diplomatiche, nell'intento di trovare nuovi sostegni internazionali, in particolare verso Oriente.

Il ministro degli Esteri kosovaro Skënder Hyseni il 10 di settembre era in visita ufficiale in Arabia Saudita e lo scopo principale della visita era a cercare appunto di convincere gli stati membri dell’Organizzazione della Conferenza Islamica. Proprio nella sede centrale a Jeddah, si e’ stato svolto l’annuale riunione dell’Organizzazione della Conferenza Islamica, la quale, tramite una delegazione permanente nell’ONU, riunisce i rappresentanti di 57 Paesi. Tutto questo e’ avvenuto mentre si sa che solo quattro di questi Stati membri hanno riconosciuto il nuovo Stato balcanico, cioè l'Albania (che tra l’altro si e’ ritirata dall’Organizzazione), la Turchia, l'Afghanistan e la Malesia.
Nella stessa annuale riunione dell’Organizzazione della Conferenza Islamica alla inizitiva della Turchia che ha cercato di far includere la questione del Kosovo nel documento finale della riunione, la maggioranza degli Stati membri si è mossa in direzione opposta, concedendo solo un formale appoggio al popolo kosovaro. Questa situazione noi potra nascondere il risentimento di vari Paesi musulmani nei confronti del Kosovo, quale proverbiale oramai per il suo orientamento occidentale e filo-americano, anche se il 90% della popolazione kosovara appartiene alla fede islamica.
Di certo che sul Kosovo ci sono vari interessi geopolitici in gioco e noi dobbiamo informare che nella Conferennza Islamica la grande Russia e’ membro osservatore da molti anni e ha sviluppato un lavoro serio a favore della Serbia Ortoddossa e questa situazione dimostra quanto dovrebbe essere importante il caso Kosovo per Europa stessa.

Pubblicato il 6/10/2008 alle 16.14 nella rubrica Radio Tirana.

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