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KOSOVO: IL PRESIDENTE SERBO RIACCENDE IL TEMA DELLA SPARTIZIONE

Quella che segue è una parte della corrispondenza di Marina Sikora andata onda nella puntata di sabato 4 ottobre di Passaggio a Sud Est, il settimanale di Radio Radicale dedicato alla situazione politica dell'Europa sud orientale.

Nell’incognita di quello che sara’ l’esito dell’iniziativa della Serbia alla 63esima Assemblea Generale dell’Onu che chiede di adire alla Corte Internazionale di Giustizia in merito alla dichiarazione unilaterale dell’indipendenza del Kosovo e che dovrebbe essere all’ordine del giorno settimana prossima, nascono nuove polemiche con la riattualizzazione dell’ipotesi di una spartizione del Kosovo. A tirare fuori l’argomento e’ stato il presidente Boris Tadic in una intervista alla Radiotelevisione serba Rts. Per precisare, Tadic si e’ detto convinto che ci sono ancora spazi negoziali per superare l’autoproclamata indipendenza di Pristina poiche’ la Serbia non rinuncia alla rivendicazione della propria sovranita’ sul Kosovo. La spartizione del Kosovo non e’ all’ordine del giorno poiche’ Belgrado vuole continuare a cercare una soluzione nel quadro della massima autonomia del Kosovo all’interno della Serbia. Ma se verranno esaurite tutte le opiziono, che non sono poche, Tadic ha detto di essere "pronto a considerare anche questa opzione". Il presidente della Serbia ha aggiunto che nell’ambito del processo di soluzione dello status del Kosovo "tutte le iniziative sono legittime" e tutto e’ meglio della situazione in cui una parte ha perso tutto.

Dopo molte polemiche che hanno suscitato subito queste dichiarazioni, il presidente Tadic si e’ rivolto pubblicamente con precisazioni che le sue parole non singificano in nessun momento una proposta della divisione del Kosovo. Cogliendo l’occasione, Tadic ha ripetuto le gia’ note posizioni della politica di Belgrado sul Kosovo indicando che sulla divisione del Kosovo si potrebbe pensare solo se tutte le altre possibilita’ sarebbero esaurite. Questa, in qualche modo "marcia indietro" o ammorbidimento di quanto dichiarato il giorno precedente e’ stata accompagnata da altre polemiche e speculazioni sulla stampa. Cosi’ il quotidiano ‘Danas’, con riferimento a fonti innuficiali, informa che nonostante Tadic avesse annunciato la spartizione come l’ultima delle ipotesi, nei circoli diplomatici si ipotizza che negoziati segreti sarebbero gia’ in corso e che le autorita’ serbe hanno iniziato con le attivita’ per una preparazione mediatica dei cittadini alle prossime mosse di Belgrado.

Gli albanesi e i serbi del Kosovo, almeno per quanto riguarda le dichiarazioni dei loro rappresentanti, sono contrari alla spartizione anche se essa de facto gia’ esiste poiche’ la parte settentrionale del Paese, oltre il fiume Ibar, in cui la popolazione serba rappresenta la maggioranza, non riconosce le autorita’ di Pristina e continua a boicottare le istituzioni kosovare. La recentissima dichiarazione del presidente Tadic ha solo aumentato le tensioni. L’ex generale dell’esercito jugoslavo Ramadan Cehaja, fondatore dell’accademia del Korpo di protezione del Kosovo e commentatore militare ritiene che il Kosovo, de facto, sia gia’ diviso e che la sua parte settentrionale e’ di fatto separata e opera secondo le indicazioni di Belgrado. "I servizi di sicurezza della Serbia, sia civili che militari, fanno il loro lavoro manipolando con il popolo" precisa Ramadan Cehaja. Sempre secondo questo esperto militare, al nord del Kosovo non c’e’ altra scelta che collaborare con la KFOR, l’Eulex e la polizia kosovara mentre le strutture parallele dovrebbero ritirarsi. I rappresentanti politici dei serbi in Kosovo valutano che una possibilita’ della spartizione del Kosovo sarebbe un cattivo messaggio per i serbi nella regione e che questa ipotesi e’ contro la loro volonta’. Rada Trajkovic, vicepresidente del Consiglio nazionale serbo ritiene che la divisione del Kosovo "legalizzerebbe la pulizia etnica e chiuderebbe la pagina sul destino dei serbi sequestrati e scomparsi. Anche il ministro serbo per il Kosovo, Goran Bogdanovic afferma che sarebbe difficile effettuare la divisione del Kosovo "senza nuove fratture". Forse si tratta di una opzione migliore rispetto all’indipendenza, ha detto Bogdanovic ma ha anche precisato che la questione non e’ stata tema di dibattito alle riunioni del Governo. "L’iniziativa sulla spartizione sicuramente non sara’ promossa da parte nostra. Noi vogliamo stabilire le relazioni con gli albanesi conformemente alle norme di civilta’. E’ chiaro che non accetteremo mai l’indipendenza della regione" ha detto il ministro per il Kosovo, Bogdanovic.

Quanto all'inziativa della Serbia all'Assemblea Generale dell'Onu, l'8 ottobre si votera' sulla risoluzione serba che sollecita la Corte Internazionale di Giustizia di esprimere un giudizio sulla legalita' dell'autoproclamata indipendenza del Kosovo. A tal proposito, il capo della diplomazia serba, Vuk Jeremic ha dichiarato per l’emitente B92 di aspettrsi che la decisione della Corte sara’ a favore della Serbia vale a dire che l’indipendenza del Kosovo sara’ giudicata come una violazione del diritto internazionale e che di seguito ad una tale decisione molti stati ritireranno il loro riconoscimento dell’indipendenza di Pristina. A proposito di questi molti Stati, Jeremic ha fatto solo l’esempio del Costarica affermando che i rappresentanti di questo paese gli hanno confermato il loro voto a favore della risoluzione serba e che nel caso della decisione positiva della Corte, saranno pronti a ritirare il riconoscimento dell’indipendenza. "Se la Corte prendera’ questa decisione, allora il Kosovo non potra’ diventare membro di nessuna organizzazione internazionale", ha detto Jeremic. "Gli albanesi del Kosovo dovranno quindi decidere se vogliono per sempre rimanere un territorio indefinito oppure torneranno al tavolo di negoziati con la Serbia per raggiungere una soluzione negoziale", ha ribadito Jeremic come ospite della trasmissione ‘Poligraf’ della televisione B92.

Pubblicato il 6/10/2008 alle 16.20 nella rubrica Balkan Express.

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