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L'UNIONE EUROPEA E I BALCANI

Mercoledì 5 novembre la Commissione Europea ha presentato il rapporto annuale sui Paesi che a vario titolo sono in lista d'attesa per l'adesione all'UE. Il 2009, ha detto il commissario all'Allargamento, Olli Rehn, sarà l'anno dei Balcani. Dichiarazione forse un po' ottimistica ma non priva di fondamento. Il problema è vedere se i Balcani saranno pronti, ma anche se l'Europa riuscirà a superare lo scoglio della crisi politico-istituzionale determinata dalla bocciatura irlandese del Trattato di Lisbona. Qui di seguito il testo della corrispondenza di Marina Sikora per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda ieri sera (sabato 8 novembre) a Radio Radicale risporta le reazioni ed i commenti alle "pagelle" da parte di alcuni Paesi dei Balcani ma anche altre questioni che coinvolgono le relazioni tra l'UE e l'area balcanica.

Croazia: il 2009 una data fattibile per concludere i negoziati con l'UE
La Croazia potrebbe concludere i colloqui per entrare nell'Unione europea il prossimo anno se accelerasse i preparativi per questo obiettivo. Nel suo rapporto annuale sull'allargamento, la Commissione europea ritiene che "potrebbe essere possibile raggiungere la fase finale dei negoziati per l'ingresso nell'Ue della Croazia entro la fine del 2009, sempre che il Paese ottemperi a tutte le condizioni necessarie". Con questa considerazione, la Commissione “propone un percorso indicativo per concludere i negoziati tecnici entro la fine del 2009” si legge nella strategia sull’allargamento che mercoledi’ e’ stata presentata dal commissario all’allargamento Olli Rehn. E’ un incorraggiamento per la Croazia, ma non un assegno bianco, ha detto Rehn precisando che il calendario indicativo potrebbe essere rivisto a secondo del progresso che la Croazia riuscira’ a raggiungere. “La palla e’ ora nel campo della Croazia”, ha detto il commissario europeo. Questa e’ la prima volta che la Commissione menziona una scadenza per la conclusione delle negoziazioni di adesione con la Croazia. Il commissario Rehn ha spiegato inoltre che in base alla lezione imparata dal precedente giro di allargamento, la Commissione ha decisio di non indicare nessuna data per l’adesione prima che i negoziati non entrino nella fase finale e ha sottolineato che Zagabria dovra’ lavorare sodo sugli obbiettivi piu’ difficili, in particolare quelli che riguardano la riforma del sistema giudiziario e dei cantieri navali. I recenti eventi tragici in Croazia hanno messo in primo piano la serieta’ della sfida con cui il Paese deve fare i conti e che sono la lotta contro la corruzione e il crimine organizzato. Quanto al veto sloveno per l’apertura di quattro capitoli nel processo negoziale a causa del fatto che Ljubljana con Zagabria ha un conto in sospeso sui confini, Olli Rehn ha precisato che le questioni bilaterali devono essere risolte tra Slovenia e Croazia e non fanno parte delle negoziazioni di adesione. Alla domanda se i problemi con la ratifica del Trattato di Lisbona possono essere utlizzati come un pretesto per rallentare il processo di adesione, il commissario all’allargamento ha detto di sperare che questo non sara’ il caso. “La ratifica del Trattato di Lisbona e l’adesione della Croazia sono due processi paralleli. Credo che la questione intorno al Trattato di Lisbona sara’ risolta prima che la Croazia sara’ pronta per l’adesione all’Ue in quanto 28esimo stato” ha detto Olli Rehn.
La Commissione europea propone inoltre al Consiglio di istituire un gruppo di lavoro ad-hoc per elaborare un disegno dell’Accordo di adesione con la Croazia. Questo gruppo potrebbe lavorare parallelamente ai negoziati e quindi iniziare il lavoro ai primi del 2009, si legge nel documento. Sempre se la Croazia continuera’ a progredire nei preparativi per l’adesione, la Commissione annuncia la presentazione, a meta’ dell’anno prossimo, di una proposta di pacchetto finanziario per la sua adesione. Il relatore al PE per la Croazia, Hannes Swoboda si e' detto soddisfatto perche' la Commissione ha menzionato il 2009 come un anno possibile per la conclusione dei negoziati con la Croazia. Secondo Swoboda, il rapporto e' equilibrato e adesso bisognerebbe fare il tutto possibile - la Commissione europea e la Croazia nonche' i paesi confinanti quale la Slovania - affinche' i negoziati siano davvero conclusi entro la fine del prossimo anno. Il capo della delegazione della Commissione europea in Croazia, Vincent Degert ha valutato che il percorso indicativo per la conclusione delle negoziazioni con la Croazia sia fattibile ed ha sottolineato che la Commissione offrira' pieno sostegno tecnico e finanziario ma che osservera' con attenzione l'andamento del processo.

Croazia: il "caso Pukanic" e la lunga mano della mafia balcanica
Il rapporto annuale sulla Croazia, ha messo inevitabilmentne in primo piano la gravita’ della questione del crimine organizzato. Dopo che gli omicidi di stampo mafioso a Zagabria hanno scosso la Croazia come un vero terremoto, sono iniziate le attivita’ di una intensa lotta contro la mafia. Al suo centro, la caccia al assassino, ma piu’ ancora ai mandanti dell’omicidio di uno dei piu’ controversi giornalisti croati, Ivo Pukanic, direttore del settimanale ‘Nacional’. Come abbiamo riportato nella ultima trasmissione ‘Passaggio a sudest’, due settimane fa, nel pieno centro di Zagabria, davanti alla sede di ‘Nacional’, Ivo Pukanic e Niko Franjic, direttore di marketing della stessa testata sono stati uccisi dall’espolosione di un’auto bomba. La vicenda scioccante e’ stata preceduta, a distanza di pochi giorni, da un altro omicidio, sempre nel pieno centro della capitale croata, di una giovane avocatessa, Ivana Hodak, figlia dell’ex vicepremier del governo croato Ljerka Mintas Hodak e di Zvonimir Hodak, difensore del generale Vladimir Zagorec, arrestato dalle autorita’ croate sotto accusa di abuso di ufficio e di furto di diamanti per un valore di cinque milioni di dollari che gli erano stati consegnati come garanzia per gli affari di armamenti.
Dal momento dell’assassinio dei due giornalisti, Zagabria e’ sorvegliata da un rilevante numero di poliziotti, gli arresti sono pratica quotidiana, numerose le perquisizioni di auto e abitazioni mentre posti di blocco sono stati disposti sull’autostrada che porta in Serbia. Il fatto intrascurabile nella vicenda e’ che Pukanic era considerato vicino al crimine organizzato e ai servizi segreti deviati, in amicizia con pezzi grossi della criminalita’ ma anche con politici di piu’ alto livello, perfino molto amico del presidente croato Stjepan Mesic.
Subito dopo l’omicidio della giovane Ivana Hodak, il premier Sanader aveva sostituito i ministri degli Interni e della Giustizia nonche’ il capo della polizia con esperti che sono stati subito proclamati ministri anti-mafia. L’uccisione di Pukanic e’ pero’ la prova che la mano lunga della mafia si sta facendo strada seriamente. Ora un passo in avanti nelle indagini sull’attentato, grazie anche alla collaborazione della polizia croata con quella della Republica Srpska e della Serbia, e’ stato l’arresto di 10 persone che conduce gli inquirenti sulle tracce dei possibli mandanti dell’omicidio. Otto, tra gli arrestati sono cittadini croati, tutti gia’ noti alla polizia per precedenti crimini di carattere mafioso e due serbi. Tra i possibli sospetti c’e’ il serbo Sreten Jocic, detto Joca Amsterdam, considerato il capo mafia piu’ pericoloso coinvolto nel traffico di droga nei Balcani. Il neo ministro degli interni, Tomislav Karamarko, in una dichiarazione alla Tv croata ha detto che le forze dell'ordine ''sono sulle tracce dei colpevoli''.
Rimane l’incognita se le due recenti vicende tragiche, l’uccisone della giovane avocatessa e del giornalista Pukanic sono collegate e se fanno parte di una larga catena della criminalita’ balcanica. L’assassinato giornalista Ivo Pukanic era al corrente anche dei retroscena dell’omicidio di Ivana Hodak. Il tutto lascia immaginare che Pukanic poteva essere considerato un testimone importante dell’inchiesta sulla mafia dei Balcani.

Serbia: “L’Europa ingiusta con i condizionamenti”
La Serbia, nel migliore dei casi, potrebbe ottenere lo status di candidato per l’adesione all’Ue nel 2009, e’ la valutazione che a nome della Commissione europea ha espresso il commissario all’allargamento Olli Rehn. A tal proposito sara’ molto importante il giudizio sulla collaborazione di Belgrado con il Tpi che il procuratore generale Serge Bramertz presentera’ a dicembre al Consiglio di Sicurezza dell’Onu e che rappresenta la condizione indispensabile per scongelare l’Accordo di stabilizzazione e associazione firmato tra l’Ue e la Serbia. Nel rapporto annuale della Commissione sull’avanzamento della Serbia verso le integrazioni europee, si legge, tra l’altro, che la Serbia deve dimostrare un “progresso palpabile” nelle riforme sullo stato di diritto e quelle economiche. Queste conclusioni pero’ non hanno per niente soddisfatto Belgrado. Il ministro degli esteri Vuk Jeremic ha reagito affermando che la Serbia nel processo dell’integrazione europea non ha lo stesso trattamento come gli altri paesi. Jeremic ritiene che l’Ue ha gia’ condizionato abbastanza la Serbia e che sia arrivato il tempo di smettere con questa prassi. Il capo della diplomazia serba si aspetta che alla Serbia sia acconsentito di scongelare entro la fine dell’anno l’Accordo commerciale transitorio e che il prossimo anno la Serbia si trovi sulla “lista bianca Shengen” e ottenga lo status di candidato all’adesione. “Prima la condizione e’ stata quella di dimostrare la piena collaborazione con il Tribunale internazionale per l’ex Jugoslavia. Di recente la piena collaborazione con il Tribunale dell’Aja significa estradare Ratko Mladic anche se non ci sono prove concrete che lui si nasconda in Serbia” afferma Jeremic aggiungendo che dopo la grandissima pressione sui paesi vicini di riconoscere l’indipendenza del Kosovo (un riferimento a Montenegro e Macedonia) si aspetta che la Serbia si comporti come se nulla fosse accaduto. Infine, protesta Jeremic, “adesso ci sono perfino quelli che stanno insinuando che una delle condizioni per ottenere lo status di candidato all’adesione dovrebbe essere il riconoscimento del Kosovo da parte della Serbia”. “E arrivato il tempo per dire: ora basta” ritiene i ministro degli esteri serbo. Sulla questione del dispiegamento della missione europea in Kosovo, il tono di Jeremic e’ stato molto piu’ calmo e ha spiegato che si e’ vicinissimi al raggiungimento di un accordo che potrebbe essere confermato al Consiglio di Sicurezza. In caso contrario, ha avvertito Jeremic, potrebbero esserci problemi seri sul terreno.

Missione Eulex: raggiunto l’accordo con la Serbia?
Il responsabile del Dipartimento per l'Allargamento dell'UE per i Balcani occidentali, Pierre Mirel, partecipando alla conferenza internazionale tenutasi questa settimana a Belgrado sul tema “La Serbia e l’Unione europea”, ha affermato che e’ intenzione dell'Ue raggiungere un accordo con la Serbia sul dislocamento dell'Eulex nel Kosovo. Nel suo intervento ha precisato che l'Eulex non e’ una condizione per l'adesione all'Unione europea della Serbia, non essendo mai stata considerata come clausola per la ratifica dell'Accordo di Stabilizzazione e Associazione (ASA). L'Ue chiede solo la cooperazione con il Tribunale dell'Aia e l'implementazione delle riforme in conformita’ alle richieste europee. Ha spiegato inoltre che nell'ultimo rapporto sul Kosovo e’ stata fortemente criticata la magistratura con la valutazione che la situazione del sistema giudiziario e dello Stato di diritto e’ in pessime condizioni. Questo e’ il motivo per cui una missione di carattere giudiziario e’ molto importante per il Kosovo e per la tutela dei diritti delle minoranze, ha detto Mirel. Si e’ detto inoltre convinto che, entro il 2009, la Serbia otterra’ lo status di candidato dell'Ue e sara’ inserita nella lista bianca di Schengen.
Secondo le informazioni della radio e televisione serba B92 di ieri, venerdi’, il responsabile del Dipartimento per l’Allargamento dell’Ue per i Balcani occidentali, Pierre Mirel ha dichiarato a Bruxelles che “l’Ue ha accettato le condizioni di Belgrado sulla missione Eulex in Kosovo”, vale a dire che il dispiegamento della missione europea deve essere approvato dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu, deve avere uno status neutrale e non sara’ collegato con il piano Ahtisaari. Queste informazioni, secono la B92, giungono di seguito all’incontro a Bruxelles tra Mirel e il vicepremier serbo Bozidar Djelic.

Bosnia Erzegovina: UE preoccupata per il clima politico
Secondo il sistema di rotazione della presidenza tripartita della Bosnia Erzegovina, il rappresentante serbo della Republika Srpska, Nebojsa Radmanovic ha assunto giovedi’ 6 novembre, per la seconda volta in questo mandato, la carica di presidente di turno della Presidenza di Stato. Radmanovic sostituisce cosi’ l’uscente presidente bosgnacco Haris Silajdzic che per otto mesi aveva svolto questo incarico. I tre membri della Presidenza si alternano ogni otto mesi nell’arco di quattro anni del loro mandato. Secondo il nuovo presidente Radmanovic, la BiH dovrebbe diventare candidato all’adesione insieme agli altri paesi vicini poiche’, come ha valutato, il Paese non e’ molto indietro rispetto agli altri stati della regione. “Sarebbe un approcio del tutto sbagliato se la Serbia e il Montenegro diventassero candidati mentre la BiH vi rimanesse esclusa, considerando che la Macedonia e la Croazia sono gia’ candidati” ha affermato Radmanovic al quotidiano di Banja Luka “Nezavisne novine” e ha aggiunto che la BiH non puo’ adempiere certi obblighi verso l’Ue a causa degli attuali limiti costituzionali che bisogna risolvere nel miglior modo possibile senza pero’ dare la colpa a nessuno. Ma dai vertici dell’Ue arrivano ancora forti critiche nei confronti della leadership bosniaca. Il capo della diplomazia francese, Bernard Kouchner, a nome della presidenza dell’Unione, l’alto rappresentante Javier Solana e il commissario all’allargamento Olli Rehn hanno inviato una lettera alle autorita’ della BiH in cui esprimono la loro preoccupazione per il clima politico nel Paese. Piu’ precisamente, i rappresentanti europei si dicono preoccupati per la politica delle autorita’ bosniache a tutti i livelli, che si manifesta in intimidazioni e divisioni a danno dell’unita’ e del consenso indispensabile nel processo dell’integrazione europea. “Intraprendendo questa via, rischiate di allontanare la BiH dall’Ue. L’Unione vi ricorda della vostra responsabilita’ verso i cittadini della BiH le cui aspirazioni di associarsi all’Ue non potete non riconoscere” scrivono Kouchner, Solana e Rehn. Bisogna smettere con la retorica che contrasta la sovranita’ e l’integrita’ territoriale della BiH e l’esistenza della Republika Srpska, avvertono i vertici europei.
Una prova delle notevoli divergenze interne sono state le ormai consuete dure critiche, pronunciate in questi giorni dal presidente di turno uscente Haris Silajdzic contro la Republica Srpska, l’entita’ a maggioranza serba. Il membro bosgnacco della Presidenza tripartita si e’ detto contrario all’esistenza della Rs perche’ “questa entita’ viola l’Accordo di Dayton ed i diritti fondamentali umani ed internazionali”. Silajdzic afferma che il governo della Rs blocca l’attuazione delle riforme nel paese e ritiene che il Consiglio per l’attuazione della pace (PIC) dovrebbe “puntare il dito sulla leadership della Rs perche’ rifiuta la via europea”. Ha accusato inoltre la Rs perche’ continua ad ostacolare il ritorno dei profughi e la piena implementazione dell’Accordo di Dayton. Per queste ragioni Silajdzic e’ dell’opinione che non si dovrebbe in nessun modo chiudere l’Ufficio dell’Alto rappresentante della comunita’ internazionale per la BiH il quale, tra l’altro, dispone dei poteri di Bonn che gli permettono di destituire i funzionari dai loro incarichi. Quanto alle recenti critiche dei rappresentanti della comunita’ internazionale, Silajdzic ha detto che “non hanno il vero orientamento e mettono sullo stesso piano quelli che si impegnano affinche’ la BiH possa far parte dell’Ue e quelli che invece ne sono contrari”. In piu’, il rappresentante bosgnacco ha detto di aspettarsi che la nuova politica progressista americana possa garantire il rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale. Commentando queste affermazioni del presidente uscente Haris Silajdzic, l’ambasciatore americano a Banja Luka, Charles English ha detto che non ci possono essere cambiamenti della struttura interna della Bosnia Erzegovina senza il consenso nazionale e che non ci puo’ essere nessuna secessione dalla BiH. “Tutti quelli che parlano dell’Accordo di pace di Dayton devono assicurare la sua piena implementazione” ha detto il diplomatico americano.

Pubblicato il 9/11/2008 alle 14.26 nella rubrica Balkan Express.

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