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"RADIO TIRANA": NOTIZIE DA ALBANIA E MACEDONIA

Qui di seguito il testo della corrispondenza di Artur Nura andata in onda nella puntata di Passaggio a Sud Est trasmessa da Radio Radicale sabato 8 novembre.
La prima parte è dedicata alla situazione politica in Albania. Tra otto/nove mesi l'Albania andrà alle urne per elezioni generali che dovranno rinnovare il Parlamento e di conseguenza indicare il nuovo governo. In vista di quella scadenza il mondo politico albanese è già in fermento. Nel pieno di un duro scontro tra il premier Sali Berisha ed il procuratore generale Ina Rama, che rischia di trasformarsi in una crisi istituzionale piuttosto seria, le varie formazioni politiche hanno cominciato i contatti e i movimenti per studiare accordi e alleanze in vista della scadenza elettorale. Sullo sfondo la nuove legge elettorale frutto di un accordo tra il Partito democratico, che guida la coalizione di centro-destra al governo, e il Partito socialista, prima forza dell'opposizione, che se fosse approvata dal Parlamento penalizzerebbe fortemente le formazioni minori che si vedrebbero costrette a coalizzarsi o a confluire nei due partiti maggiori per non rischiare la sparizione.
La seconda parte, invece, è dedicata alla Macedonia e alla questione del nome della repubblica ex jugoslava. La Grecia si oppone in tutte le sedi internazionali all'uso del nome Macedonia, che corrisponde a quello della sua regione settentrionale, temendo pretese territoriali da parte di Skopje. Il documento approvato dal parlamento macedone chiede di fissare un limite di tempo entro il quale dovrà essere formulata una proposta unitaria delle forze politiche macedoni. Il parlamento di Skopje ha voluto far capire ai greci che le rivendicazioni culturali e storiche devono valere anche per i macedoni.

Dall'Albania
La scena politica albanese sta attraversando un momento particolare nella quale e’ successo che il premier Sali Berisha e il da poco nominato vice premier, Genc Pollo, dopo una separazione che è durata più di nove anni, hanno finalmente deciso di tornare uniti nel Partito democratico. Berisha e Pollo avevano rotto nel 1999, quando Pollo ha abbandonato il Partito Democratico per fondare un piccolo partito denominato Nuovo Partito Democratico dei Riformatori. Per anni, questi due partiti, con rispettivamente a capo Sali Berisha e Genc Pollo si sono combattuti tra di loro, e durante l'ultimo scontro , negli anni 2002-2004, Pollo ha cercato di fare coalizione con il Governo socialista di Fatos Nano, manifestando apertamente un allontanamento dagli interessi del centro destra. Ora il Nuovo Partito democratico dei Riformatori ha dovuto essere ricongiunto con il partito madre e di certo questo e’ dovuto alla nuova campagna per le prossime elezioni, che, secondo la riforma della legge elettorale, seguiranno un sistema proporzionale su base regionale.
Il sistema che era in vigore dava ampie possibilità ai piccoli partiti di conquistare seggi in Parlamento, questo sulla base del numero di voti ottenuti dal partito, seguendo il sistema maggioritario, pero con l’introduzione di regole che sacrificano notevolmente i piccoli partiti, molti movimenti politici tremano all'idea che un domani non avranno nessun deputato all’interno del Parlamento. In concreto, sono i Riformatori di Genc Pollo, che hanno messo da parte i contrasti del passato per allearsi con il Partito Democrativo di Sali Berisha, pero la situazione sembra lo stesso anche per i piccoli partiti della sinistra. Il Movimento Socialista per l'Integrazione (MSI), prima aveva cercato un accordo con il Partito Socialista (PS) di Edi Rama, pero alla fine sembra non essere d'accordo con i patti fatti tra il PS e i democratici del premier Berisha per scrivere la nuova legge elettorale che ha forzato questo partito a cercare altre alternative. Ricordiamo che il MSI è un movimento nato proprio dalla secessione dal Partito Socialista nel 2000, e dopo tanti conflitti e accuse reciproche di corruzione e complicità con le mafie locali si sono dovuti essere considerati oppositori al confronto l’uno dell'altro.
Molto di recente il Partito Socialista ha subito un altra rottura interna, tale che alcuni dei suoi membri a capo il deputato Petro Koci hanno deciso di uscire dalle sue strutture per creare un nuovo partito socialista chiamato PS91. Pero, il panorama ci dice che alla fine sembra che mentre la destra ha una maggiore tendenza a compattarsi per poter arrivare al potere, la sinistra tende sempre a dividersi. In effetti, nello schieramento di destra, solo il Partito democristiano, che e’ uscito dalla Coalizione del centro destra del Governo Berisha di recente, potrebbe allearsi con la possibile Coalizione dei piccoli partiti della sinistra quale sta per prendere forma dalla iniziativa del Movimento Socialista per Integrazione.
Questo dimostra che la scena politica albanese, continua ad essere ancora poco incerta e instabile, in quanto i suoi partiti non sanno cosa dovranno fare per sopravvivere politicamente ed ottenere la fiducia dell'elettorato. Secondo le ultime notizie i piccoli partiti parlamentari a capo il MSI hanno scritto al Presdiente della Repubblica, Bamir Topi, chiedendo di intervenire per non permettere che la legge elettorale proposta secondo gli interessi dei due partiti piu grandi venga approvato. Questo gruppo di partiti hanno dichiarato che in caso che il loro appello non trova l’ascolto della istituzione del Presidente della Repubblica ed i due partiti piu grandi, cioè il Partito democratico ed il Partito socialista, nove deputati loro decideranno di digiunare senza limiti di tempo proprio nell’aula del Parlamento il giorno in cui questa riforma elettorale sara’ approvata.

In Macedonia
Il Parlamento macedone ha approvato con 93 voti favorevoli un progetto di risoluzione per la controversia del nome costituzione irrisolta fra la ex repubblica jugoslava di Macedonia e la Grecia. Questa risoluzione chiede l'implementazione di una strategia da adottare appena possibile, chiedendo di fissare così un limite di tempo entro il quale dovrà essere formulata una proposta, che sia espressione di una posizione unica delle forze politiche macedoni. Tramite questa risoluzione i parlamentari macedoni hanno voluto far capire ad Atene che basandosi sulla tradizione, la cultura e la storia, anche loro dovranno tenere conto della loro cultura e storia nazionale e non ignorare questi elementi.
La risoluzione stabilisce che la strategia del governo macedone deve proteggere gli interessi degli organismi nazionali più importanti e dello Stato, tutelare l'integrità territoriale, la lingua, la storia e la cultura del popolo macedone, nonchè la minoranza macedone in Grecia la cui esistenza non e’ riconosciuta dalla Grecia. Secondo il nuovo Partito social-democratico della Macedonia che ha proposto il progetto di risoluzione, l’obiettivo essenziale sarebbe quello di rafforzare le attività diplomatiche all’interno del Paese e all’estero, affermando gli interessi vitali della Repubblica di Macedonia, nel rispetto dei trattati delle Nazioni Unite e del diritto internazionale.
Il premier Nikola Gruevski, nel corso della presentazione del progetto di risoluzione, facendo una retrospettiva della disputa fra Macedonia e Grecia e dando uno sguardo al confronto degli ultimi venti anni, ha dichiarato che il Parlamento deve contribuire a costruire una strategia di Stato, e non solo concentrarsi sull'identità. In effetti, secondo i mass media tutto ciò che Atene ha concesso è stata la possibilità di usare il nome costituzionale solo all'interno del Paese, mentre per ogni uso esterno si sarebbe usato il nome di "Repubblica della Macedonia del Nord", apportando poi un cambiamento ai passaporti e alla Costituzione macedone, senza tuttavia accettare la nazione e la lingua macedone.
Il Premier Gruevski ha dichiarato ai parlamentari macedoni che la Grecia mira ad accettare il solo compromesso che sia espressione delle sole proprie posizioni, per poi concedere l'adesione alla NATO, e l'inizio della negoziazione per l’ingresso nell'UE. Il Primo Ministro macedone ha sottolineato che resterà fermo sulla posizione della proposta finale per il nome, la quale, se verrà accettata da Atene si andrà al referendum per la verifica dinanzi ai cittadini macedoni.

Pubblicato il 10/11/2008 alle 18.54 nella rubrica Radio Tirana.

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