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NOTIZIE DA KOSOVO E ALBANIA

Il nulla di fatto all'Onu sul Kosovo, lo scontro parlamentare in Albania sulla riforma della legge elettorale e la situazione economica albanese con i dissidi tra governo e FMI sono i temi della corrispondenza di Artur Nura per la puntata del 15 novembre di Passaggio a Sud Est il settimanale di Radio Radicale dedicato alla situazione politica dell'Europa sud orientale. Qui di seguito il testo della corrispondenza.


KOSOVO: NULLA DI FATTO ALL'ONU SU UNMIK
Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha rinviato il dibattito sul Kosovo, e dunque sulla riconfigurazione della missione internazionale dell’UNMIK e il dispiegamento della missione Europea, Eulex. In effetti, all’ordine del giorno era stato inserito l’esame del rapporto presentato dal Segretario Generale, Ban Ki-Moon, che prevede una rimodulazione dei poteri delle missioni internazionali, e una parziale ripartizione delle competenze tra il Governo di Pristina e l’Eulex, in sostituzione della UNMIK. In particolare il Segretario Generale Ban Ki-Moon ha proposto una suddivisione delle competenze per le forze dell’ordine, le autorità doganali e il sistema giudiziario, materie che passeranno temporaneamente alla missione EULEX, sostituendo la UNMIK.
All’indomani dell’attesa riunione fino al giorno d’oggi, sono state intavolate delle lunghe trattative tra i rappresentanti dell'UE, degli Stati Uniti ed il Governo di Pristina, rappresentato da Fatmir Sejdiu e Hashim Thaci, secondo i quali questo e’ venuto dopo essere prima d’accordo con Belgrado e senza il loro consenso. Infatti sono visti diversi intensi giorni di discussione fra i leader kosovari e i rappresentanti della Comunità Internazionale, e Pristina rifiuta ancora i sei punti del progetto-accordo raggiunto tra ONU, UE e Belgrado per il dislocamento dell'EULEX, in quanto a suo parere il documento minaccia la sovranità e l'integrità costituzionale.
Tali dichiarazioni da parte di Sejdiu e Thaci arrivano dopo intensi colloqui con i rappresentanti internazionali nel Paese, anzitutto con i diplomatici occidentali accreditati in Kosovo e loro hanno fatto sapere che sono in favore del dialogo quale dovrebbe contribuire all'estensione della missione Eulex, nel rispetto del piano di Ahtisaari, della Costituzione del Kosovo e delle sue leggi. Sejdiu e Thaci hanno rilevato che il documento in sei punti proposto dalle Nazione Unite, non e' accettabile per il Kosovo visto che secondo loro nessuno ha il diritto di decidere per il Kosovo oltre le responsabili istituzioni nazionali.
Il capo della diplomazia dell'Ue, Javier Solana, aveva dichiarato che sperava che il negoziato tra serbi, kosovari e l'Onu sul dispiegamento della missione europea di polizia in Kosovo (denominata Eulex) sfoci in un accordo. "Noi continuiamo a negoziare e spero che prima della fine della settimana saremo pronti per avviare la missione", ha dichiarato Solana al termine della riunione dei ministri europei degli Affari esteri svoltasi a Bruxelles, pero la fine settimana in cui stiamo registrando non ha portato la notizia voluta da Lui. Questo poiche il Governo di Prishtina teme la conferma dello “status quo”, lungo e la fomalizzazione della divisione di fatto del Kosovo da parte degli Serbi e Belgrado! Per concludere dobbiamo affermare che se quanto detto succeda, cioe una spartizione del Kosovo di certo che “la fattura” la dovrebbe pagare non soltanto il Kosovo, ma forse tutti i Balcani cominciando dalla Macedonia e Bosnia.

ALBANIA: SCIOPERO DELLA FAME CONTRO LA RIFORMA ELETTORALE
Come abbiamo informato anche prima nelle scorse corrispodenze uno sciopero della fame si sta sviluppando nell'aula del Parlamento da dieci deputati Albanesi, di due formazioni politiche albanesi di destra e sinistra qualli protestano contro la riforma elettorale che esclude la presenza dei loro rappresentanti dalle Commissioni elettorali. ''Noi non ci muoviamo da qui, fino a che questa situazione non cambiera'', ha affermato per i mass media l'ex premier Ilir Meta, attualmente a capo del Movimento socialista per l'Integrazione quale e’ la seconda formazione della sinistra albanese schierata all'opposizione. Alcune centinaia di suoi sostenitori si sono riuniti di fronte alla sede del Parlamento in modo giornagliero per sostenere i deputati e allo sciopero hanno aderito anche i democristiani, fino a pochi mesi fa membri della coalizione di governo di destra: ''E' un attentato alla democrazia ed al voto libero'', ha dichiarato Nard Ndoka, presidente del partito ed ex ministro di Berisha, ora schierato apertamente contro il premier in carica.
Secondo i deputati in sciopero, il consenso fra i democratici del premier Berisha ed i socialisti guidati dall'attuale sindaco di Tirana Edi Rama, e' frutto di mercanzie politiche e compromessi pericolosi per il futuro della democrazia. In effetti, il disegno della riforma elettorale redatto dalle due piu' grandi formazioni, lascia praticamente i partiti piccoli fuori da tutto il processo di amministrazione del voto. Ma, mentre il nuovo sistema elettorale, il proporzionale regionale, approvato nei mesi scorsi, sempre con l'avallo di democratici e socialisti, potrebbe creare in Albania una forma di bipolarismo qualle potrebbe escludere dalla scena politica gran parte delle piccole formazioni politiche. Principalmente questi deputati si ribellano contro la nuova normativa del Codice Elettorale anche poiche limita la possibilità di registrare i partiti non parlamentari, e così la lista dei suoi candidati, richiedendo alla presentazione presso la KQZ delle firme di 10 mila elettori, raccolte su tutto il territorio nazionale.
Il Presidente del Parlamento ha indetto la riunione della Conferenza dei Capi dei Gruppi Parlamentari ed ha chiesto loro di continuare la riforma, dando l’ordine di spostare gli 11 deputati riuniti al centro all’Aula del Parlamento. In effetti e la Commissione degli Esperti per la Reforma Ellettorale ha aprovato formalmente il Codice secondo le richieste dei due partiti grandi e la Conferenza dei capi dei gruppi Parlamentari ha deciso infine a chiedere ai 10 deputati di farsi carico della propria responsabilità politica. Resta il fatto, però, che i 10 deputati non hanno voluto d’uscire dall’Aula in cui hanno scelto di attuare la propria protesta e loro stanno per il settimo giorno continuando a diggiuniare in aula del Parlamento.
Il Presidente del Parlamento, Jozefina Topalli, ha dovuto visitarle e chiedere dalle autorita sanitari di essere piu attenti al confronto loro dando cosi speranza all’aprire del dialogo. Pero il Premier Sali Berisha ha chichiarato che sa rappresentate della maggioranza governativa il suo primo interlocutore dell’opposizione sarebbe Edi Rama ed il suo partito Socialista quale ancora non si e’ pronunciato in prima persona. Secondo Ilir Meta, capo del Movimento Socialista per l'Integrazione nonchè uno degli iniziatori dello sciopero, questo sacrificio è un dovere eccezionale per la difesa del voto libero. Pero alla fine dei conti non si sa ancora quando questo gruppo di deputati "ribelli" deciderà di interrompere la protesta per continuare i lavori del Parlamento, e dunque se l’aula sarà sgomberato fino alla prossima settimana in cui il Codice Elettorale dovra essere formalmente approvato dagli altri deputati Albanesi...

SITUAZIONE ECONOMICA: DIFFICILI RAPPORTI TRA GOVERNO E FMI
A parlare della situazione economica dell’Albania dobbiamo affermare che secondo gli esperti del campo la modifica delle previsioni di crescita dell’economia albanese e l’accesso ai canali di credito per gli investimenti all’interno del Paese, si sono stati gli elementi chiave di un dibattito tra la rappresentanza del Fondo Monetario Internazionale (FMI) in Albania e il Ministro delle Finanze, Ridvan Bode. In effetti, i rapporti fra il Governo Albanese e il Fondo Monetario si sono stati di recente tesi e non accennano a retrocedere e questo succede a solo tre mesi dalla scadenza dell’ulitmo mandato della missione internazionale finanziaria in Albania.
L’aumento dei salari e delle pensioni, il peggioramento del deficito di bilancio e delle entrate erariali nel corso del 2008 sono divenute le questioni più dibattute all’interno del Governo, pero alla fine sembra che le parti hanno raggiunto un certo accordo.  Il Consiglio dei Ministri da tempo afferma che la situazione economica non è così pessimistica e che prospetta una crescita economica almeno pari al 10%, ma secondo l’Istituto Nazionale delle Statistiche, Albania prospetta soltanto una crescita di 6%. In piu secondo FMI in Albania gli effetti della crisi globale potranno sentirsi in Albania nella riduzione del livello delle esportazioni, delle rimesse dall’estero e sui trasferimenti dei pagamenti, ma anche sui capitali investiti nella misura in cui gli investitori potranno rivalutare il rischio economico.
Il FMI ha consigliato che il Governo in tale situazione dovrebbe prendere delle decisioni che vadano a rinforzare le fondamenta economiche, nonché tramite politiche fiscali più restrittive, mantenendo elevata una ripartizione delle risorse all’interno dei settori maggiormente strategici per il Paese. Il Governo, tuttavia, non intende accettare in alcun modo tale previsione, e rilancia con uno studio del Ministero delle Finanze che stima una crescita economica per il 2009 pari al 6,3%, e negli anni successivi di oltre il 7%. Il Ministero delle Finanze spiega inoltre che il rapporto prende in considerazione tutte le conseguenze che possono eventualmente derivare dalla crisi finanziaria, prevedendo un fondo di 15 miliardi di lek, oltre ad altri 6 miliardi di lek per gli investimenti.
In tale caso occorre inoltre affermare che il 2008 è l'ultimo anno di permanenza del FMI in Albania e dopo il gennaio 2009, le parti dovranno rivedere le condizioni dell'accordo, mentre si dovrà decidere se continuare o meno un rapporto di collaborazione. "L’Albania è membro del FMI da oltre 15 anni, e il Governo albanese continuerà la collaborazione con questa istituzione grazie ad un accordo adeguato al futuro" ha dichiarato il Ministro Bode.

Pubblicato il 17/11/2008 alle 16.19 nella rubrica Radio Tirana.

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