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IL NUOVO GOVERNO SLOVENO E I TIMORI UE PER LA BOSNIA

Qui di seguito il testo della corrispondenza di Marina Sikora per la puntata del 15 novembre di Passaggio a Sud Est, il settimanale di Radio Radicale sulla realtà politica dell'Europa sud orientale.


SLOVENIA: LA PRIMA VOLTA DEI SOCIALDEMOCRATICI AL GOVERNO
Dope la vittoria della coalizione di centro-sinistra guidata dai socialdemocratici di Borut Pahor, alle elezioni politiche svoltesi lo scorso 21 settembre, i quattro partiti vincitori hanno raggiunto settimana scorsa l’accordo per la formazione di un nuovo governo. Il Parlamento sloveno, nella seduta del 7 novembre ha votato la fiducia al nuovo premier Borut Pahor, leader socialdemocratico che martedi’ sera, dopo il coordinamento con i presidentI degli altri tre partiti della futura coalizione ha presentato la sua squadra di ministri. Verso la fine della settimana prossima sul governo nel suo insieme si pronuncIera’ il parlamento (Drzavni zbor) dopodiche’ il nuovo esecutivo del premier Pahor sara’ operativo.
Come spiegato dal nuovo premier, dopo un lungo ed esausto lavoro, la decisione sulla sua squadra di ministri e’ stata una scelta “dei migliori tra i migliori”. Nel nuovo governo di centro-sinistra ci dovrebbero essere cinque donne e sette ministri indipendenti che non appartengono all’attuale coalizione dei quattro partiti. A quanto sembra, per l’opinione pubblica slovena non ci sono grandi sorprese e le reazioni sono al momento positive. L’opinione generale e’ che questo tipo di composizione del governo, in cui ci sono diversi esperti politicamente indipendenti, potrebbe aiutare la Slovenia nel momento in cui giustamente si e’ preoccupati di una ulteriore escalation della crisi economica e finanziaria. Il nuovo esecutivo, oltre al premier avra' 19 membri, uno in piu’ rispetto al precedente, che e’ il ministro per la diaspora.
Il ministero degli esteri, Pahor ha affidato all’ex ambasciatore a Washington, Samuel Zbogar. Il ministro delle finanze sara’ l’esperto di macroeconimia France Krizani (socialdemocratico). All’economia Pahor ha proposto Matej Lahovnik del partito Zares, gia’ ministro dell’economia in uno dei governi di Janez Drnovsek. Il ministro per lo sviluppo sara’ l’ex ministro delle finanze nei governi di Drnovsek ed ex governatore della Banca centrale, Mitja Gaspari. Alla presidente dei liberaldemocratici, Katarina Kresal sara’ affidato il ministero degli interni, e un’altra donna, Ljubica Jelusic sara’ alla difesa. Al leader del Partito dei pensionati Desus spettera’ il ministero dell’ambiente.
Quanto al voto di fiducia in parlamento, il neopremier ha ottenuto 59 voti a favore e 24 contro di un totale di 90 seggi del parlamento monocamerale di Ljubljana. 9 voti in piu’ dei 50 parlamentari che aderiscono alla sua coalzione quadripartita. Il compito del suo governo, ha dichiarato in aula Pahor, sara’ quello di sostenere con forza la parte sana dell’economia, in particolare gli esportatori, di trovare misure per sostenere i piu’ deboli e di condurre una politica per l’occupazione. Oltre ai socialdemocratici, fanno parte della coalizione di sinistra il Zares, il Partito dei pensionati Desus e il Partito liberaldemocratico. Raggiungere l’accordo delle quattro parti per il mandatario Pahor non e’ stato per niente un lavoro facile e le trattative sono durate a lungo, sia sui contenuti del programma avanzato dai socialdemocratici ed emendato dagli alleati, sia sulla spartizione dei dicasteri.
A creare maggiori problemi e’ stato il Partito dei pensionati – Desus o meglio il leader di questo partito, Karl Erjavec che tra l’altro non figura tra gli eletti in parlamento. C’e’ da sottolineare pero’ che Pahor avrebbe avuto la maggioranza anche senza i voti dei pensionati, poiche’ i due partiti di opposizione, popolari e Partito nazionale avevano annunciato che avrebbero appoggiato il nuovo premier. Gli unici a votare contro sono stati i democratici del premier uscente Janez Jansa, risentito per il fatto di non essere stato invitato ai colloqui sulla formazione del nuovo esecutivo. Ma il nuovo premier si presenta come l’uomo del dialogo, promettendo un governo di larghe intese. Infatti, nel suo discorso in Parlamento, aveva invitato i parlamentari dell'opposizione di ''superare insieme gli ostacoli futuri'' affinche’ la Slovenia possa ''raggiungere il piu' presto possibile i Paesi piu' sviluppati''.

LA BOSNIA ERZEGOVINA AL CENTRO DELL’ATTENZIONE EUROPEA
La Bosnia Erzegovina sembra tornare al centro dell’attenzione dell’Ue. Dopo che lo scorso giugno l’Ue ha ratificato l’Accordo di stabilizzazione e associazione con la BiH e dopo che nonostante le aspettative non e’ stato compiuto nessun passo soddisfacente riguardante gli obblighi del Paese nel processo di avvicinamento all’Unione, con la nuova strategia europea verso la BiH e dopo l’accordo che hanno raggiunto i tre leader politici della BiH sulle questioni chiave, si va verso un nuovo tentativo di forti sollecitazioni affinche’ siano trovate le migliori soluzioni per rimettere il paese sulla giusta via verso l’integrazione europea. Il Consiglio europeo ha sostenuto la nuova strategia dell’Ue verso la Bosnia Erzegovina che implica un maggiore impegno dell’Unione nel Paese e la transizione dell’attuale Ufficio dell’Alto rappresentante della comunita’ internazionale nell’ufficio del rappresentante speciale dell’Ue in BiH.
Il Consiglio europeo, nelle sue conclusioni sui Balcani occidentali sottolinea il sostegno all’Alto rappresentante per la BiH, Miroslav Lajcak nei suoi sforzi di garantire il rispetto dell’Accordo di Pace di Dayton e di promuovere le riforme. Allo stesso tempo, il Consiglio si e’ detto anche profondamente preoccupato per il recente sviluppo della situazione politica in BiH, in particolare per la retorica nazionalista e l’attuazione di decisioni unilaterali da parte di singoli funzionari della BiH che mettono in questione le competenze comuni e le basi del funzionamento dello Stato.
Con il sostegno dell’Ue e’ prevista nelle settimane prossime una forte campagna nelle istituzioni statali, organizzazioni non-governative e presso l’ opinione pubblica per stimolare le migliori soluzioni sulla via che dovrebbe condurre la BiH verso l’Ue e per garantire massimo sostegno a questo processo. L’intenzione e’ di rafforzare anche il ruolo del Parlamento e di altre istituzioni governative nell’attuazione delle riforme proeuropee. La mancanza di consenso sulle principali questioni esiste ancora, come avvertito da Pierre Mirel, direttore per i Balcani Occidentali presso la Direzione generale per l’allargamento della Commissione europea. Ma sia Mirel che l’Alto rappresentante Miroslav Lajcak sperano che l’accordo raggiunto tra i tre leader politici della BiH, sabato scorso, possa essere proprio la svolta necessaria.
Si tratta dell’accordo che si e’ detto anche ‘storico’ raggiunto tra i leader dei tre attualmente piu’ forti partiti politici in BiH: Milorad Dodik, leader dell’Unione dei socialdemocratici indipendenti (SNSD), il maggiore partito serbo della Rs, Dragan Covic, leader dell’HDZ BiH, il partito croato, e Sulejman Tihic, leader del Partito dell’azione democratica (SDA), principale partito bosgnacco. L’accordo dei tre e’ un accordo di base sulle modifiche dell’attuale Costituzione di Dayton della BiH. La riforma costituzionale dovrebbe riguardare anche le competenze dello Stato, il funzionamento delle istituzioni della BiH nonche’ l’organizzazione territoriale. Dodik, Covic e Tihic si sarebbero accordati anche sulle questioni divergenti quali la divisione immobiliare dello Stato, definizione dello status del distretto di Brcko con una particolare regolamentazione costituzionale e la proposta di censimento della popolazione nel 2011 a condizione che fino al 2014 i risultati del censimento del 1991 restino la base per la rappresentanza nazionale in tutte le istituzioni statali, di entita’, dei cantoni come anche quelle locali. E’ stato concordato anche che il Parlamento della BiH dovrebbe delibarare un programma di misure per aiutare il ritorno dei rifugiati e la rimanenza sostenibile, incluso l’aiuto a tutte le persone dislocate.
Ma a pochi giorni da questo accordo, denominato storico, dei tre partiti di maggioranza della BiH giungono forti contestazioni da parte dei leader di altri tre partiti che nonostante il loro insuccesso elettoarale alle recenti elezioni locali, fanno parte della maggioranza parlamentare a livello statale. Gli “esclusi” dai colloqui sulle qustioni chiave per il futuro della BiH, Mladen Ivanic, del Partito democratico (PDP), Haris Silajdzic, leader del Partito per la BiH e Bozo Ljubic dell’HDZ 1990 affermano che l’accordo dei tre partiti non avra’ un seguito nella Camera dei Rappresentanti del Parlamento della BiH. In effetti, Dodik, Covic e Tihic che mirano a cementare una posizione di rappresentanti leader dei tre popoli costituenti della BiH, serbi, croati e bosgnacchi, non hanno ancora una maggioranza in parlamento necessaria per l’attuazione delle riforme concordate.
Reazioni particolarmente negative arrivano dalle fila dell’HDZ 1990, l’altro partito croato e dalla formazione bosgnacca, Partito per la BiH di Haris Silajdzic. L’HDZ 1990 afferma che Tihic, Covic e Dodik cercano di avere il monopolio nel rappresentare ciascuno dei tre popoli mentre al rappresentante croato Covic, addossano in particolare la colpa di aver rinunciato al principio sulla riforma costituzionale che precedentemente era stata concordata con i rappresentanti di tutti i partiti politici croati. L’HDZ 1990 afferma che i croati si oppongono alla riforma della Costituzione attuale spingendo per soluzioni costituzionali nuove che acconsentirebbero l’istituzione di una terza entita’, quella croata piuttosto che cementare l’attuale divisione della BiH in due entita: quella a maggioranza serba e quella a maggioranza croato-musulmana.
Ma il piu’ aspro nelle contestazioni e’ il leader bosgnacco Haris Silajdzic. Per lui, l’accordo dei tre rappresentanti politici rappresenta il piu’ grave attacco all’integrita’ e alle competenze costituzionali della BiH, il rifiuto delle raccomandazioni e delle posizioni delle istituzioni europee sulle riforme costituzionali e un’umiliazione offensiva verso tutti, ma in particolare verso le vittime bosgnacche e croate della BiH. Silajdzic ha lanciato accuse contro cedimenti ai “ricatti di Dodik” mentre sulla proposta del censimento ha detto che rappresenta la “legalizzazione del genocidio e della pulizia etnica”.
L’Alto rappresentante per la BiH, Miroslav Lajcak ha salutato invece l’accordo dei tre leader politici affermando che “la comunita’ internazionale si aspetta approcci costruttivi dei politici locali alla soluzione dei problemi e che questa e’ la prova che un compromesso e’ possibile quando c’e’ la prontezza per un dialogo aperto”. L’accrodo che hanno raggiunto Sulejman Tihic, Dragan Covic e Milorad Dodik potrebbe risolvere le questioni chiave per il progresso di questo paese e accelerare il suo cammino europeo. Le soluzioni sulla questione costituzionale, immobili statali, censimento e distretto Brcko sono molto vicine alle proposte della comunita’ internazionale, ha detto Lajcak. Bruxelles e’ ora in attesa di un consenso di tutti i leader politici del Paese. Vedremo quanto queste aspettative sono veramente realistiche.

Pubblicato il 17/11/2008 alle 16.25 nella rubrica Balkan Express.

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