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KOSOVO: UNA DIVISIONE DI FATTO PRELUDE AL CAMBIAMENTO DEI CONFINI NEI BALCANI?

Mitrovica (Foto Afp)Qui di seguito il testo della corrispondenza di Artur Nura per lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda mercoledì 14 gennaio su Radio Radicale e dedicato alla situazione in Kosovo ed ai suoi possibili sviluppi dopo le recenti violenze avvenute nel nord del Paese tra la fine del 2008 ed i primi giorni del 2009.


Per parlare della situazione in Kosovo dopo gli ultimi incidenti capitati nella città di Mitrovica - controllata dai serbi del Kosovo e quindi da Belgrado più che da Prishtina o dalle autorita internazionali del Kosovo, dobbiamo dire che la complessità della situazione è confermata anche dal fatto che la Forza multinazionale di pace (la Kfor) ha fatto sapere di essere pronta a intervenire con misure anche molto ferme per prevenire nuove violenze nel nord del Kosovo.
''Gli autori di intemperanze nei confronti di persone o oggetti saranno individuati e puniti severamente. Noi non siamo nel Far West, dove regna la legge del piu' forte'', ha detto per i mass media il generale francese Michel Yakovleff, comandante del settore nord della Forza Kfor, che ha ringraziato per il buon lavoro svolto sia dlla polizia kosovara che dalla missione europea Eulex. Ma, appunto la neccessita’ di avere anche delle dichiarazioni dalle autorita militari internazionali fa capire che la situazione attuale e’ tesa e violenta, e fa comprendere che probabilmente la situazione potrebbe anche peggiorare secondo scenari violenti di tipo balcanico.

A portare all’opinione pubblica nazionale ed internazionale la posizione panalbanese al riguardo di tale situazione e’ stato proprio il presidente della Repubblica d’Albania, Bamir Topi, durante una visita di due giorni a Pristina, la prima dopo la dichiarazione di indipendenza dalla Serbia. In tutti gli incontri avuti in Kosovo come naturale Topi ha anche discusso i recenti incidenti nel nord di Mitrovica, ma anche il rispetto dei diritti degli albanesi della Valle di Presevo, Bujanovci e Medvegje in Serbia che hanno a che fare con Belgrado ma anche con Prishtina e Tirana. Dopo il primo incontro faccia-a-faccia con il Presidente del Kosovo Fatmir Sejdiu, in una conferenza stampa organizzata al termine della riunione a porte chiuse, il Presidente Topi ha sottolineato la grande importanza che i Balcani Occidentali non siano più un'arena di guerra interetniche. In piu come mai prima, con riferimento ai recenti incidenti nel Nord di Mitrovica, il Presidente albanese ha affermato che secondo lui gli incidenti che accadono nella regione settentrionale hanno un contesto di fondo ultranazionalista serbo.

Presidente Topi ha chiesto dalle autorita che sia fatta luce su tale eventi e faccendo riferimenti alla stessa Unione Europea, che ha chiesto un'immediata e attenta inchiesta su quanto accaduto, Topi ha detto che in tali situazioni, quel che si analizza maggiormente è l’origine scatenante, a chi ispira tali atti e per quale motivo, di certo insinuando per Belgrado. Topi, infatti si e’ rivolto in modo aperto al Governo di Belgrado chiedendo che sia prestata maggiore attenzione al rispetto dei diritti degli albanesi nella Valle di Presevo, Bujanovci e Medvegje dove la situazione degli ultimi giorni è divenuta molto critica, dopo l`arresto dei dieci membri dell' ex-Esercito di Liberazione del Kosovo da parte della polizia serba. Secondo il Presidente Albanese il lavoro delle Istituzioni kosovare nei confronti delle comunità delle minoranze, deve essere un esempio anche per la Serbia, in relazione ai rapporti con gli albanesi della Valle di Presevo, Bujanovci e Medvegje. Ma, come qualcuno temeva da molto tempo tale precipitazione della situazione spinge di pensare dello possibile sviluppo di antichi progetti che potrebbero avere come base le vechie alleanze sull'asse slavo-ortodossa tra Grecia e Serba.

Noi dobbiamo informare che appena il nuovo governo greco ha prestato giuramento davanti al Presidente della Repubblica, Karolos Papoulias, e dopo una visita di tre unita' della Marina militare russa, nel porto del Pireo in Grecia, che scortavano la portaerei ''Kuznetsov'', che ha preso parte a delle esercitazioni che si sono svolti a sud delle isole greche di Rodi e di Creta, il nuovo Ministro greco della Cultura, Andonis Samaras, ha dichiarato alla Tv pubblica Greca ERT, che la Macedonia non reggera’ a lungo come un soggetto indipendente. Per quanto riportata dai mass media il Ministro Samaras ha aggiunto alla Tv pubblica che la Grecia non dovrebbe temere di una Grande Albania, oppure di una grande Bulgaria, insinuando apertemente cosi una spartizione ipotetica dei territori della Macedonia secondo la mappa etnica albanese – macedone. Considerando tale dichiarazione molto strana, noi possiamo dire che fin ora pur avendo avuto molto spazio sui mass media della regione, nessuno dal governo di Atene ha smentito o almeno ha preso le distanze dal ministro della Cultura. In precedenza anche dalla Macedonia stessa erano arrivate simili dichiarazioni pubbliche da parte di un ex premier macedone che ora gode della cittadinanza bulgara.

Per quanto riguarda i territori albanesi dei Balcani io posso però informare che il tema della Grande Albania è diventata un argomento tabù. I politici di Tirana, di Pristina, di Skopje e altre città balcaniche in cui gli albanesi sono un componente molto importante, non si e’ accetato un tale progetto e loro non hanno mai smesso ad inviare messaggi rassicuranti di pace e stabilità nei Balcani e le piu recenti sono quelle che abbiamo appena menzionate citando il Presidente della Repubblica d’Albania, Bamir Topi. Ma tutto questa strategia construito decisamente con tanta attenzione potrebere cadere soltanto in caso della spartizione del Kosovo che, come si capisce facilmente, risulta operativa negli uffici diplomatici di Belgrado e, chi sa, forse anche di Atene. Come qualcuno temeva da sempre tale precipitazione possibile della situazione in Kosovo rischia di alimentare anche il nazionalismo albanese negli ambienti al margine del mondo politico e della vita pubblica di tutti i paesi in cui c’e’ una popolazione Albanese.

Secondo i mass media locali e regionali esiste gia una rete di una decina di ONG panalbanesi che cercano di convincere l'opinione pubblica e in particolar modo i giovani sul fatto che bisogna pensare anche ad una certa Grande Albania o almeno dell’unione dell’Albania con il Kosovo. Queste organizzazioni con a capo il movimento kosovaro Vetëvendosja (Autodeterminazione) di Albin Kurti e anche il movimento Mjaft (Basta!) dell’Albania che per anni si era fatto carico dei problemi della società albanese, hanno denunciato i limiti e l'inefficienza dei politici di Tirana e di Prishtina al confronto di tali possibili precipitazioni della situazione balcanica. Questa rete di organizzazioni ha intrapreso una serie di incontri con i giovani di tutti i territori albanesi dei Balcani organizzando convegni in diversi atenei, tra cui principlamente quelli di Tirana e Prishtina. Risulta che lo scopo principale di questi convengni è quello di convincere i giovani a sostenere qualcosa che i politici non hanno coraggio di fare. Cioè in parole concrete anche la possibilita dei cambiamenti dei confini nei Balcani che secondo loro sarebbe sponsorizzata dagli altri secondo gli interessi geo-politici dei serbi e dei greci.

I relatori principali come ovvio Albin Kurti, leader di Vetëvendosja, ed alcuni della organizzazione Mjaft hanno notevolmente perso la fiducia delle popolazione rispettivi, cosa che pero dovvrebbe essere molto cambiata se la situazione precipitasse secondo il progetto di Belgrade per la spartizione del Kosovo. Basta un referendum in Kosovo e in Albania, per dimostrare a tutti ciò che gli albanesi vogliono per il futuro della loro nazione”, aveva dichiarato Albin Kurti in diversi occasioni aggiungendo in modo metaforico che gli albanesi divisi sono dei bocconi appetibili per i loro vicini serbi e greci, ma uniti fanno un boccone che non può essere divorato da nessuno in alcun modo. Il coinvolgimento di Mjaft in questioni nazionalistiche non soprende visto che prima negli scorsi anni oltre a fungere da punto di pressione per l'ulteriore democratizzazione del paese, Mjaft ha anche fatto pressione sui politici di Tirana per abbandonare la loro politica remissiva, in particolar modo verso la Grecia. L'indipendenza del Kosovo, era stata concepita da queste organizzazioni come un rafforzamento del fattore albanese nei Balcani, aspirazione che ha trovato il sotegno in particolar modo anche del noto accademico kosovaro Rexhep Qosja. Quest'ultimo in lunghi articoli pubblicati sui mass media albanesi ha inoltre più volte invitato l'Albania e il Kosovo a unirsi attraverso un semplice referendum e criticando cosi l'emersione di un'identità kosovara, diversa da quella albanese.

Secondo il mio parere personale tali manifestazioni sicuramente non riusciranno a materializzare un fantasma della Grande Albania, ma purtroppo nessuno potrebbe garantire che tale progetto rimarrebbe solo un'idea se una spartizione del Kosovo fosse accettata dalla comunità internazionale. In tal caso purtroppo nessuno potrebbe garantire simili sviluppi anticipati dai poltici serbi e greci senza un altro vero conflitto sanguinoso, e una parte importante del conto la dovrebbe di certo pagare per prima l’Europa stessa. Tocca all”Europa non permetere simili sviluppi e la spartizione del Kosovo ed essere vigile per non fare degli errori che sarebbero pagati da tutti. Applicare il piano ONU di sei punti per il dispiegamento della missione europea Eulex in Kosovo soltanto nel Nord del Kosovo e rispettare dal Piano Ahtisaari sul resto del territorio Kosovaro non aiuta per niente oltre a confermare une certa divisione di fatto del Kosovo.

Pubblicato il 16/1/2009 alle 15.37 nella rubrica Diario.

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