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IL CROCEVIA TURCO

La Turchia ha da sempre eccellenti rapporti con Israele, che non sono venuti meno neppure dopo l'arrivo al governo dell'Akp, il partito islamico moderato del premier Recep Tayyp Erdogan. Inoltre, dopo anni di tensione, salita fino alla soglia dello scontro armato, il governo Erdogan ha riallacciato anche i rapporti con la Siria, tanto che proprio Ankara si è resa protagonista di una mediazione tra Damasco e Tel Aviv per risolvere la questione delle alture del Golan e giungere possibilmente ad un accordo di pace tra Israele e Siria. Il conflitto di Gaza di queste settimane ha però messo in difficoltà Erdogan, che non ha gradito e ha criticato aspramente l'intervento militare israeliano, anche se il ministro degli Esteri turco, Alì Babacan, dal Cairo ha sottolineato le responsabilità di Hamas nella rottura della tregua. Nonostante questo, Ankara ha proseguito la sua azione diplomatica anche in questo periodo, forte da una parte delle ottime relazioni con Israele e dall'altra dai naturali legami storici, culturali e religiosi con i paesi arabi. Tanto è vero che in questi ultimi giorni si è parlato anche del possibile dispiegamento di truppe turche nell'area mediorientale con funzioni di peacekeeping, Una presenza che sarebbe gradita sia ad Israele, sia ad Hamas, sia ai principali paesi arabi.
Sempre in relazione alla situazione del Medio Oriente, la Turchia può vantare inoltre buoni rapporti anche con l'Iran, con il quale condivide il problema del conflitto con i guerriglieri indipendentisti curdi (in Iran opera una formazione armata "gemella" del Pkk). Ma un altro legame importante tra Ankara e Teheran è quello relativo alle rotte energetiche tra Oriente e Occidente rispetto alle quali la Turchia si trova in una posizione strategica. E qui il quadro include anche la Russia (dalla quale Ankara dipende largamente per i suoi approvvigionamenti) con la quale la Turchia condivide anche il problema del Caucaso (rispetto alla quale negli ultimi mesi la diplomazia turca si è mossa per avviare a soluzione la questione del Nagorno-Karabakh che la contrappone all'Armenia). Ma la Turchia è anche un solido alleato dell'Occidente: fa parte della Nato (quello turco è il più consistente esercito dell'Alleanza dopo quello statunitense) e ha in corso i negoziati di adesione all'Unione Europea. Tutte queste cose dimostrano, se ce ne fosse ancora bisogno, la posizione cruciale della Turchia e l'importanza del suo ruolo geo-politico. E la delicatezza del momento per la situazione politica interna. Il 29 marzo praticamente in tutto il paese si rinnoveranno le amministrazioni locali. Queste elezioni amministrative saranno dunque un test fondamentale per l'attuale governo, per il premier Erdogan e per l'Akp che negli ultimi mesi ha registrato un considerevole calo di consensi: dal 47% dei voti con cui vinse trionfalmente le elezioni politiche del luglio 2007, al 32-35% delle ultime settimane. A questo Erdogan, da fine "animale politico" qual è, sta cercando di reagire andando a cercare consensi in ambiti che non sono tradizionalmente quelli dell'Akp. Tra i curdi, prima di tutto (a Dyarbakyr nel 2007 l'Akp prese oltre il 47% dei voti): prova ne sono l'apertura del nuovo canale curdo della tv di Stato e il progetto di legge che consentirebbe ai curdi l'uso della loro lingua anche nei tribunali. Le prossime elezioni amministrative si terranno inoltre in una situazione di crisi economica che anche in Turchia sta facendo sentire pesantemente i suoi effetti, dopo anni di crescita vertiginosa: il Pil scende dopo anni di forte incremento, le esportazioni si contraggono e gli investimenti diretti dall'estero sono in calo. Infine sul mondo politico grava pesantemente l'inchiesta sull'organizzazione segreta "Ergenekon", la cosiddetta "Gladio turca", espressione di quello "stato profondo" nel quale convergono, politici ultranazionalisti, esponenti delle gerarchie militari, ambienti deviati dei servizi segreti e criminalità. L'appuntamento elettorale di marzo sarà un esame importante per la tenuta di tutto il quadro politico turco che con l'arrivo al potere dell'Akp aveva trovato una stabilità mai conosciuta, almeno in anni recenti, dalla Turchia.

Per fare un quadro della attuale situazione della Turchia, sia sul piano interno che su quello internazionale segnalo la mia intervista a Marta Ottaviani (corrispondente dell'agenzia Apcom e collaboratrice del quotidiano Il Foglio) andata in onda e riascoltabile sul sito internet di Radio Radicale. Marta Ottaviani ha pubblicato recentemente il libro "Cose da turchi" (Mursia) molto utile per capire meglio la realtà turca: non solo quella politica ma anche quella sociale e culturale.

Pubblicato il 18/1/2009 alle 12.13 nella rubrica Diario.

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