Blog: http://passaggioasudest.ilcannocchiale.it

OBAMA E I BALCANI, CATO INSTITUTE: "CAMBIERA' POCO O NIENTE"

Barack Obama è diventato il 44° presidente degli Stati Uniti, un evento che tocca tutto il mondo e che in molte parti del mondo suscita grandi aspettative per i cambiamenti che potrebbe portare dopo gli otto anni di presidenza di George W. Bush. Nei Balcani, però, l'avvento del primo presidente afroamericano della storia, non dovrebbe determinare grandi mutazioni. O almeno così la pensa Ted Galen Carpenter, autorevole analista del Cato Institute di Washington, le cui previsioni non inducono all'ottimismo per l'area balcanica.

"I Balcani molto probabilmente saranno una delle regioni in cui ci saranno meno cambiamenti nella politica americana con l'avvento dell'amministrazione di Barack Obama", ha detto Carpenter in un'intervista a Igor Fiatti dell'agenzia Apcom notando che. "sia l'amministrazione di Bill Clinton che quella di George Bush sono state grandissime sostenitrici della causa musulmana nei Balcani e alle stesso tempo sono state fortemente critiche nei confronti della Serbia. Obama avvalla questa linea: non ha detto una sola frase contro tale approccio".

La scelta di Hillary Clinton come segretario di Stato rappresenta proprio questa continuità nella politica americana: "Hillary Clinton è stata molto più aggressiva e molto più entusiasta di suo marito Bill riguardo l'intervento Usa nei Balcani. Bill voleva tenere gli Stati Uniti fuori dalle guerre balcaniche. Lei, insieme a Madeleine Albright e a Richard Holbrooke, ha messo in campo un'intesa azione di lobbying per portare suo marito ad un ruolo più attivo nei conflitti dell'ex Jugoslavia". Carpenter sottolinea la "veemente attitudine anti-serba" che Hillary Clinton ha sempre avuto dall'inizio degli anni '90 e che fa pensare che non c'è praticamente alcuna possibilità che in questo ambito la politica americana possa cambiare.

L'analisi di Carpenter riguarda in particolare le due caselle più delicate dello scacchiere balcanico. Dunque, "assisteremo a una continuazione della politica Usa, secondo la quale la Bosnia-Erzegovina deve restare uno stato unitario" e semmai "al massimo dei cambiamenti andranno verso un rafforzamento del sostegno del governo centrale di Sarajevo e verso un indebolimento della Republika Srpska". Per quanto riguarda il Kosovo, invece, Carpenter sottolinea il cieco sostegno dato dagli Usa all'indipendenza malgrado la maggioranza dei paesi del pianeta sia contraria. Secondo l'analista del Cato Institute è una questione sulla quale Washington dovrebbe rivedere la propria posizione visti gli effetti devastanti che ha avuto sulle relazioni bilaterali Usa-Russia, ma all'orizzonte non vede alcun segno di ripensamento: "Sia Obama che Hillary Clinton rilasceranno periodicamente dichiarazioni sul futuro europeo della Serbia democratica, ma in fondo resterà sempre una connotazione anti-serba molto forte".

Sulle implicazioni che l'indipendenza del Kosovo ha avuto nel Caucaso, Carpenter ricorda di aver sostenuto a lungo "che gli Stati Uniti avrebbero messo in campo un precedente internazionale disastroso e che, riconoscendo il Kosovo, i paesi europei avrebbero messo in campo un altro precedente internazionale disastroso". Questo precedente si è poi rivoltato contro l'Occidente nella guerra russo-georgiana della scorsa estate e col riconoscimento russo delle secessioni dell'Abkhazia e dell'Ossezia del Sud: "Non doveva essere una sorpresa per le autorità americane, ma non mi sembra che né Obama né Hillary Clinton si siano resi conto del nesso". Così gli Usa e i loro alleati europei hanno fatto un enorme errore politico perché "l'azione russa era facilmente prevedibile e quasi inevitabile dopo la mossa dell'Occidente in Kosovo".

Fiatti pone anche la questione dell'ingresso della Serbia nell'UE citando un editoriale molto critico di Le Monde secondo il quale la Serbia sarebbe un cavallo di Troia russo nell'Unione europea. Per Carpenter, però, l'integrazione europea di Belgrado "è solo poco più che una ciarla diplomatica" da non prendere seriamente: ""Come ho detto, assisteremo a insulse dichiarazioni sull'eventuale ingresso della Serbia nell'Ue, e sottolineo la parola eventuale. Ma questa perché non penso che né gli Usa né alcuni dei principali paesi membri dell'Ue appoggino seriamente l'ingresso della Serbia malgrado le loro dichiarazioni".

Sempre in tema di integrazione euro-atlantica dei Balcani, il giornalista di Apcom chiede un parere sulla Grecia che blocca l'ingresso della Macedonia nella Nato a causa della disputa sul nome dell'ex repubblica jugoslava, ma Carpenter non ritiene che questa sarà una priorità dell'agenda dell'amministrazione Obama. Tuttavia, "sia il neo presidente che il suo segretario di Stato sostengono l'espansione della Nato e l'inclusione di Paesi come l'Ucraina, la Georgia, l'Albania, la Croazia e la stessa Macedonia. Quindi, per arrivare a questo obiettivo e superare il veto greco sull'ingresso della Macedonia nell'Alleanza atlantica, penso che gli Usa aumenteranno la pressione nei confronti di Atene in maniera discreta".

Più in generale, su quella che probabilmente sarà la politica estera della nuova amminisrazione nei prossimi anni, Carpenter prevede che la politica imperiale americana andrà avanti: "Avrà una faccia più amichevole e sarà in qualche modo multilaterale, ma gli Usa alla fine cercheranno sempre di tirare le fila di qualsiasi iniziativa politica planetaria". E dunque, per quanto riguarda i Balcani non ci sarà da aspettarsi alcun cambiamento significativo nella politica americana con Obama rispetto a quello che si è visto negli ultimi 15 anni. Piuttosto, "resta da vedere se l'Unione europea è pronta ad adottare una politica diversa. Infatti, non c'è nessuna legge che stabilisce che Bruxelles deve seguire la politica americana. Ad ogni modo, però, i principali attori dell'Ue, Gran Bretagna, Francia e Germania, sembrano sposati allo status quo nella politica balcanica. So che paesi come Italia, Spagna e Grecia sono molto meno entusiasti a questo proposito, ma se vogliono fare qualcosa per cambiare la direzione politica devono uscire allo scoperto e prendere posizione contro le nazioni più influenti dell'Ue". In sostanza, per Carpenter i grandi Paesi dell'Unione Europea continueranno a sostenere la politica di Washington: "Spero proprio che mi sorprendano a un certo punto, ma non mi aspetto alcuna sorpresa".

Pubblicato il 20/1/2009 alle 18.17 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web