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PASSAGGIO SPECIALE: L'EUROPA SUD-ORIENTALE E LA CRISI DEL GAS

Lo Speciale di Passaggio a Sud Est - l'approfondimento sulla situazione politica dell'Europa sud orientale - in onda questa sera alle 23,30 a Radio Radicale è dedicato al braccio di ferro tra Russia e Ucraina sul gas, agli effetti che l'interruzione delle forniture russe ha avuto sui paesi dell'est e del sudest europeo e al ruolo della Turchia nella diversificazione delle rotte energetiche verso l'Europa che il premier turco Erdogan ha deciso di far pesare nei negoziati per l'adesione all'UE.

Il gas russo è tornato in Europa. La crisi tra Russia e Ucraina che aveva bloccato la forniture era cominciata una ventina di giorni fa, ma il contenzioso va avanti da quattro anni e riguarda le tariffe delle forniture russe all'Ucraina e i pedaggi che quest'ultima chiede per il transito del gas destinato all'Europa. Nessuno dei due contendenti può fare a meno dell'altro: l'Ucraina riceve tutto il gas di cui ha bisogno dalla Russia, ma la Russia al momento non ha altra strada per far arrivare il proprio gas all'Europa occidentale. Non si tratta quindi di un affare privato tra tra Mosca e Kiev come già era apparso chiaro due anni fa, con l'esplodere della precedente crisi nel 2006.
La questione è ulteriormente complicata dal fatto di non essere soltanto un problema commerciale. Il presidente ucraino Victor Yushenko ha tra le sue priorità l'adesione alla Nato e all'inizio di dicembre l'Ucraina ha firmato un accordo sulla difesa con gli USA. Inoltre Yushenko ha offerto il suo appoggio all'esercito georgiano durante il conflitto con la Russia dello scorso agosto. Ma il parlamento di Kiev è spaccato a metà tra i filo-russi e ciò che rimane del blocco "arancione" protagonista della rivolta pacifica del dicembre 2004. Il governo di Kiev inoltre è debole e si regge su una fragile tregua tra Yushenko e la premier Julia Timoshenko, ex alleata della rivolta arancione e oggi di nuovo amica di Mosca.
Le conseguenze del braccio di ferro sul gas tra Mosca e Kiev e la conseguente crisi energetica che ne è derivata si sono fatte particolarmente pesanti per i paesi dell'Europa orientale e sudorientale. Infatti, mentre i paesi dell'Europa occidentale hanno anche altri fornitori e stanno cercando di diversificare ulteriormente, i paesi dell'Europa orientale e sudorientale dipendono esclusivamente dalla forniture russe.
I paesi piu' colpiti dal grave taglio delle fornitura di gas delle scorse settimane, per quanto riguarda l'Ue, sono stati i paesi dell'est e dell'area balcanica: Bulgaria, Slovacchia, Grecia, Austria, Repubblica Ceca, Slovenia, Ungheria, Polonia e Romania. Tra i Paesi balcanici che non fanno ancora parte dell'UE, ma che fanno parte della Comunita' dell'energia per l'Europa sud-orientale, i paesi maggiormente colpiti sono stati la Serbia, la Bosnia-Erzegovina e la Macedonia. Altrettanto colpita dalla sospensione della fornitura del gas russo la Croazia. Per far fronte all'interruzione delle forniture provenienti dalla Russia l'Ungheria ha ricevuto il gas norvegese dall'Austria e questo ha reso possiblie che l'Ungheria aiuti con le sue riseve la gravissima situazione che si è determinata in Serbia. La Germania ha aiutato la Repubblica Ceca la quale a sua volta ha fornito le sue riserve alla Slovacchia, mentre la Slovenia e' riuscita ad ottenere il gas dall'Algeria e dall'Austria.
La crisi energetica ha posto in primo piano non solo il problema della mancanza di riserve sufficienti nei paesi della regione balcanica, ma anche la mancanza di infrastrutture capaci di rispondere adeguatamente a crisi del genere o quanto meno i ritardi nell'ammodernamento delle infrastrutture già esistenti. Ora, con l'accordo firmato tra il premier russo Putin e quello ucraino Timoshenko il gas è tornato a scorrere anche nelle condutture di questi paesi, ma ciò non risolve il problema che resta ancora grave e lascia i paesi balcanici esposti a qualunque bufera commerciale e politica.
La diversificazione delle vie di approvvigionamento resta cruciale per l'Unione Europea che non riguarda solo l'indipendenza energetica ma pesa anche sulle relazioni esterne dell'Unione e sulle prospettive di allargamento, prima di tutto alla Turchia. Nei giorni scorsi infatti il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha minacciato di non firmare l'accordo del gasdotto Nabucco se l'UE non riuscirà a sbloccare il capitolo negoziale sull'Energia incagliato sullo scoglio di Cipro. Pur non assumendo toni troppo esasperati Erdogan è stato chiaro. Da Bruxelles, il presidente della Commissione, Barroso, ha assicurato che lo sblocco del capitolo sull'Energia sta a cuore anche all'UE invitando a non legare la sicurezza energetica a questioni negoziali specifiche, mentre la presidenza di turno ceca ha invitato la Turchia a non assumere posizioni che potrebbero essere controproducenti.
La Russia da parte sta a vedere e da Mosca, mentre da una parte si afferma di non ritenere Nabucco (che porterebbe il gas dalla regione del Caspio in Europa aggirando sia la Russia che l'Ucraina) in contrapposizione con i progetti North Stream e South Stream targati Gazprom (il secondo passerebbe per i Balcani e vede fortemente coinvolta l'italiana Eni), dall'altra si fa maliziosamente notare che mentre i due gasdotti che la vedono protagonista hanno già le forniture garantite, al momento non c'è certezza su chi riempirà le condotte di Nabucco.

Lo Speciale di Passaggio a Sud Est, curato da Roberto Spagnoli e realizzato con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è ascoltabile sul sito di Radio Radicale.

Pubblicato il 21/1/2009 alle 20.43 nella rubrica Diario.

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