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NASCE L'ESERCITO DEL KOSOVO. IN ALBANIA SI LITIGA SUL PASSATO COMUNISTA

Quello che segue è il testo della corrispondenza di Artur Nura per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda sabato 24 gennaio a Radio Radicale. In Kosovo i Corpi di Difesa diventano Forze di Difesa, primo embrione di un futuro esercito del nuovo stato. Scontata l'opposizione dei serbi kosovari e del governo di Belgrado che giudica l'iniziativa illegale e contraria alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Intanto in Albania l'opposizione di centro sinistra attacca il governo per la legge sui crimini del passato regime comunista giudicandola una manovra per mettere a tacere i magistrati scomodi.

Nasce la Kosovo Defense Force
La Forza di Sicurezza del Kosovo [KSF - Kosovo Security Force, n.d.r.] e’ stata ufficialmente istituita e tutto e’ stato realizzato secondo il "Piano Ahtisaari" ed i criteri della NATO e della Costituzione del Kosovo, nel rispetto della multietnicità del nuovo stato balcanico. Questa forza avrà 2500 membri e il 10% di loro apparterrà alla minoranza etnica, mentre ben 1.300 membri del vecchio Corpo di Difesa del Kosovo [Kosovo Defense Corps, n.d.r.], in parte già aderenti all'Esercito di liberazione del Kosovo (UCK), sono stati ammessi di diritto. Gli ex membri dei Corpi di Difesa che non sono stati assunti per diversi motivi anche professionali, hanno protestato nelle strade di Prishtina dichiarando che hanno investito tutto su questo lavoro ed ora si trovano disoccupati senza un motivo giusto. Il comandante degli ex Corpi di Difesa, il generale Sulejman Selimi, un ex comandante dell'UCK ed attuale comandante della KSF si è fin da subito detto addolorato del fatto che centinaia di ex membri dei Corpi rimangono fuori dalla KSF, in quanto non idonei rispetto ai criteri di unione alla nuova forza di sicurezza. Tuttavia, ben 1.300 membri del vecchio corpo sono stati ammessi di diritto alla nuova KSF, mentre altri 2.000 membri verranno invece reclutati nella società e del processo di reclutamento si occuperanno anche le forze della KFOR [il contingente multinazionale NATO, n,d.r.]. Il periodo del reclutamento è iniziato il 21 gennaio e si concluderà il 14 febbraio. Tuttavia, nonostante tutte le promesse della multietnicità della KSF i rappresentanti dei serbi del Kosovo non vedono questa forza come un’istituzione nella quale potersi integrare nel futuro.
La Forza di Sicurezza del Kosovo, secondo la legge redatta ai sensi dei progetti del Piano Ahtisaari sarà costruita e fondata sui parametri della NATO, ovvero tutti i cittadini del Kosovo, senza differenza di nazionalità, religione e sesso, avranno il diritto di partecipare per poter diventare parte di questa forza di sicurezza. Gli interessati che competeranno per il ruolo di ufficiali, dovranno avere tra i 25 ed i 30 anni ed essere laureati, mentre quelli di altri gradi, dovranno avere tra i 18 ed i 30 anni ed aver concluso la scuola superiore. Il processo di scelta dei membri verrà suddiviso in cinque fasi; gli interessati devono consegnare la documentazione entro il 14 febbraio, giorno in cui inizierà anche il processo di reclutamento. La KSF sarà costituita da 2.500 membri attivi e 800 riservisti. La bandiera della Forza di Sicurezza del Kosovo è stata alzata ieri sull’edificio che fino a pochi giorni prima ospitava il comando del Copro di Difesa del Kosovo davanti al quale hanno protestato anche gli ex membri. A partire dal martedì 20 gennaio 2009 la KSF ha cominciato ufficialmente la propria missione tramite una cerimonia simbolica nella quale i corpi si sono allineati dinanzi all’edificio, realizzando una parata davanti al comandante della nuova formazione.
La missione della KSF sarà quella di partecipare alle operazioni anti-crisi in Kosovo fuori dal territorio del Kosovo, oltre ad operazioni di difesa civile e aiuto alle autorità locali nell’eventualità di catastrofi naturali o altre emergenze. Il comandante Selimi ha annunciato che la Forza opererà in totale collaborazione con le altre istituzioni del Kosovo e con gli amici internazionali aggiungendo che per settembre del 2009 avrà costruito le iniziali capacità operative, mentre il completo funzionamento è previsto fra alcuni anni. 

Albania: le polemiche sulla nuova legge sui crimini comunisti
Il premier albanese Sali Berisha, ha presentato, nel corso della riunione del Consiglio dei Ministri, come molto spesso accade in diretta televisiva, il progetto di legge per la creazione dell’Istituto di studi sui crimini e le conseguenze del sistema comunista in Albania. Berisha ha definito l’iniziativa come uno sforzo per ricordare e mai dimenticare il passato violento e pieno di sofferenze e dolore causato agli albanesi dall’allora regime comunista, aggiungendo che il sistema comunista in Albania era il sistema più repressivo, opprimente e violento di tutta l’Europa ex comunista. Oltre all’approvazione della legge per l’apertura dei dossier degli ex collaboratori dei servizi segreti, la creazione dell’Istituto è un ulteriore passo intrapreso dal governo albanese allo scopo di far luce su un periodo buio della storia nazionale. Invece, secondo l’opposizione di centro sinistra, con a capo il Partito socialista guidato dal sindaco di Tirana, Edi Rama, tutta questa iniziativa politica del premier e della sua maggioranza e’ stata intrapresa per attaccare il gruppo di magistrati che stanno indagando sulla terribile esplosione, avvenuta alcuni mesi fa, in un deposito di armi e munizioni a Gerdec, non lontano da Tirana e dall'aeroporto internazionale "Madre Teresa".
L’opposizione ha acusato Berisha di essere coinvolto direttamente nell’accaduto ed in effetti, bisogna dire che Zamir Shtylla, il capo gruppo dei procuratori sul caso di Gerdec nella procura generale della repubblica , subito dopo l’aprovazione della legge ha dovuto dare le dimissioni ed e’ stato trasferito come semplice procuratore in una piccola località. Però, secondo il premier, nel realizzare questa iniziativa la maggioranza di centro destra non ha scelto né la vendetta, perché secondo lui non sarebbe altro che rinnovare quanto è già accaduto in passato, ne’ la la giustizia che hanno scelto diversi altri Paesi ex comunisti. “Noi, come con la legge dei dossier e con tutte le altre leggi e decisioni che verranno prese, abbiamo scelto una temporanea limitazione, per un gruppo limitato di persone, dei loro diritti. Abbiamo optato per un grande sforzo, volto a ricordare e non dimenticare” - ha detto Berisha nella riunione del Consiglio dei Ministri.
Questo nuovo Istituto dovrebbe studiare e valutare obiettivamente il periodo del regime comunista, identificare gli atti legali e non legali, segreti e non segreti, preparati o approvati da tutte le istituzioni, organi e autorità statali che hanno operato come basi dell’organizzazione, nonché del funzionamento di tutto l’apparato del sistema comunista. Dovrebbe inoltre raccogliere dati, documenti e testimonianze utili a far luce sulle attività degli organi e delle strutture della sicurezza dello stato, delle forme di persecuzione e di resistenza attuate, ed anche di tutte le attività che hanno portato alla violazione dei diritti e delle libertà fondamentali dell’uomo, certo negli anni del regime comunista. Individuare le persone che facevano parte degli organi delle autorità decisionali, responsabili della propaganda comunista, degli atti amministrativi e delle sentenze che hanno portato direttamente o indirettamente ad azioni repressive nella vita sociale e culturale. Infine, catalogare e pubblicare testimonianze e memorie dei condannati politici, sulle carceri e sui campi di internamento, elaborando in forma elettronica di tutta la documentazione sui crimini del comunismo in Albania, pubblicare e distribuire i materiali, organizzare esposizioni, seminari, conferenze e dibattiti relativi ai crimini del comunismo ed alle sue conseguenze in Albania.

Pubblicato il 26/1/2009 alle 20.10 nella rubrica Radio Tirana.

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