Blog: http://passaggioasudest.ilcannocchiale.it

NOTIZIE DAI BALCANI

Qui di seguito il testo della corrispondenza di Marina Sikora per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda sabato 24 gennaio a Radio Radicale. L'Europa preoccupata per la disputa confinaria tra Slovenia e Croazia che blocca i negoziati per l'adesione di Zagabria; la Serbia protesta e condanna la creazione della Forza di sicurezza del Kosovo; i cittadini serbi in maggioranza favorevoli all'integrazione in Europa; le polemiche sulla proposta del Parlamento europeo di istituire una giornata del ricordo per Srebrenica.

LA DISPUTA SUI CONFINI TRA CROAZIA E SLOVENIA: INTERVIENE LA COMMISSIONE EUROPEA?
La situazione di stallo nella disputa sul confine tra Croazia e Slovenia si e' ulteriormente aggravata per il blocco di Ljubljana ai negoziati di adesione della Croazia all'Ue. Per cercare di trovare un compromesso, in questi giorni è arrivato un impegno da parte del commissario europeo all'Allargamento, Olli Rehn. Dopo la sua visita mercoledi' 21 gennaio a Ljubljana per incontrare i vertici sloveni, il presidente Danilo Tuerk, il premier Borut Pahor e il ministro degli esteri Samel Zbogar, senza informazioni ufficiali sulle proposte che il commissario dell'Ue avrebbe portato ai leader sloveni in cerca di risolvere questa situazione delicata, Rehn si e' recato subito a Zagabria per colloqui con il presidente croato Stjepan Mesic e con il premier Ivo Sanader. Per cercare di spiegare il perche' del silenzio da parte della Commissione sui particolari e le proposte del commissario Rehn per risolvere i problemi confinari tra i due paesi, la portavoce Krisztina Nagy ha detto che in una questione cosi' delicata vi e' tempo per la diplomazia segreta e pubblica e che adesso si e' nella fase della «diplomazia segreta», informa l'agenzia di stampa croata Hina. A seguito dell'incontro con i vertici croati, Olli Rehn ha salutato i notevoli progressi che la Croazia e' riuscita a compiere riguardante l'adempimento degli obiettivi di adesione all'Ue e ha sollecitato Zagabria a continuare con le preparazioni a piena velocita' e con determinazione. Sulla questione del confine con la Slovenia il Commissario all'allargamento ha sottolineato che, se entrambi i paesi ritengano utile una qualche forma di aiuto da parte dell'Ue, la Commissione e' pronta a considerare una tale possibilita'.
Secondo i media sloveni, l'iniziativa che il commissario Rehn ha portato alla Slovenia e alla Croazia significa in effetti che la questione del confine debba essere risolta prima dell'adesione della Croazia all'Ue. Il principale quotidiano di Ljubljana 'Delo' in un commento speciale afferma che il veto sloveno ai negoziati croati e' infatti una scusa benvenuta al governo croato per il bilancio debole nell'andamento del processo negoziale con l'Ue. Secondo 'Delo' per Zagabria sara' altrettanto preziosa la risoluzione del Parlamento Europeo che invita i due paesi a risolvere il contenzioso davanti alla Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja. Un'altro quotidiano di Ljubljana 'Dnevnik' giovedi' in prima pagina, con il titolo «Parlamantari europei mandano la Slovenia e la Croazia all'Aja», scrive della proposta di risoluzione della Commissione esteri del PE. Il giornale annuncia anche che gli europarlamentari sloveni manderanno una lettera a tutti i loro colleghi del PE per presentare la posizione slovena nella disputa che ha causato il veto sloveno ai negoziati con l Croazia.La Commissione esteri del PE ha approvato questa settimana una proposta di risoluzione sull'avanzamento della Croazia con 55 voti a favore, due contrari e una astensione. La proposta di risuoluzione sara' discussa e messa in votazione alla seduta plenaria del PE. Nel testo si legge che il PE e' profondamente dispiaciuto che i negoziati (con la Croazia) sono da un tempo notevole bloccati a causa di problemi bilaterali. E' stato accolto anche l'emendamento del democristiano tedesco Bernd Posselt che chiede alle due parti di attuare l'accordo informale dell'estate 2007 raggiunto tra i due premier di allora, il croato Ivo Sanader e lo sloveno Janez Jansa, in cui si prevedeva che la disputa sui confini venisse risolta davanti alla Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja.
Il deputato liberale ungherse Istvan Szent-Ivanyi si e' detto al momento soddisfatto della formulazione in cui si esprime «il profondo dispiacere», ma ha annunciato che se i problemi bilaterali tra Croazia e Slovenia non saranno risolti entro marzo, proporra' una condanna molto piu' dura nei confronti della Slovenia. Nella proposta di risoluzione si esprime inoltre la convinzione che la Croazia puo' concludere i negoziati entro la fine di quest'anno, in linea con il piano indicativo della Commissione europea, a condizione che il governo croato si adoperi piu' rapidamente a risolvere alcune questioni delicate del processo di adesione, quali la lotta alla criminalita' organizzata e alla corruzione e se il Consiglio Ue vorra' e potra' aprire tutti i capitoli negoziali senza ulteriori rinvii. Il documento saluta il fatto che il Governo croato ha finalmente intrapreso le misure nella lotta alla corruzione e crimine organizzato e vengono chiesti maggiori sforzi della polizia e della magistratura per raggiungere i risultati necessari.

LA SERBIA CHIEDE LA SMILITARIZZAZIONE DEL KOSOVO
Le nuove vicende in Kosovo diventano ancora una ragione per infastidire Belgrado. Questa volta si tratta della costituzione della nuova Forza di sicurezza del Kosovo (Ksf), operativa da marcoledi’ scorso e considerata il primo nucleo di forze armate dello stato che quasi un anno fa ha dichiarato unilateralmente la sua indipendenza. E’ previsto che questa nuova forza, composta da militari e civili, 2.500 effettivi e 800 riservisti, sia una forza multietnica, addestrata dalla Nato. Belgrado e’ fortemente contraria a questa decisione: proteste e condanne sono arrivate dalla sua dirigenza, a partire dal presidente Boris Tadic. Il presidente della Serbia ha definito inaccettabile la formazione di una tale Forza ricordando che la Serbia ha proposto la smilitarizzazione del Kosovo come la soluzione migliore per la sicurezza sul terreno.
Il ministro per le questioni del Kosovo, Goran Bogdanovic, ha sottolineato all'emittente B92 che il Kosovo “giace su una polveriera, con la presenza sul suo territorio fra 350 mila e 400 mila armi da fuoco” e ha affermato che nell’attuale situazione non vi e’ alcuna necessita’ di formare nuovi organi di sicurezza. Per Bogdanovic non ci sarebbe alcuna differenza tra la nuova Forza di sicurezza e l’Uck, l’Esercito di liberazione del Kosovo, che dieci anni fa combatté contro i serbi. In effetti, la nuova Forza di sicurezza prende il posto della Forza di protezione kosovara, composta in gran parte da ex guerriglieri dell'Uck. Secondo il ministro serbo per le questioni del Kosovo si tratterebbe soltanto di cambiamento di divisa e del trasferimento degli stessi uomini a questo nuovo organismo. Per le autorita’ serbe questa decisione e’ “inutile e perfino dannosa” ai fini della pacificazione fino al punto di poter anche aggravare la situazione in Kosovo. Il ministro degli esteri serbo, Vuk Jeremic, ha parlato di una forza illegale e paramilitare che rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza nazionale, alla pace e stabilita' dell'intera regione.

I CITTADINI SERBI FAVOREVOLI ALL'INTEGRAZIONE EUROPEA
Il recentissimo sondaggio dell’Ufficio per le integrazioni europee del governo serbo dimostra che in questo momento il 61 % dei cittadini della Serbia sostiene l’adesione del loro paese all’Ue. I cittadini della Serbia sono insoddisfatti della lentezza del cammino della Serbia verso l’adesione e addossano la responsabilita’ all’amministrazione bruxellese e all’incapacita’ dei politici locali. Il maggior numero dei cittadini continua a favoreggiare l’integrazione europea credendo che rappresenti la via verso una vita migliore, soprattutto per i giovani. Tuttavia, rispetto alla ricerca effettuata nel maggio del 2008, il numero degli entusiasti e’ calato del 6%. Il numero degli oppositori all’Ue e’ rimasto piu’ o meno uguale, ma cresce il numero di quelli che preferiscono non pronunciarsi sul tema, ha detto la direttrice dell’Ufficio del governo serbo per le integrazioni europee, Milica Delavic. Secondo la sua opinione, si tratta di una certa delusione perche’ il processo non e’ andato a quella velocita’ che si aspettava nel maggio scorso quando e’ stato firmato l’Accordo di stabilizzazione e associazione con l’Ue. Delusione perche’ questo accordo non e’ stato sbloccato e per la lentezza con cui si procede e che riguarda l’adozione e l’attuazione delle leggi che si identificano con l’Ue, ha precisato Milica Delavic. I cittadini della Serbia ritengono che i costanti e sempre nuovi condizionamenti siano la ragione principale della lentezza del processo di eurointegrazione. Anche se oltre l’80 percento dei cittadini della Serbia dice di non aver viaggiato all’estero l’anno scorso, l’87 percento ritiene che la liberalizzazione dei visti sia importante per la Serbia. Se il Paese si troverebbe sulla lista bianca Schengen, sarebbe un segnale forte di accettazione. La situazione attuale con l’attesa dei visti e le lunghe file per ottenerli, la maggior parte dei cittadini considera come un segno di rifiuto e inaccettazione, afferma Milica Delavic. Secondo lo stesso sondaggio, in Serbia prevale la convinzione che i ricercati dell’Aja sono l’ostacolo principale per l’avvicinamento del Paese all’Ue. Cosi’ pensa l’86% degli interrogati, mentre il 9% il problema lo identifica con la questione del Kosovo. Quasi la meta’, il 47% ritiene che la Serbia deve adempiere alla condizione chiave nel processo di adesione, ovvero concludere la collaborazione con il Tribunale dell’Aja. Un tale condizionamento non e’ accettabile per il 43% degli interpellati in questo recentissimo sondaggio dell’Ufficio serbo per le integrazioni europee.

LA BOSNIA ERZEGOVINA DIVISA SULLA GIORNATA DI MEMORIA PER SREBRENICA
Lo scorso 15 gennaio il PE ha approvato con una stragrande maggioranza di voti ( 556 a favore, solo 9 contrari e 22 astenuti) una risoluzione che propone di proclamare l’11 luglio come Giornata europea di memoria delle vittime del genocidio di Srebrenica. Questa proposta del PE ha provocato pero’ reazioni contrastanti proprio in Bosnia Erzegovina a tal punto che rimane una questione aperta se anche in BiH sara’ accolta la proposta di rendere omaggio ai circa 8000 bosgnacchi, uomini e ragazzi ma anche anziani, donne e bambini uccisi nel luglio 1995 a Srebrenica dalle forze serbe dopo la loro occupazione della formalmente “zona protetta” delle Nazioni Unite. I parlamentari europei hanno invitato gli stati membri dell’Ue e la Commissione europea a sostenere questa proposa e la stessa sollecitazione e’ stata fatta ai paesi dei Balcani occidentali. Un appello inoltre a fare maggiori sforzi affinche’ i responsabili del genocidio, a partire dal super ricercato dell’Aja, l’ex generale serbo bosniaco Ratko Mladic, si trovino al piu’ presto davanti alla giustizia internazionale. Una della idee che ha guidato i parlamentari europei ad approvare questa risoluzione e’ stata quella di dare un contributo e di compiere un altro passo avanti verso la riconciliazione in BiH e in tutta l’area balcanica. Un’ idea che al primo pensiero non desta altro che apprezzamento e prontezza di essere pienamente accolta, ma la realta’, purtroppo, e’ ben diversa. La reazione in merito alla questione che in BiH ha provocato maggiore stupore e’ quella del premier della Republika srpska, Milorad Dodik. Una reazione che sembra ben lontana dalla via verso la riconciliazione. Per quelli che sono a conoscenza delle sue posizioni, non deve sorprendere molto, poiche’ anche nel passato, il premier della Rs, l’entita’ a maggioranza serba della BiH non ha esitato di relativizzare per esempio la sentenza della Corte Internazionale di Giustizia che ha riconosciuto i crimini di Srebrenica come crimini di genocidio. “Non c’e’ dubbio che a Srebrenica e’ stato commesso il crimine che la Corte di Giustizia dell’Aja ha qualificato come genocidio locale in BiH. Questa qualifica non e’ discutibile, ma se qualsiasi tipo di decisione sulla commemorazione e’ indirizzato a rafforzare la fiducia e la riconciliazione, allora deve essere bilanciata” ha detto Dodik spiegando cosa intende sotto il termine ‘bilanciata’: “In BiH sono state uccise 96.000 persone, di cui 28.000 serbi e noi non vediamo che si rende omaggio anche ai serbi ma soltanto alle vittime di Srebrenica – che sono incotestabili e che vanno ricordate e indubbiamente bisogna darvi un’importanza. Penso che questa e’ stata una corsa per lavare la coscienza di alcuni europarlamentari. Sicuramente saranno i paesi dell’Ue ha commemorare questa data, ma per quanto riguarda la Rs, l’11 luglio come una data accolta generalmente per commemorare le vittime di guerra, per noi non e’ accettabile. Bisogna trovare la risposta di come commemorare tutte le vittime in BiH e non individuare solo una vicenda che potra’ diventare, e lo e’ di gia’, argomento di diverse vedute politiche” ha affermato il premier della Rs Milorad Dodik. Anche altri vertici politici dell’entita’ a maggioranaza serba condividono che il genocidio di Srebrenica puo’ essere “argomento di diverse vedute politiche”.
Per quanto riguarda la Federazione BiH, l’altra entita’ a maggioranza croato-musulmana, la risoluzione del PE e’ stata accolta nel modo completamente diverso. Il vicepresidente del maggior partito bosgnacco, il Partito dell’azione democratica (SDA), Sefik Dzaferovic ha salutato la risoluzione dicendo che e’ il minimo che l’Europa puo’ fare per Srebrenica. “Sarebbe un vero scandalo se questa risoluzione non sarebbe rispettata in BiH” ha detto Dzaferovic.
Per il capo della comunita’ islamica in BiH, Mustafa efendija Ceric l’approvazione della risoluzione al PE e’ un grande evento per l’umanita’ e una giornata della vittoria morale per l’Europa: “Le mani corraggiose dei 556 parlamentari europei rappresentano una piccola soddisfazione per il passato europeo, ma un grande passo per il futuro bosniaco. Come sempre, bisogna ricordare gli 8000 musulmani bosniaci che l’11 luglio 1995 sono stati uccisi solo perche’ musulmani...Spero che anche i parlamentari bosniaci comprenderanno questo messaggio di unirsi nel bene comune per tutti i cittadini della BiH” ha detto Mustafa efendija Ceric.
Ci sono tuttavia anche espessioni di riservatezza. Cosi’ l’associazione Madri di Srebrenica saluta la risoluzione del PE ma avverte che si tratta soltanto di un nuovo ‘in memoriam’ alla BiH e a Srebrenica che non significa nulla poiche’ il documento non ha nessun valore legislativo. L’Associazione per i popoli oppressi della BiH sottolinea che la risoluzione non avra’ nessun valore particolare se non sara’ approvata nei parlamenti dei paesi vicini, in particolare in Serbia e in Montenegro.

Pubblicato il 27/1/2009 alle 14.33 nella rubrica Balkan Express.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web