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INDIPENDENZA DEL KOSOVO: LA SITUAZIONE E IL PUNTO DI VISTA ALBANESE

Qui di seguito il testo della corrispondenza di Artur Nura per lo Speciale di Passaggio a Sud Est di mercoledì 22 aprile dedicato alla questione dell'indipendenza del Kosovo la cui legittimità dal punto di vista del diritto internazionale è al vaglio della Corte Internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite.

Salutando da Tirana come di consueto vorrei affermare che non è facile parlare degli sviluppi politici che riguardano il Kosovo nel Teatro internazionale ed in pratica, non è facile portare all’attenzione dei nostri ascoltatori le varie questioni in campo in modo preciso ed analitico. Però, rimandendo sul Kosovo e Tribunale penale internazionale sulla Ex Jugoslavia, in vista degli sviluppi politici sia in Serbia sia in Kosovo e certo all’Aja, dobbiamo aggiungere che siamo gia alla vigilia del processo presso la Corte sulla verifica della legittimità d`indipendenza, chiesto da parte di Belgrado.
A questo punto visto che abbiamo esaurito tramite la corrispondenza del sabato scorso il punto di vista Albanese al riguardo del tema vorrei aggiungere che dall’altro canto bisogna riccordare che dalla parte serba è mancata fino ad ora una seria volontà di collaborare con questo strumento della giustizia internazionale a portare dietro le sbarre i presunti criminali serbi di guerra. Invece, parte Albanese del Kosovo sia tramite Ramush Haradinaj, attuale presidente del partito per il Futuro del Kosovo, sia con il Ministro Haraqija, membro della Lega Democratico del Kosovo si sono detti disponibili sin dall’inizio a collaborare con il tribunale internazionale esprimendo anche fiducia sull’imparzialità di questo strumento.
Personalmente spero e mi auguro che questo strumento della giustizia internazionale non si faccia influenzare dal gioco politico di Belgrado poiché se cosi fosse suonerebbe molto male, dato che come ho detto la collaborazione delle autorità serbe con il Tribunale non è stata molto soddisfacente. A questo punto, vorrei riccordare ancora una volta che la reazione degli Internazionali dovrebbe capire meglio la simbolica Balcanica al riguardo della storia loro e le loro convinzioni politiche al cofronto di un’altro e dell’Occidente stesso.

Il 17 aprile Il presidente serbo Boris Tadic, ha visitato il Kosovo formalmente per i festeggiamenti del Venerdi' Santo ortodosso, lanciando un messaggio di pace, ma ribadendo allo stesso momento il “no” all'indipendenza del Paese. ''Il mio messaggio di oggi a Decani e' un messaggio di pace per i serbi, albanesi, per la pace per tutte le persone che vivono in Kosovo, nella nostra Serbia'', ha detto chiaramente Tadic, dopo aver acceso una candela in chiesa. Non a caso l'arrivo di Tadic in Kosovo coincideva con la scadenza del termine del 17 aprile, entro il quale Pristina e Belgrado dovevano presentare le proprie osservazioni alla Corte internazionale di giustizia, a favore o contro l'indipendenza del Kosovo. A quanto si e' appreso, la visita si e’ svolta anche se il governo del Kosovo si era rifiutato di far entrare Tadic, pero tornata sulle proprie posizioni dopo ''la forte pressione diplomatica'' da parte degli Stati Uniti e dell'Unione Europea. Pero, come svolta la visita del Presidente serbo, Boris Tadic, a Decani in Kosovo tramite un elicottero della KFOR, ed una decisione informale da parte del premier Kosovaro Hashim Thaci, quale ha deciso di consentire la visita di Tadic: "considerato il fatto che la libertà religiosa è garantita da tutte le convenzioni internazionali, e che il governo del Kosovo considera la visita come completamente privata e di natura religiosa " - tutto secondo il mio parere personale diventa piu complicata.

A questo proposito vorrei far notare la data scelta per l'insediamento del parlamento dei serbi kosovari, il 28 giugno scorso. In effetti, si tratta del giorno di San Vito e dell'anniversario della battaglia di Kosovo Polje, combattuta nel 1389, in cui l'esercito serbo cristiano cercò di opporsi all'avanzata degli ottomani musulmani. In realtà, le cosse non andarono esattamente così. Come sempre i fatti storici sono molto più complessi, ma purtroppo non manca ancora oggi chi casca in interpretazioni artificiali e manipolate della storia. Infatti e purtroppo, la stessa contrapposizione etnica e religiosa che si respira ancora in Kosovo, sette secoli dopo nella città di Mitrovica rappresenta ancora in pieno tale divisione. A questo punto, vorrei aggiungere che la mia opinione è che se i Serbi vogliono essere organizzati su base religiosa ed etnica come se fossimo fermi a sette secoli fa, è di certo un loro diritto. Ma dall’altra canto, è dovere di chi ha responsabilità politiche dire a loro che oramai nessuno considera la religione come base dell'organizzazione amministrativa e politica, almeno in uno stato moderno occidentale, come vuole essere la Repubblica del Kosovo. E poi gli storici indipendenti dovranno dire loro che nella battaglia contro gli ottomani combatterono anche tanti albanesi e d’altre nazioni regionali e che nessuno parla di loro a Belgrado poiché seguano la strategia antica del “dividi et impera”. Secondo me, chi a Belgrado continua a sostenere queste interpretazioni storiche vuole fare della città di Mitrovica ed altre zone del Kosovo il teatro di una simile divisione religiosa ed etnica, con una zona serba cristiana e una zona albanese musulmana.

Visto la ultima visita dell presidente serbo Boris Tadic, noto come “ Europesita” in Kosovo per i festeggiamenti del Venerdi' Santo ortodosso, dobbiamo aggiungere che oramami risulta certa che il prossimo 22 giugno 2009 intorno al monastero ortodosso di Gracanica, centinaia di serbi kosovari celebreranno ancora una volta la battaglia di Kosovo Polje pregando ancora per il ritorno del Kosovo sotto la sovranità serba cristiana ortodossa. A questo punto dobbiamo affemrare che come stano precipitando i sviluppi relativi al Kosovo, per forza bisogna aggiungere che come si vede chiaramente il fragile equilibrio del Kosovo dipende dalle decisioni che prenderanno gli internazionali. Questo principalmente al riguardo sia del ruolo dell’Unmik, sia del ruolo di Eulex, la missione civile dell’Unione Europea, rispetto al nuovo governo Kosovaro ed il Governo di Belgrado quale continua ad ingorare non solo il Governo Kosovaro, ma anche i Governi rispettivi che hanno gia riconosciuto questa realta nuova geopolitica dei Balcani ed in particolar modo in Kosovo.
Secondo diversi opinionisti regionali al di fuori della retorica ufficiale, risulta che l'UNMIK rimane in Kosovo operando all’interno di un campo limitato di responsabilità, principalmente nelle aree popolate dalla Comunità serba, mantenendo i contatti e le continue trattative con Belgrado. Questi opinionisti dicono che se questa precipitazione non si fa fermare giusto in tempo, sara’ evidente che il progetto dell’Unione Europea e degli Stati Uniti sul Kosovo rischierebbe molto nel dividere il Kosovo in una parte serba ortodossa e in un’altra albanese musulmana quale potrebbe anche sfuggire di mano e precipitare in scontri violenti.

La posizione internazionale ambigua in Kosovo ha suscitato reazioni critiche da parte albanese. Albin Kurti, leader del Movimento “Vetëvendosja” (Autodeterminazione) dichiara ogni tanto che il rappresentante civile internazionale e il capo della missione europea dovrebbero riferire una volta alla settimana al parlamento kosovaro. Noi non dobbiamo dimenticare che le autorita locali del Kosovo fanno sottolineare da parte loro che ''l'integrita' territoriale'' del Kosovo e' ''immutabile, intoccabile e riconosciuta sul piano internazionale, ma la realta in effetti non e cosi sul “bianco e nero”. Rimanere sul campo dei principi universali quali possono reggere a parte il posto, il Paese ed il tempo in cui si discute, noi possiamo affermare che il progressivo rafforzamento e insediamento della Nato nei Balcani e’ l’unica politica razionale dalla parte degli Usa ed Unione Europea contro vechi scenari violenti in questa regione storicamente sanguinosa.

Per concludere con una notizia modesta positiva che certo e’ molto poco al confronto di quelo che abbiamo analizzato fin’ora, pero simbolicamente molto effettiva, dobbiamo aggiungere che risulta che dodici giovani tra 18 e 21 anni provenienti da Serbia e Kosovo, di cui 8 rappresentanti delle comunita' di maggioranza serba e albanese e 4 delle minoranze, sono stati ospitati dal 17 al 19 aprile nelle strutture del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Loro attraverso incontri ed escursioni con operatori locali hanno appreso informazioni sui temi della tutela ambientale del Parco come modello di riferimento per analoghe aree protette in via di costituzione nei Balcani. I giovani dei Balcani saranno coinvolti anche in momenti di scambio culturale con giovani italiani sui temi del volontariato e della partecipazione attiva alla vita delle comunita' locali di appartenenza. I ragazzi sono i concorrenti di ''CooperaTiVa'', un ironico programma televisivo realizzato nei Balcani la scorsa estate e andato in onda tra l'autunno e l'inverno sulle emittenti nazionali B29 in Serbia e RTK in Kosovo. In ciascun episodio, le due squadre interetniche erano impegnate per il superamento di prove finalizzate a coinvolgerli in problematiche sociali e ambientali. Tappa finale il viaggio-studio in Italia, sempre finalizzato a formare i giovani in materie ambientali.

Pubblicato il 26/4/2009 alle 15.10 nella rubrica Diario.

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