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LA PROSPETTIVA EUROPEA DEI BALCANI

La Commissione Europea sulla questione dell’allargamento dell’UE ha ribadito che “tutti i paesi dei Balcani occidentali hanno una prospettiva di adesione all’Unione europea", un obiettivo sostenuto dal Consiglio europeo di Feira nel giugno del 2000, riconfermato al Consiglio europeo di Salonicco nel giugno 2003. Il Consiglio europeo nel giugno 2005 ha chiaramente ribadito gli impegni assunti.
Croazia e Macedonia, a cui è stato riconsosciuto lo status di paesi candidati, continuano a fare parte del Processo di stabilizzazione e associazione (SAP). La Croazia ha in corso i negoziati per l'adesione che negli ultimi mesi hanno subito una battuta d'arresto a causa del contenzioso sui confini con la Slovenia. La Macedonia invece attende dal 2005 e spera di aprire la trattaiva entro quest'anno se la Grecia non porrà veti per la questione del nome dell'ex repubblica jugoslava.
Sono invece potenziali candidati all'adesione gli altri paesi dei Balcani occidentali: Albania, Bosnia Erzegovina, Montenegro, Serbia e Kosovo nel quadro della risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Tutti questi paesi hanno firmato l’Accordo di stabilizzazione e associazione (primo passo formale del processo di integrazione) e Macedonia e Albania lo hanno anche ratificato. Negli ultimi mesi il Montenegro e l’Albania hanno ufficialmente presentato la richiesta di ricevere ufficialmente lo status di Paesi candidati all'adesione all’Ue.
Più complicato il discorso per la Serbia con la quale l'ASA e’ bloccato dal veto dell'Olanda che giudica insufficiente la collaborazione di Belgrado con il Tribunale internazionale per l’ex Jugoslavia, nonostante il postivo giudizio espresso recentemente dal procuratore capo Serge Brammertz nel suo rapporto annuale al segretario generale dell'ONU.

Qui di seguito il testo della corrispondenza di Marina Sikora per lo Speciale di Passaggio a Sud Est in onda questa sera alle 23,30 su Radio Radicale e dedicato al futuro europeo dei balcani occidentali, ma anche al futuro dell'Europa nella regione.


 

La Croazia, l'Ue e il contenzioso con la Slovenia
Nel gennaio 2006, la Commissione ha adottato la comunicazione “I Balcani occidentali sulla strada verso l’Ue: consolidare la stabiita’ e rafforzare la prosperita’”, che valuta i progressi compiuti dal vertice di Salonicco ed espone una serie di misure concrete destinate a rafforzare la politica Ue per i Balcani occidentali e gli strumenti di cui si avvale.
Sei anni dopo il summit di Salonicco cha ha riunito i rappresentanti dell’Ue e degli stati dei Balcani Occidentali in cui uno dei messaggi principali era quello in cui si affermava che “la mappa dell’Europa sara’ completa solo quando gli stati della regione entreranno in Ue”, il processo di avvincinamento dei Balcani occidentali e’ stato gravemente rallentato. E questo nonostante il fatto che gli stati in questione hanno compiuto considerevoli progressi relativi alle riforme politiche ed economiche. Secondo diversi analisti ma anche politici dell’area e non solo, e’ arrivato il tempo di convocare un “Salonicco 2” per andare incontro alla necessita’ di una visione europea ancora piu’ approfondita e strategica dei Balcani occidentali anche perche’ tra i politici e i cittadini della regione prevale sempre di piu’ un pensiero condiviso secondo il quale nonostante le promesse fatte a Salonicco e l’impegno dei Balcani occidentali a soddisfare le condizioni imposte dall’Ue, la strada verso l’integrazione europea sta diventando sempre piu’ lunga e incerta.
Per il candidato piu’ vicino all’adesione, la Croazia, considerata generalmente il prossimo 28 paese dell’Ue, il processo di negoziati che secondo il callendario della Commissione europea doveva concludersi entro la fine dell’anno, sta diventando un cammino sempre piu’ spinoso e frustrante. I negoziati di adesione con l’Ue sono bloccati da mesi a causa della controversia confinaria tra Croazia e Slovenia. Un tema di cui ci stiamo occupando ormai di puntata in puntata delle nostre trasmissioni. La situazione attuale non e’ per niente rassicurante e non promette nessuna vicina soluzione anche se ci sono state ipotesi che la facenda poteva raggiungere un lieto fine gia’ settimana scorsa, soprattutto per l’impegno della Commissione europea e in vista del vertice del Consiglio europeo svoltosi lo scorso giovedi’ e venerdi’ a Bruxelles. Ma dopo che non e’ stato raggiunto nessun accordo al decimo incontro trilaterale tra il commissario all’allargamento Olli Rehn e i ministri degli esteri croato Gordan Jandrokovic e sloveno Samuel Zbogar, il ministro degli esteri svedese, Carl Bildt, in occasione della presentazione a Bruxelles della prossima presidenza all’Ue, che il primo luglio passera’ dalla Repubblica Ceca alla Svezia, ha dichiarato che “il contenzioso croato-sloveno e’ una questione bilaterale che devono risolvere questi due paesi e che la presidenza svedese non intende intromettersi nella questione”. Bildt ha aggiunto che secondo l’opinione del suo paese “le dispute bilaterali non dovrebbero ostacolare i negoziati di adesione, ma come si sa, proprio di questo si tratta. Adesso tocca a questi due paesi di riflettere e vedremo se questo riflettere portera’ dei risulatati”. “Quanto alle conseguenze, penso che ce ne saranno sia per la Croazia che per la Slovenia in maniera diversa” ha detto il ministro degli esteri svedese.
Il quotidiano di Zagabria 'Jutarnji list' scive che «L'Unione europea e' «frustrata e disorientata» per la situazione relativa ai negoziati della Croazia con l'Ue. L'impegno del commissario Rehn e' finito, il lavoro della troika di mediatori altrettanto e il lavoro sulla questione non proseguira'. Questo - scrive il giornale croato - hanno detto molti diplomatici dei paesi membri dell'Ue. Il commissario Rehn ha invitato la Croazia e la Slovenia di continuare da sole i colloqui a fin di trovare una soluzione del contenzioso e ha aggiunto ottimisticamente che e' ancora possibile portare i negoziati di adesione nella fase conclusiva entro la fine dell'anno. Rehn ha ripetuto ancora una volta che la Commissione appoggia la Croazia ma bisogna, ha sottolineato, che Zagabria acceleri le riforme, in particolare quelle riguardandi la giustizia, rafforzi la lotta alla corruzione e risolva i problemi relativi alla collaborazione con il Tribunale dell'Aja. Il ministero degli esteri croato ha replicato all'appello del commissario Rehn sottolineando di insistere sulla soluzione del contenzioso croato-sloveno in sintonia con le regole internazionali. Al contempo - avverte - che qualsiasi altra soluzione sarebbe un precedente pericoloso. «La Croazia sin dall'inizio afferma che il contenzioso sul confine e' una questione bilaterale che non dovrebbe far parte del processo negoziatorio e che bisognerebbe risolvere davanti ad un organo giuridico internazionale e ha chiesto l'immediato sblocco dei negoziati» si legge in un comunicato del Ministero degli esteri e delle integrazioni europee della Croazia. Quanto alla controparte slovena, il premier sloveno Borut Pahor ha incontrato i presidenti dei partiti politici e ha sottolineato che per la Slovenia e' stato produttivo l'insistere sull'iniziativa della Commissione europea e che proporra' il proseguimento del processo di mediazione. «La Slovenia vuole che continuino i negoziati di adesione della Croazia con l'Ue ma allo stesso tempo avverte che il problema non e' stato provocato dalla Slovenia bensi' dalla Croazia a causa delle mappe inviate a Bruxelles in quanto allegati ai documenti di adesione in cui si pregiudica il confine» ha detto Pahor. E sempre per complicare ulteriormente la situazione, per la Croazia e' arrivato un nuovo «colpo» sloveno. Alla riunione del gruppo di lavoro per l'allargamento a Bruxelles, la Slovenia ha bloccato l'apertura di un altro capitolo. La spiegazione e' la stessa come nei casi precedenti – la Croazia pregiudica il confine. Con quest'ultimo atto di Ljubljana il numero di capitoli bloccati e' aumentato a 13, nove capitoli pronti per l'apertura e quattro per essere chiusi.

L'integrazione europea della Serbia
Sul'avvicinamento della Serbia all'Ue, il ministro degli esteri serbo Vuk Jeremic afferma in questi giorni che non ci sono nuove condizioni per l'integrazione della Serbia all'Ue e che dipende soprattutto dalla stessa Serbia quando questo passo avverra'.
«Nuovi condizionamenti non ci sono, la Serbia, come tutti gli altri candidati, deve soddisfare soltanto «i criteri di Copenhagen». Il sostegno da fuori e' benvenuto come anche di non avere oppositori nel nostro cammino, ma la cosa piu' importante e' che noi stessi vogliamo entrare in Europa e dobbiamo fare quello che da noi si aspetta» ha detto Jeremic.
Facendo il punto della situazione, il ministro degli esteri serbo ha valutato che la diplomazia serba nelle ultime due settimane ha raggiunto grandi successi a riguardo delle tre priorita' della politica estera del Paese. Secondo Jeremic le ultime vicende a New York, Bruxelles e Novi Sad hanno dimostrato che la Serbia sta andando avanti verso le integrazioni europee in rifermimento all'annunciata liberalizzazione dei visti, in relazione alla protezione del Kosovo con mezzi assolutamente diplomatici e per quanto riguarda la collaborazione regionale.
Un riferimento questo al processo in corso al Tribunale internazionale della Giustizia che ha accolto la richiesta di Belgrado e si pronunciera' sulla questione della legalita' dell'autoproclamata indipendenza del Kosovo, alla decisione accolta al vertice ministeriale europeo sulla liberalizzazione dei visti per i paesi che soddisfano i criteri entro la fine dell'anno, tra cui ci potrebbe essere anche la Serbia e infine al vertice dei capi di Stato dei paesi dell'Europa centrale svoltosi settimana scorsa nel capoluogo della Vojvodina Novi Sad che ha ribadito l'impegno dei vertici della regione ad una rafforzata cooperazione regionale congiunta.
Tuttavia, per quanto riguarda il passo indispensabile per l’avvicinamento della Serbia all’Ue, vale a dire lo sblocco dell’Accordo di stabilizzazione e associazione con l’Ue, stipulato tra Bruxelles e Belgrado da oltre un anno ma sospeso a causa dell’insufficiente collaborazione di Belgrado con il Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia, le aspettative non si sono ancora realizzate. Al vertice di Bruxelles, all’ultimo momento e’ stato deciso che non si discutera’ dello scongelamento dell’Accordo commerciale transitorio con la Serbia. I vertici olandesi hanno fatto sapere che non cederanno alla richiesta di avviare l’attuazione dell’Accordo anche se precedentemente avevano offerto la sua parziale attuazione sostenendo che l'ultimo rapporto periodico del procuratore capo del Tribunale dell'Aja, Serge Brammertz presentato lo scorso 4 giugno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, non ha affermato il raggiungimento della piena cooperazione di Belgrado poiche' restano latitanti i due principali ricercati per crimini di guerra e genocidio, Ratko Mladic e Goran Hadzic.
Infine, da aggiungere che un recentissimo sondaggio dell'Ufficio per le integrazioni europee del governo serbo ha dimostrato che il 61 percento dei cittadini della Serbia e’ a favore dell’ingresso del loro Paese all’Ue. Il 52 percento degli intervistati ritiene che l’adesione all’Ue significa la via verso un futuro migliore per i giovani e nuove possibilita’ di lavoro. Per il 50 % pero’ quello che maggiormente rallenta o rende difficile l’ingresso della Serbia nell’Ue e’ la politica di incessanti condizionamenti e ricatti da parte dell’Ue nei confronti della Serbia, mentre l’altra meta’ dei cittadini ritiene che a causarlo e’ l’incapacita’ della leadership serba, della mentalita’ della gente, delle consistenti riforme e del fallimento nel soddisfare gli obblighi internazionali.

Pubblicato il 24/6/2009 alle 17.38 nella rubrica Diario.

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