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UNIONE EUROPEA: ROTTA A NORD-OVEST?

Dopo mesi passati a cercare di conciliare le inconciliabili posizioni di Slovenia e Croazia sulla questione del confine che si trascina da 18 anni, l'UE ha gettato la spugna: "Fate voi" è il messaggio che Bruxelles ha mandato a Lubiana e Zagabria. Il commissario per l’allargamento Olli Rehn dopo aver provato a mettere d’accordo i due contendenti ha dovuto arrendersi. Il ministro degli Esteri svedese, Carl Bildt, che dal 1 luglio sarà presidente di turno dell'UE, è stato chiaro.
Presentando le linee guida del semestre ha detto che non si prevedono nuove iniziative tornando alla posizione iniziale dell'UE: si tratta di una questione bilaterale e se i due governi avranno qualcosa da dire a Bruxelles saranno ascoltati. La cosa è tanto più sconfortante se si considera che l'Unione Europea non stava cercando di tracciare il confine, ma soltanto di definire le modalità con cui risolvere il contenzioso. D'altra parte le due parti non hanno mostrato nessuna seria intenzione di raggiungere un compromesso.
La partita dunque è sospesa, senza vincitori, né vinti. O meglio: in attesa delle prossime schermaglie, per ora perdono sia la Slovenia, sia la Croazia. Quest'ultima, senza il via libera sloveno, resterà ancora in attesa alla porta, non chiuderà il negoziato di adesione con Bruxelles entro la fine dell’anno e l’entrata nell'Unione slitterà oltre il 2011. La Slovenia, invece, sta perdendo credibilità, “una moneta", hanno precisato fonti della presidenza svedese, "con cui si opera all’interno dell’Unione europea”. A Zagabria precisano che così non è, ma le reazioni irritate alla vera o presunta capacità di lobbying dei croati tradisce un certo nervosismo.
La presidenza svedese, da parte sua, più che di occuparsi delle beghe balcaniche sembra intenzionata a concentrarsi sull’ingresso nell’Unione dell’Islanda. Il paese, che dovrebbe presentare la richiesta formale il prossimo luglio, pare in grado procedere speditamente verso l’adesione. Un allargamento ad occidente, proiettato verso l’Atlantico e le regioni artiche, che sembra mettere in secondo piano il complicato processo di espansione ad est. Brutte notizie anche per la Turchia, quindi, che nella sua già difficile navigazione verso Bruxelles, dopo lo scoglio cipriota rischia di trovare un'isola di ghiaccio.

Pubblicato il 28/6/2009 alle 15.14 nella rubrica Diario.

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