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PER NON DIMENTICARE SREBRENICA



Oggi è l'11 luglio. Quattordici anni fa, in questo stesso giorno del 1995, la truppe serbo-bosniache comandante da Ratko Mladic, grazie all'impotenza (per non dire alla connivenza) dei caschi blu olandesi che avrebbero dovuto difenderla, entravano a Srebrenica, la cittadina bosniaca che, come altre enclaves stabilite dalla comunità internazionale, avrebbe dovuto rappresentare un rifugio per la popolazione civile e invece si trasformò in una trappola mortale.

Il massacro cominciò quasi subito. 8000 bosgnacchi maschi, secondo le stime ufficiali, furono divisi dalle loro famiglie, eliminati e sepolti in fosse comuni. Altri calcoli fatti dai sopravvissuti si spingono fino a parlare di oltre 11mila morti. Si tratta comunque del più grave crimine di guerra compiuto in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale. Un vero e proprio genocidio, come è stato definito nel 2004 dal Tribunale internazionale per la ex Jugoslavia. Il principale responsabile, l'ex generale serbo-bosniaco Ratko Mladic, è tutt'ora ricercato dalla giustizia internazionale.

Il Parlamento europeo ha proclamato l'11 luglio Giorno della memoria delle vittime di Srebrenica e ha invitato i paesi membri dell'UE e quelli dei Balcani occidentali a commemorare la ricorrenza. Anche questo blog vuole contribuire a mantenere vivo il ricordo delle vittime di Srebrenica e con esse di tutte quelle delle altre tante, troppe stragi che hanno insanguinato l'ex Jugoslavia negli anni '90.

Per non dimenticare, perché non accada mai più.


Sul Giorno della Memoria di Srebrenica e istituito dal Parlamento Europeo e sull'importanza del ricordo come base per costruire un futuro multietnico di rispetto e di convivenza segnalo l'intervista a Enisa Bukvic, presidente della Comunità della Bosnia-Erzegovina, sul sito di Radio Radicale.

Pubblicato il 11/7/2009 alle 13.0 nella rubrica Diario.

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