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LA QUESTIONE SERBA

Quando si parla dei Balcani non si può non parlare della Serbia. Non c’è questione che riguardi il presente ed il futuro della regione che non passi per Belgrado. È questa la tesi che sta alla base del volume pubblicato recentemente dall’editore tedesco Nomos a cura del Center for European Integration Strategies (CEIS) di Ginevra, un think-tank che da tempo studia e approfondisce le questioni che riguardano l’universo balcanico. Il titolo scelto è significativo: Srbija je vazna, ovvero "la Serbia è importante" o anche "la Serbia conta".
Il lavoro è stato coordinato dall’ex Alto rappresentante in Bosnia Erzegovina e inviato speciale dell’Ue in Kosovo Wolfgang Petritsch, dal segretario generale del CEIS, Christophe Solioz, e da Goran Svilanovic, ex ministro degli Esteri serbo, che ha chiamato a raccolta un gruppo di analisti, esperti ed osservatori per tracciare una radiografia della “questione serba”, dal punto di vista politico, diplomatico ed economico. 26 i contributi di cui si compone il volume che è diviso in tre sezioni (Serbia in Europe, Nation and State: Past and Present e Serbia and its Economic Challenges Today). I destinatari sono chiari: Bruxelles e Belgrado. E altrettanto chiaro è il messaggio: entrambe devono fare di più.
Bruxelles ha rallentato da tempo sull’integrazione dei Balcani nell’Unione con la conseguenza che i processi di riforma nei paesi dei Balcani occidentali si sono pressoché bloccati. Anche questi paesi, del resto, hanno le loro responsabilità: sebbene aspirino a un futuro nell'Unione e le rispettive leadership politiche insistano su questo scenario, ognuno di loro ha problemi che non riesce a risolvere nel percorso di integrazione europea. Quelli della Serbia sono diversi: c’è il Kosovo, innanzitutto, c'è la spinosa vicenda della cooperazione con il Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia, c'è l'altrettanto grave questione della sua collocazione internazionale, c'è il problema delle minoranze e infine, la necessità di affrontare la crisi economica.
Tutte queste questioni rimandano alle responsabilità europee e così come a quelle della Serbia. All'UE che non sa o non vuole più impegnarsi per e nei Balcani, ma anche a Belgrado che sembra sempre in mezzo al guado, non imbocca con decisione e una volta per tutte la strada delle riforme e degli standard europei e continua a barcamenarsi tra Bruxelles e Mosca. Sia l'Unione Europea che la Serbia sono però tenute ad abbandonare incertezze, ritrosie e diffidenze, perché, come scrive Matteo Tacconi nella presentazione del volume sul sito di Osservatorio Balcani, "l’Europa senza i Balcani è un corpo mutilato e i Balcani senza la Serbia lo stesso".

Srbija je vazna: unutrasnje reforme i evropske integracije
edited by Wolfgang Petritsch | Goran Svilanovic | Christophe Solioz
(Belgrade: Samizdat B92, 2009), 256 pp.

Pubblicato il 25/8/2009 alle 18.7 nella rubrica Diario.

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