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TURCHIA: INDISCREZIONI SUL PIANO DI PACE CON I CURDI

Guerriglieri curdi del PkkIndiscrezioni sul piano di pace che dovrebbe mettere fine al conflitto tra la Turchia e la guerriglia separatista curda. Nel mese di luglio si erano diffuse voci circa una "road map" elaborata dal leader storico del PKK, Abdullah Ocalan (da dieci anni detenuto nel carcere di massima sicurezza sull'isola di Imrali, in mezzo al mar di Marmara) che sarebbe pronto a deporre le armi e a rinunciare all'indipendenza del Kurdistan in cambio di una nuova costituzione che, rifacendosi alle origini della moderna repubblica turca riconosca i diritti del popolo curdo e la sua specificità culturale. L'ufficializzazione sembrava potesse avvenire attorno al 15 luglio, poi ci sono stati una serie di rinvii anche se niente di ufficiale è circolato. E mentre cresce l'attesa per una svolta che potrebbe porre fine ad una guerra sanguinosa che dura da venti anni si moltiplicano voci e indiscrezioni.

Oggi il quotidiano Zaman, vicino al partito del premier, l'Akp, ha pubblicato quelle che potrebbero essere le linee generali del documento a cui starebbe lavorando il governo per risolvere il problema curdo. Non si sa nulla invece del piano elaborato da Ocalan: il giorno di Ferragosto i legali del leader del PKK non sono stati in grado di visitarlo in carcere a causa di un guasto all'imbarcazione che avrebbe dovuto condurli al carcere e da quel da Imrali tutto tace. Stando a Zaman il piano governativo si articolerebbe in dieci punti che darebbero maggiori garanzie alla minoranza curda salvaguardando allo stesso tempo l'unità dello stato turco. Le modifiche alla Costituzione sarebbero affrontate invece in un secondo tempo data la complessità delle modifiche alla carta.

Vediamo i punti in cui sarebbe articolata la proposta del governo secondo quanto pubblicato da Zaman.
Il primo punto riguarda l'unità della nazione turca che non deve essere messa in discussione per nessun motivo. Il secondo punto riguarderebbe la possibilità di fare campagne elettorali in curdo con una modifica dell'articolo 81 della legge sui partiti politici. Il terzo punto prevederebbe la possibilità per i curdi di studiare la loro lingua madre a scuola: resta da chiarire se la materia rientrerebbe nei programmi ministeriali o se si tratterebbe di corsi falcotativi da frequentare liberamente. Al quarto punto concederebbe ai detenuti curdi di esprimersi nella loro lingua con i familiari. Il quinto punto riguarderebbe invece il ripristino dei nomi curdi originali nei villaggi curdi nell'est e nel sud-est che sono stati turchizzati. Il sesto punto riguarda la nascita di istituti di lingua curda nelle università di Mardin-Artuklu e Diyarbakir-Dicle. Il settimo punto toccherebbe invece la delicata questione dei minori, soprattutto di quelli che in carcere perché hanno tirato sassi alla polizia e che sono trattati alla stregua di terroristi. A questo proposito dovrebbe essere cambiato l'articolo 9 della legge antiterrorismo. L'ottavo punto è quello che prevederebbe un'amnistia parziale e la non punibilità per coloro che non hanno mai preso parte ad azioni armate. E' molto importante notare che su questo ci sarebbe il via libera delle forze armate. Il nono capitolo riguarderebbe l'ampliamento della libertà di espressione a patto che non venga usata per istigare alla violenza. Il decimo punto infine riguarderebbe la restituzione della cittadinanza e della libertà agli intellettuali curdi che non hanno mai partecipato ad azioni armate.

La Turchia ha quindi la possibilità finalmente di mettere fine ad un conflitto che si protrae da troppo tempo e che ha pregiudicato lo sviluppo sociale ed economico del sud est del paese. Ma, come scrivevo il 3 agosto, la road map dovrà fare i conti con alcuni notevoli rischi. Da parte curda l'autorità di Ocalan potrebbe non essere più quella di un tempo e quindi una parte del suo movimento potrebbe non seguirlo e continuare la lotta armata facendo fallire ogni progetto di pacificazione e di soluzione della questione curda. Grossi ostacoli potrebbero però venire anche da parte turca. Dai militari, prima di tutto, anche se è improbabile che il governo abbia elaborato le sue proposte senza un accordo preventivo e una "supervisione" dei vertici delle forze armate (come dimostrerebbe l'ok ai progetti di amnistia). Il rischio più concreto viene probabilmente dai settori nazionalisti (sia quelli di tradizione kemalista, sia quelli di destra). Il Mhp, il partito nazionalista a cui fanno riferimento i "lupi grigi", ha fatto sapere che boccerà il piano che il governo sta mettendo a punto qualsiasi cosa esso contenga. Il Mhp sostiene che tutti gli sforzi portati avanti dal governo fino a questo momento sono contrari all'articolo 3 della Costituzione attuale, quella in vigore dal 1982 e figlia del golpe militare del 1980. Inoltre, per mettere in difficiltà il governo, il segretario del Mhp, Devlet Bahceli, ha dato ordine al suo partito di preparare un report che chiarisca quali siano le condizioni in cui vivono oggi in Turchia gli aleviti, la minoranza musulmana di derivazione sciita che abita nel paese fin dai tempi dell'Impero ottomano ed è stata molte volte vittima di persecuzioni.

Pubblicato il 25/8/2009 alle 20.32 nella rubrica Diario.

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