Blog: http://passaggioasudest.ilcannocchiale.it

LA SERBIA CONTA. MOSCA, PECHINO E WASHINGTON LO SANNO. E BRUXELLES?

Boris Tadic e Hu Jintao durante un precedente incontro nel 2005 (Foto tratta dal sito www.paople.com.cn)Chi pensa che i Balcani siano una regione marginale rispetto alle grandi partite geo-strategiche in corso, un'area complicata, incomprensibile, tutto sommato poco significativa nel ridisegno dei rapporti di forza a livello globale, farebbe bene a ricredersi e a tenere d'occhio le manovre dei grandi attori mondiali nella regione e il ruolo della Serbia, che di questa è regione è la chiave di volta.
Lo scorso maggio Belgrado ha ospitato il vice-presidente americano Joe Biden in una delle sue prime missioni internazionali da quando è arrivato alla Casa Bianca. In autunno, invece, sarà la volta del presidente russo Medvedev. Il presidente serbo Boris Tadic, intanto, è appena rientrato da un’importante visita ufficiale a Pechino, dove si è recato dal 20 al 24 agosto insieme al ministro degli Esteri Jeremic, al ministro dell’Economia Dinkic e ad una folta delegazione di imprenditori.
L’obiettivo era quello di portare in Serbia gli investimenti di una delle potenze economiche e politiche più importanti al mondo attraverso un programma fitto di incontri con diverse realtà economico-finanziare. Obiettivo raggiunto, visto che la missione serba è tornata in patria con una serie di accordi significativi sul piano politico e soprattutto economico, tali da far dichiarare a Tadic, già alla vigilia della partenza, che la Cina è la “quarta colonna” della politica estera serba, insieme a Washington, Mosca e Bruxelles.
Del resto gli ottimi rapporti tra i due paesi affondano le loro radici fin dagli anni ‘70, quando l’ostilità che aveva caratterizzato i rapporti tra la Cina di Mao e la Jugoslavia titoista lasciò via via il posto ad un riavvicinamento che Slobodan Miloševic strinse ulterirmente anche per rispondere all’isolamento internazionale. Non a caso durante la guerra del 1999, i caccia americani colpirono l'ambasciata cinese in Serbia, anche se la versione ufficiale di Washington parlò di errore. Il bombardamento fece stringere ulteriormente i rapporti tra i due paesi, che non mutarono nemmeno dopo la caduta di Slobo e il cambio di regime a Belgrado. La vicenda dell'indipendenza del Kosovo ha ribadito la comunanza di vedute rispetto ai problemi di sovranità. Questa convergenza è alla base dell'accordo di collaborazione strategica firmato in questi giorni da Tadic e dal suo omologo cinese Hu Jintao.
Le questioni strettamente politiche sono però il quadro entro il quale dare vita ad una proficua collaborazione economica e commerciale. E questo è stato il risultato più concreto della visita di Tadic a Pechino, la terza negli ultimi quattro anni. Dati i limiti del mercato serbo in termini di assorbimento delle esportazioni cinesi saranno le infrastrutture il settore più significativo di una collaborazione fondata su ottime relazioni politiche: Tadic ha infatti sottolineato che la Serbia è destinata a somigliare sempre più ad un grande cantiere nei prossimi anni.
Belgrado sembra insomma avviata a diventare un’importante testa di ponte per la Cina interessata ad ampliare la propria presenza in Europa attraverso i paesi economicamente emergenti impegnati nel processo di integrazione nell’UE. Si noti che la Serbia ha ottenuto una partnership strategica che la Cina al momento ha accordato a non molti altri paesi al mondo.
In un articolo pubblicato oggi sul sito di Osservatorio Balcani, che ho qui riassunto e in cui analizza il senso della missione serba in Cina, Marco Abram fa opportunamente notare che "l’idea [del governo serbo] sembra quella di far valere la propria posizione strategica e - in un momento di ridefinizione degli assetti geopolitici globali – di maturare l’eterogenea rete di relazioni che il paese ha sul piano economico e politico. Non poteva mancare quindi uno dei poli più importanti nel quadro delle relazioni internazionali odierno come la Cina che, attraverso gli accordi economici e i ricorso a strumenti di soft power, sta cercando di contendere l’influenza agli Stati Uniti in realtà emergenti e in via di sviluppo". In altre parole, "Belgrado, pur mantenendo prioritario l’obiettivo dell’integrazione europea, sembra quindi intensificare gli sforzi verso il consolidamento di una articolata politica estera autonoma. Non a caso, prima della partenza per la Cina, è stato sottolineato più volte come l’ingresso nell’UE non muterà il carattere dei rapporti diplomatici che si stanno perfezionando in questo periodo".
Bruxelles, Washington, Pechino e Mosca quindi. Washington si è mossa a maggio, a Pechino è andato (di nuovo) Tadic, da Mosca fra poco arriverà Medvedev. E Bruxelles? L'Unione Europea ha rallentato da tempo il processo di integrazione dei Balcani e sembra non sapere o non volere più impegnarsi per e nella regione: sarà capace di abbandonare incertezze, ritrosie e diffidenze, o si comporterà ancora una volta da nano politico? La Serbia conta, come recita il titolo del saggio da poco pubblicato e di cui ho parlato in un post qualche giorno fa: Mosca e Pechino lo sanno, la Washington di Obama se ne è accorta. E Bruxelles?

Pubblicato il 27/8/2009 alle 12.0 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web