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VINCONO I VIOLENTI: PRIDE ANNULLATO A BELGRADO. MA E' VERA VITTORIA?

Le autorità serbe hanno ritirato l'autorizzazione a svolgere la parata del "Pride 2009" prevista per domani mattina a Belgrado dopo le ripetute minacce di violenze da parte dei gruppi ultranazionalisti. Secondo quanto dichiarato dagli stessi organizzatori, il ministero dell'Interno ha dichiarato che l'annullamento è stato deciso per ragioni di sicurezza, data l'impossibilità per le forze dell'ordine di garantire l'incolumità dei partecipanti e impedire il ripetersi delle gravi violenze che 8 anni fa posero fine al primo, e finora unico, tentativo di dar luogo anche a Belgrado ad una manifestazione per i diritti delle persone LGBT.

"Tutti sanno cosa accadrebbe se realizzassero questa parata della vergogna, e la responsabilit
à sarebbe di chi la organizza", aveva dichiarato nei giorni scorsi Mladen Obradovic, esponente del gruppo ultranazionalista Obraz. Un altro gruppo di estrema destra, il "Movimento 1389", aveva non solo annunciato che i suoi membri non avrebbero rinunciato alla propria "contro manifestazione", vietata dalle autorità cittadine, ma aveva anche invitato a redigere una "lista nera" dei partecipanti al Pride da "sottoporre a linciaggio". Anche il capo della Chiesa ortodossa serba, il metropolita Amfilohije, non ha mancato di elevare la sua esecrazione nei confronti di quella che ha definito la "sfilata della vergogna" e la "parata di Sodoma e Gomorra", dichiarazioni che erano state lette dagli estremisti come una sorta di appoggio e di benedizione delle loro bellicose intenzioni.

Numerose dichiarazioni di sostegno alla manifestazione e di netta condanna alle violenze, erano arrivate invece dal mondo istituzionale, politico, delle organizzazioni non governative e internazionali, compresa quella del presidente della Repubblica, Boris Tadic, il quale aveva assicurato che non sarebbero state tollerate violenze da parte degli estremisti. Sostegno al Pride di Belgrado era stato espresso anche dalla presidenza svedese dell'Ue, dalle ambasciate di Gran Bretagna e Germania, dall'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) che in un comunicato aveva lodato "l'impegno della Serbia a sostenere l'eguaglianza e la libert
àdei suoi cittadini a riunirsi pacificamente".

Per avere un'idea di quello che accadde a Belgrado otto anni fa, tra piazza della Repubblica, Kneza Mihaila e
le vie limitrofe vi consiglio di guardare questo video facilmente reperibile su You Tube. Altri è possibile trovarne usando come chiavi di ricerca "pride, belgrade". Sono immagini piuttosto dure. E' consolante sapere, però che i facinorosi barbuti che indossano berretti cetnici e scandiscono truci slogan, facendo saluti nazisti e sventolando lugubri bandiere nere con teschi e tibie incrociate, sono tutto sommato una minoranza, violenta ma piccola, e che accanto a questa minoranza c'è una società (questa sì "civile") che vuole vivere in pace.

Lo svolgimento pacifico del Pride 2009 a Belgrado era considerato una sorta di "test di democrazia" per la Serbia che di recente ha adottato una nuova legge anti-discriminazione, in linea con gli standard UE. Evidentemente, per
à la Serbia, nel suo lungo e non facile cammino verso l'integrazione europea, oltre alle riforme di carattere politico, economico e sociale, dovrà affrontare anche il mutamento dei suoi costumi come avviene in qualunque Paese civile. E la Serbia è un Paese civile. Questa sarà forse la sfida più difficile e importante per il suo futuro. E d'altra parte la Serbia non è la sola a dover affrontare questa sfida che riguarda tutti i Paesi e tutte le popolazioni dei Balcani. E chiunque voglia bene ai Balcani e ai suoi popoli non può che augurarsi che questa sfida venga vinta.

Pubblicato il 19/9/2009 alle 17.55 nella rubrica Diario.

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