Blog: http://passaggioasudest.ilcannocchiale.it

LA SITUAZIONE DEL KOSOVO / 1

KOSOVO: PROSEGUE L'OFFESIVA DIPLOMATICA DELLA SERBIA
di Marina Sikora per Radio Radicale

Qui di seguito il testo della corrispondenza di Marina Sikora per lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda ieri sera, mercoledì 23 settembre, a Radio Radicale e dedicato alla situazione del Kosovo. La Serbia prosegue nella sua iniziativa diplomatica contro la secessione del Kosovo, in occasione  della sessione dell'Assemblea generale delll'Onu che vede riuniti al Palazzo di vetro i capi di Stato e di governo di tutto il mondo e in vista dell'inizio del procedimento davanti alla Corte internazionale di giustizia che dovrà prununciarsi sulla legittimità della dichiarazione unilaterale di indipendenza da parte dei kosovari albanesi. Intanto, fra meno di due mesi, si terranno in Kosovo le elezioni amministrative, primo appuntamento elettorale dopo l'indipendenza e importante test politico.

Il ministro serbo per il Kosovo Goran Bogdanovic si dice convinto che la Serbia all’appena iniziata Assemblea Generale dell’Onu otterra’ un’altra vittoria diplomatica nella lotta per la salvaguardia della propria sovranita’ ed integrita’ territoriale. Infatti, la sessione autunnale al Palazzo di Vetro alla quale parteciperanno, come di consueto, i capi di stato e di governo dei Paesi membri delle Nazioni Unite, e’ l’ultima occasione sia per la Serbia che per il Kosovo di un maggiore impegno diplomatico relativo alla questione dell’indipendenza di Pristina prima dell’inizio del procedimento davanti alla Corte internazionale di giustizia dell’Aja.
“La Serbia e’ preparata bene per difendere le sue posizioni a riguardao del Kosovo e il presidente Boris Tadic nel suo intervento che e’ in programma il prossimo 25 settembre illustrera’ gli argomenti che sono incontestabili e fondati sul diritto internazionale” ha detto il ministro per il Kosovo Bogdanovic in una intervista all’agenzia di stampa serba Tanjug. Bogdanovic afferma che la Serbia, grazie anche al sostegno e all’aiuto della Russia, Cina e alcuni paesi dell’Ue che non riconoscono l’autoproclamata indipendenza del Kosovo e che hanno problemi simili, riuscira’ a difendere le sue posizioni e il suo diritto internazionalmente garantito.
A proposito di quesa convinzione, Bogdanovic ha puntato anche sulla posizione espressa recentemente dal Marocco, in quanto uno dei paesi la cui voce e’ rispettata e ha un peso significativo nel mondo arabo, nonche quella di Israele che ha un’influenza globale incontestabile. Il ministro serbo ha aggiunto che a favore della difesa delle posizione serbe parla anche il rapporto dell’OSCE, delle organizzazioni nongovernative ed altre istituzioni e organizzazioni internazionali che lottano per il rispetto di diritti umani in Kosovo.
Bogdanovic ha avvertito pero’ che anche le istituzioni provvisorie kosovare “si sono preparate bene” per il dibattito in seno alle Nazioni Unite e di contare con il sostegno di quei paesi che hanno riconosciuto l’indipendenza di Pristina e che svolgono un lavoro di lobbing con l’obbiettivo di convincere altri di seguire il loro esempio.
Il ministro serbo per il Kosovo e’ ottimista quando si tratta dell’inizio del dibattito davanti alla Corte internazionale di giustizia dell’Aja sulla legittimita’ della proclamazione unilaterale dell’indipendenza del Kosovo che iniziera’ il prossimo primo dicembre. Secondo Belgrado, la Corte prendera’ una decisione che sara’ “nell’interessse dello Stato serbo, dei Balcani occidentali in generale e del mondo intero”. Bogdanovic ha sottolineato che “la provincia serba meridionale non puo’ essere un precedente ne’ un caso particolare come alcuni vogliono presentarlo”. Lui sottolinea il noto fatto che nel caso del Kosovo e’ violato il diritto internazionale, che non vengono rispettati i diritti umani, che il Kosovo e Metohija e’ un “buco nero” di criminalita’ e di essere “lontano dalla tesi che proclamano le istituzioni provissorie e una parte della comunita’ internazionale secondo la quale il Kosovo sarebbe una societa’ multietnica”.

A proposito del processo che iniziera’ il prossimo primo dicembre all’Aja davanti alla Corte internazionale di giustizia, in cui questo organo di diritto internazionale dovra’ pronunciarsi sulla legalita’ dell’autoproclamata indipendenza di Pristina, il ministro degli esteri della Serbia Vuk Jeremic afferma che questo sara’ “un dibattito di carattere storico” poiche’ la Corte “per la prima volta valutara’ la legalita’ di un atto unilaterale della secessione e per la prima volta i piu’ potenti Stati del mondo incroceranno le loro argomentazioni proprio nell’aula dell’Aja”. Secondo le sue parole, l’iniziativa della Serbia ha cosi’ portato ad un precedente e Belgrado spera che avra’ un’influenza sulle modalita’ in cui verranno risolti i contenziosi internazionali ed i conflitti nel 21-esimo secolo. “In modo pacifico, diplomatico e giuridico nell’aula della Corete intenazionale di giustizia” ha spiegato Jeremic. Quando i Paesi piu’ potenti del mondo si trovano in un’aula giuridica, allora il processo e’ sotto l’occhio attento dell’opinione internazionale: e con questo viene ridotto lo spazio per pressioni politiche – ha sottolineato il capo della diplomazia serba. Jeremic ha aggiunto che la priorita’ della politica estera della Serbia e’ la salvaguardia della sovranita’ ed integrita’ territoriale che comporta la lotta per impedire un numero significativo di stati a riconoscere il Kosovo indipendente. “In questo senso abbiamo avuto un successo molto piu’ grande di quanto lo si aspettava” ha concluso Jeremic. Secondo gli esperti, alla sentenza della Corte internazionale di giustizia si dovra’ attendere ancora almeno per un anno. 

Sulle prossime elezioni locali che si terranno in Kosovo, il segretario di stato Oliver Ivanovic afferma che la risposta dei serbi kosovari sara’ molto modesta e che ne sono consapevoli anche quelli che hanno annunciato la loro partecipazione a queste elezioni. “Penso che questo sia la ragione dominante del perche’ queste persone hanno annunciato che parteciparanno alle elezioni – poiche’ sanno che un basso numero di voti acquistati sara’ sufficiente per ottenere i seggi dei consiglieri” ha valutato il segretario di stato serbo presso il Ministero per il Kosovo e Metohija. Ivanovic ritiene che queste elezioni sicuramente non significheranno che i serbi avranno i loro comuni. “I promotori del piano di Ahtisaari e dell’indipendenza kosovara sono consapevoli che con una partecipazione bassa, non possono contare sulla legittimita’ di queste persone” ha spiegato Ivanovic. Cio’ significa – ha precisato – che quelli che entreranno nei Consigli con un modesto numero di seggi, serviranno solo come ‘decorazione’ e ha sottolineato che sicuramente “non avranno ne’ il sostegno ne’ la collaborazione della popolazione locale, come nemmeno delle autorita’ di Belgrado”. Alla domanda se il governo della Serbia e il suo ministero faranno pressioni sui serbi kosovari per convicerli a non partecipare a queste elezioni, Ivanovic ha risposto che “quelli che si recheranno alle urne sicuramente non perderanno il lavoro ma devono essere consapevoli che non potranno svolgere allo stesso tempo due lavori”, vale a dire che “non potranno essere consiglieri o avere qualsiasi funzione esecutiva nei comuni e allo stesso tempo lavorare nell’istruzione pubblica, sanita’ o autogoverno locale che sono finanziati da Belgrado”. Nessun ufficio internazionale non potra’ investire risorse finanziarie attraverso persone la cui legittimita’ e’ contestabile, ha avvertito Ivanovic concludendo che in una tale situazione la legittimita’ contestabile e’ di tutti coloro che riceveranno meno di 20 o 30 percento di voti.

Intanto, la delegazione della Serbia guidata dal capo dello Stato serbo Boris Tadic e’ arrivata martedi’ a Cleveland iniziando cosi’ la visita ufficiale negli Stati Uniti che sara’ focalizzata su New York nell’ambito della 64-esima Assemblea Generale dell’Onu. Il dibattito generale in cui tradizionalmente parteciperanno i piu’ alti rappresentanti dei 192 Paesi membri delle Nazioni Unite seguira’ dal 23 al 28 settembre, al Palazzo di Vetro. “La Serbia continuera’ a condurre la sua politica di pace, accordamento e integrazione nell’Ue, ma non rinuncera’ agli interessi legittimi e nazionali nella difesa della sovranita’, integrita’ territoriale e identita’” ha affermato il presidente Boris Tadic a Cleveland, prima tappa del suo soggiorno negli Stati Uniti. Al ricevimento organizzato per i rappresentanti della diaspora serba alla quale hanno partecipato anche il senatore George Vojnovic e il comandante della Guardia nazionale dell'Ohio, Gregory Wayt, Tadic ha sottolineato che la Serbia non condurra’ una politica che esporrebbe la gente ai rischi. Il presidente serbo ha rilevato che la politica della Serbia sara’ razionale e dignitosa a fin di difendere gli interessi nazionali e statali. Tadic ha chiesto alla diaspora serba che vive in Ohio, di trasmettere il suo messaggio a tutti i serbi che vivono negli Stati Uniti sottolineando di non vedere “alternativa ad una tale politica”. Ha ripetuto che la Serbia non rinuncera’ mai alla salvaguardia dell’integrita’ territoriale e alla sovranita’ ma che non mettera’ nemmeno a rischio le vite delle persone. “Noi conduciamo una politica di pace e difendiamo il Kosovo con mezzi diplomatici e politici. Oggi la Serbia e’ uno stato democratico che vuole diventare membro dell’Ue” ha sottolineato il presidente Tadic dicendosi convinto che la Serbia nel futuro sara’ un partner forte degli Stati Uniti.

Anche la visita ufficiale del premier Mirko Cvetkovic in Slovacchia ha messo in rilevanza il problema del riconoscimento del Kosovo relativo alla posizione slovacca. In questa occasione, il premier slovacco Robert Fico ha dichiarato che non esiste nessuna ragione per cui il suo paese dovrebbe cambiare posizione e riconoscere il nuovo stato kosovaro. “La nostra posizione relativa al Kosovo non e’ soltanto questione di simpatia verso la Serbia e non e’ in nessun collegamento con la nostra posizione verso gli Stati Uniti e Russia” ha detto Fico alla conferenza stampa congiunta con il suo omologo serbo Mirko Cvetkovic. Fico ha avvertito altrettanto che rifiutando il riconsocimento del Kosovo, il suo governo dimostra che la Slovacchia difendera’ con tutte le sue forze gli interessi nazionali slovacchi contro- come ha detto - una politica estremamente pericolosa che sta’ conducendo uno dei due partiti rilevanti degli Ungheresi slovacchi – il Partito della coalizione ungherese, contro la sovranita’ della Slovacchia. Secondo il premier slovacco, il fatto che la questione della legalita’ dell’autoproclamata indipendenza del Kosovo si trovera’ davanti alla Corte internazionale di giustizia dell’Aja rappresenta un sucesso diplomatico di Belgrado.

Pubblicato il 24/9/2009 alle 18.16 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web