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LA BOSNIA-ERZEGOVINA DA DAYTON A... DOVE?

La comunità internazionale si muove per cercare di affrontare la crisi politica e istituzionale che rischia di distruggere la Bosnia Erzegovina a quindici anni dagli accordi di pace di Dayton. Il 9 ottobre per iniziativa di Ue e Usa si è svolto a Butmir, nei pressi di Sarajevo, un vertice a cui sono stati convocati i leader degli otto più importanti partiti politici. All'incontro non è stata invitata la Russia, che non ha gradito l'esclusione. Una prossima riunione è stata fissata per il prossimo 20 ottobre. Questa "mini Dayton”, come è stata definita, certo in maniera eccessiva, da alcuni commentatori potrebbe però rappresentare effettivamente l’inizo di una revisione dell’Accordo che segnò la fine del conflitto del 1992-95.
Attualmente la Bosnia è divisa in due entità: la Federazione croato-muslmana e la Republika Srpska ognuna con le sue istituzioni separate. Al vertice una presidenza tripartita retta a turno da un rappresentante di ciascuna delle tre etnie maggiori. Il Paese è sottoposto ad un protettorato esercitato da un Alto rappresentante internazionale con poteri di controllo e di veto sulle autorità locali. I veti incrociati tra le diverse etnie e le loro diverse forze politiche, uniti alle spinte secessioniste provenienti in particolare dalla Republika Srpska, hanno bloccato il processo di riforme e provocato un impasse istituzionale i cui esiti potenziali potrebbero portare alla dissoluzione del Paese. In questo quadro non aiuta l'ipotesi di riduzione del contingente militare internazionale e l'intenzione di chiudere l'ufficio dell'Alto rappresentante più volte manifestata da diversi Paesi europei.

Qui di seguito la parte della corrispondenza di Marina Sikora andata in onda su Radio Radicale nella puntata del 10 ottobre di Passaggio a Sud Est dedicata alla riunione di Butmir.


Venerdi’, 9 ottobre, si e’ svolta a Butmir una riunione molto importante per la Bosnia Erzegovina in chiave di trovare una soluzione duratura per la profonda crisi politica in cui ormai da lungo tempo si trova questo Paese dell’ex Jugoslavia che dopo la guerra sanguinosa degli anni ’90 oggi e’ concepito sulle basi stabilite con l’Accordo di pace di Dayton. Annunciando il vertice di Butimir, nella base della Nato e dell’Eufor alla periferia di Sarajevo, i media hanno parlato addirittura di una “Mini Dayton” che potrebbe essere l’inizo di una revisione dell’Accordo che segno’ la fine della guerra in BiH. La riunione e’ stata organizzata dall’Unione europea e dagi Stati Uniti per convocare i leader degli otto piu’ importanti partiti politici di cui non tutti hanno confermato la loro presenza. I vertici europei ed americani sono preoccupati dello stallo politico nel Paese e sperano che questo incontro possa favorire un accordo su tutta una serie di cambiamenti, tra cui la riforma costituzionale, indispensabile per l’avanzamento della Bosnia Erzegovina nelle integrazioni euroatlantiche. Le divergenze delle due entita’ che costituiscono la Bosnia di Dayton, la Federazione BiH (a maggioranza croato musulmana) che vorrebbe uno stato piu’ funzionante e la Republika Srpska (a maggioranza serba) i cui leader si oppongono fortemente al rafforzamento delle istituzioni centrali e ad una possibile eliminazione delle entita’, hanno completamente bloccato il processo di riforme e fermato il cammino della BiH verso l’Europa. Proprio per questo, il ministro degli Esteri svedese Carl Bildt, a nome della presidenza dell’Ue, e il sottosegretario di Stato americano, Jim Steinberg, hanno invitato alla riunione di Butmir i leader dei piu' importanti partiti politici. Milorad Dodik, dal canto suo, considerato il fattore piu’ preoccupate per la sua rigida retorica, ha assicurato che ''non passera' nulla che danneggi la Rs e le sue competenze e che non ci sara' alcuna decisione sulle modifiche costituzionali, delle quali si puo' discutere solo in linea di principio''. Per Dodik, la sua presenza a Butimir e’ a fin di discutere e non di raggiungere degli accordi.

La riunione alla quale hanno partecipato quindi il ministro degli esteri Carl Bildt, il vice segretario di Stato americano James Steinberg, e l’eurocommissario all’allargamento Olli Rehn almeno per adesso e’ finita senza risultati particolari. Tanto per confermare quanto la situazione resta complicata. Anche se nessuno dei tre diplomatici occidentali non ha voluto illustrare i detagli proposti ai leader politici della BiH, da quanto dichiarato dal capo della diplomazia svedese a nome della presidenza europea, e’ evidente che si tratta di soddisfare le condizioni che prima aveva posto il Consiglio per l’attuazione della Pace in BiH (PIC) che implicano anche delle piccole modifiche della Costituzione. La prossima riunione dei diplomatici euro-americani con i leader politici della BiH dovrebbe svolgersi il 20 ottobre. Secondo le aspettative di Bildt e Steinberg, i capi degli otto partiti politici della BiH dovrebbero utilizzare il tempo per consultare le proposte e considerare le misure da intraprendere.

C’e’ da sottolineare che in vista del vertice di Butmir, a opporsi alla iniziativa dell’Ue e degli Stati Uniti e’ stata la Russia, infastidita per il mancato invito a questa riunione. A chiarire la posizione di Mosca e’ stato l’ambasciatore russo Alexander Botsan Kharchenko che ha ribadito l’immediata necessita’ di trasformare l’Ufficio dell’Alto rapprsentante internazionale per la BiH e di cambiare l’atteggiamento della comunita’ internazionale nei confronti della BiH. Nella sua intervista rilasciata qualche giorno fa per i media della Rs, l’ambasciatore russo ha spiegato che la Russia e’ sempre stata a favore del dialogo, come unico meccanismo per risolvere i problemi del Paese. Ma secondo Kharchenko, subentrato da pochi giorni nella sua funzione di ambasciatore russo in BiH, tutte le tensioni che si possano definire “crisi” non saranno mai cosi’ gravi da provocare una disintegrazione del Paese. E mentre l’opinione generale e’ che in BiH vi e’ una profonda crisi politica che produce instabilita’, l’ambasciatore russo afferma che “la Bosnia e’ stabile” e che Mosca “non crede che questo tipo di controversie possa disintegrare il Paese” aggiungendo anche che “la Russia ritiene che il Paese e’ stabile, ma deve fare necessariamente un passo avanti nel rispetto di tutti i rappresentanti delle istituzioni in BiH e delle due entita’. Si deve migliorare il potere centrale ma sulla base dell’Atto di Dayton”, sottolinea Kharchenko. L'ambasciatore russo ha  chiaramente esposto la sua opinione che nessun cambiamento o riforma costituzionale deve essere una condizione necessaria per la chiusura dell'ufficio dell'OHR.  Avverte infatti che ogni cambiamento dell'Atto costitutivo "potra’ essere  fatto solo sulla  base di un consenso interno, con l'accordo di tutti", e, poiche’ su di esso esistono molti disaccordi, "non e’ questo il momento di apportare dei cambiamenti all’Accordo di Dayton”. E sempre in questa intervista, il rappresentante diplomatico russo, riprendendo le stesse parole del ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, si e’ detto contrario all’utilizzo dei poteri di Bonn che, secondo lui, potranno solo provocare una nuova situazione di crisi e ostacolare il dialogo in Bosnia Erzegovina. “La Russia considera le misure di Valentin Inzko inutili e smisurate, come inutili ed inefficaci sono i poteri di Bonn” ha detto Kharchenko. Infine, per quanto riguarda il processo di integrazione della BiH, l’ambasciatore russo e’ dell’opinione che il Paese non si trovi a grande distanza rispetto agli altri Stati della regione. La posizione della Russia – ha ricordato – e’ ben nota a riguardo della strumentalizzazione dell’alleanza con la Nato come mezzo di stabilizzazione e di sicurezza di un paese. Sia la NATO che l'Unione Europea, sono una  decisione che spetta al Paese, e non saranno un ostacolo per i rapporti bilaterali con la Russia, conclude l'ambasciatore Kharchenko.

Ma la risposta ad un atteggiamento del genere, e’ proprio la situazone attuale in BiH dove la realta’ e’ davvero quella di una “pentola bosniaca” (in riferimento a Bosanski lonac, tipico e tradizionale piatto bosniaco) che nuovamente sta’ bollendo. L’aumento di violenze ha raggiunto il culmine nelle vicende di Siroki Brijeg in Erzegovina, ad una partita di calcio tra la squadra bosgnacca e quella croata in cui e’ stato ucciso con un’arma di fuoco il giovane 24 enne Vedran Puljic, tifoso della squadra di calcio Sarajevo e il cui assasino, si dice grazie all’aiuto della polizia e’ riuscito a fuggire dopo essersi consegnato e ammesso di aver commesso il delitto. “Non ho davvero parole” erano le prime reazioni dell’Alto rappresentante della comunita’ internazionale Valentin Inzko di seguito a questa vicenda tragica. Un gran numero di siti Internet hanno sospeso i forum su quanto accaduto a Siroki Brijeg poiche’ gli amministratori dei siti non sono riusciti a cancellare la marea di messaggi nazionalistici dei visitatori pieni di linguaggio di profondo odio etnico. Siccome i disordini e l’uccisione tragica sono avvenuti in tempi di forti tensioni nazionaliste, non sorprende il fatto che si fanno paragoni del momento attuale con la situazione all’inizio degli anni ’90 e l’agonia che, come molti lo ritengono, e’ iniziata proprio sui campi di calcio e nei loro dintorni. Vedran Puljic e’ stato ucciso recandosi alla partita di calcio a Siroki Brijeg, proprio come e’ accaduto, solo due settimane fa al tifoso francese Brice Taton, morto dalle ferite subite in un pestaggio di tepisti alla partita di calcio a Belgrado tra la squadra serba e quella francese.

A proposito delle vicende tragiche e del clima generale in BiH, c’e’ davvero da chiedersi “Dove sta’ andando oggi la Bosnia Erzegovina di Dayton?”.

Giovedi’, il giorno dei funerali del giovane tifoso, e’ stata convocata anche una riunione straordinaria del Consiglio comunale di Siroki Brijeg e sono state annunciate per venerdi’ nuove manifestazioni di protesta di molti gruppi di tifosi non soltanto dalla BiH ma anche dalla Croazia. Nella Dichiarazione che e’ stata difusa dalla riunione si condannano le violenze di tifosi con partiolare accento sull’ “Orda di male”, la squadra di tifosi di Sarajevo. In questa Dichiarazione si legge che i tifosi della squadra di Sarajevo avvolti nei cosidetti colori patriotici si sono avviati “a reprimere i territori nemici”. Armati innanzitutto di odio, e quindi anche di argini ed armi, arrivati a Siroki Brijeg, presumibilmente a fin di tifare per la loro squadra, si sono scagliati con violenza contro la citta’ di Siroki Brijeg e i suoi cittadini. “Venne distrutto tutto cio’ che si poteva distruggere, massacrate e picchiate le persone nelle loro case e cortili, attacati e feriti i rappresentanti di polizia” si afferma nella Dichiarazione del Consiglio comunale di Siroki Brijeg.

Sempre giovedi’, in vista del summit di Butmir a Mostar si sono riuniti i rappresentanti dei cinque partiti croati i quali hanno convenuto che i due partiti che parteciperanno alla riunione di Butmir, rappresenteranno la posizione congiunta dei croati bosniaci sulla modifica della Costituzione a fin di assicurare uno status di pari diritti ai croati in BiH. Ritengono pero’ che a causa dell’attuale situazione, cio’ sara’ difficilmente realizzabile.

Pubblicato il 11/10/2009 alle 15.12 nella rubrica Diario.

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