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CIAO ANTONIO

Antonio Russo con i bambini del Kosovo

Il 16 ottobre del 2009, nove anni fa, Antonio Russo veniva assassinato in Georgia. Antonio stava seguendo la guerra in Cecenia per Radio Radicale. I mandanti e gli esecutori non sono mai stati trovati, ma le modalità e le circostanze dell'omicidio dimostrano che Antonio fu ucciso a causa del suo lavoro, a causa delle sue corrispondenze e delle sue inchieste in cui documentava la realtà della guerra cecena e la "guerra sporca" condotta dalla truppe russe. Il suo corpo martoriato venne ritrovato lungo una strada di campagna ad una trentina di chilometri da Tbilisi. Le circostanze della sua morte non sono mai state chiarite. Il materiale documentario che aveva con sé non è mai stato ritrovato. Antonio aveva cominciato a trasmettere in Italia notizie scottanti sull'utilizzo di armi non convenzionali. Due giorni prima dela sua morte aveva parlato alla madre di una videocassetta contenente immagine delle torture e delle violenze dei reparti speciali russi ai danni della popolazione cecena.
Antonio Russo era un free lance, senza la tessera dell'Ordine. Era un giornalista per passione, uno che voleva raccontare le cose che vedeva, e le cose da vedere le voleva andare e cercare per conto suo. Lo ha fatto in Ruanda, in Algeria, in Bosnia, in Kosovo e in Cecenia. Non era un giornalista "embedded", non avrebbe mai potuto accettare di esserlo.

Vorrei ricordare Antonio ancora una volta con le sue parole, quelle che riporto anche nel "dorso" di questo blog. In modo semplice, lo stesso che usava per le sua corrispondenze radiofoniche, spiega il senso del mestiere di giornalista.

"L’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente".

Daniele Biacchessi, giornalista, scrittore, vicecaporedattore di Radio 24, ha scritto un libro per raccontare cinque storie esemplari di giornalisti per passione. Il libro si intitola "Passione reporter" ed è stato pubblicato qualche mese fa dall'editore Chiarelettere. Il libro raccoglie le storie di Ilaria Alpi e Milan Hrovatin, Enzo Baldoni, Raffaele Ciriello, Maria Grazia Cutuli e Antonio Russo. Giornalisti "irregolari", free lance, magari nemmeno iscritti all'Ordine. Giornalisti per vocazione, che hanno perso la vita per andare a cercare i fatti e raccontarli la dove accadono. Perché nonostante le nuove tecnologie, nonostante telefonini e fotocamere digitali, nonostante Twitter e Facebook, c'è sempre bisogno di qualcuno che consumi le suole delle scarpe e, come diceva Antonio Russo, vada lì per documentare e trovare prove. Per fare inchieste: quel giornalismo che la gente vuole ma che in Italia si fa sempre meno, mentre l'informazione si pede in un mare di gossip, veline e marchette.

In occasione dell'anniversario dell'assassinio di Antonio Russo ho intervistato Daniele Biacchessi. L'intervista integrale la trovate sul sito di Radio Radicale. Qui di seguito riporto la trascrizione delle parole dedicate ad Antonio che mi sembrano particolarmente belle.

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Quello che faceva Antonio Russo in Georgia, a pochi chilometri dalla Cecenia, e raccontava attraverso il vostro mezzo radiofonico con delle bellissime, importantissime corrispondenze, è un pezzo nascosto di guerra. Antonio andava a raccontare qualcosa che non si vede e che soltanto chi consuma le suole delle scarpe va.
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In questo momento in cui si parla tanto di libertà di stampa e in cui ognuno si riempie la bocca di tante parole, di grandi parole. I giornalisti oggi non hanno più la schiena dritta. Ti ricordi il presidente della Repubblica Napolitano che dice a noi giornalisti "Tenete la schiena dritta"? Il problema è che oggi noi non abbiamo più la schiena. Il problema principale non è tanto secondo me la libertà di stampa, ma quanto il livello veramente basso dell'informazione generale che non spiega più niente, che non racconta più niente, che fa pochissime inchieste. Quando invece poi qualcuno dimostra che le inchieste funzionano, che c'è ancora un pubblico, anzi che c'è soprattutto un pubblico interessato, ecco che improvvisamente vengono fuori le parole di Antonio Russo.
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Antonio Russo la pensava esattamente così e la pensava esattamente come me, come tanti altri colleghi che vogliono raccontare, che vogliono narrare. E c'è un altro pezzo, che io riporto... Su questo palco improvvisato di Tbilisi, capitale della Georgia, dove lui interviene sui danni ambientali della guerra in Cecenia. Dice: "Poi parleremo dei danni ambientali, ma prima dobbiamo parlare di quello che stanno facendo contro la popolazione civile. Prima dobbiamo parlare di bombe e di ordigni e di armi che sono vietate da ogni tipo di convenzione. Prima dobbiamo parlare delle vittime civili che cadono sotto i bombardamenti come formiche, dove la vita di un uomo vale meno di quella di un animale". E poi questa frase bellissima: "E' per questo che sono qui, per trovare prove e per documentare". A me questa cosa mi ha molto, molto commosso. "Per questo che sono qui, per documentare, per trovare prove". Ma chi te lo fa fare? Chi ce lo fa fare? Ce lo fa fare soltanto il fatto che tu pensi che questo mestiere non sia - con tutto il rispetto - l'impiegato delle poste e telecomunicazioni o di qualsiasi altro ministero, o qualsiasi altro lavoro [ma] che sia un mestiere in cui tu decidi da che parte stare. E Antonio ha deciso di stare dalla parte dei più deboli, dei più umili. Mi ha fatto molta commozione questa immagine di lui che gira in queste valli, fianco a fianco con migliaia e migliaia di profughi. La stessa cosa che aveva fatto, per altro in Kosovo, quando si era mischiato con i profughi per sfuggire all'inferno di Pristina.
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Era un grande, Antonio. Questo lo dobbiamo dire a nove anni dalla sua morte. Era una persona che non faceva sconti a nessuno. Aveva coraggio ed è stato trucidato e ammazzato con delle forme che sono tipiche di istituzioni e apparati dello Stato.
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Daniele Biacchessi
Passione Reporter
Ed. Chiarelettere

Il giornalismo come vocazione
Per non dimenticare Ilaria Alpi e Milan Hrovatin, Raffaele Ciriello, Maria Grazia Cutuli, Enzo Baldoni, Antonio Russo

Pubblicato il 16/10/2009 alle 10.32 nella rubrica Diario.

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