Blog: http://passaggioasudest.ilcannocchiale.it

AFFAIRE TELEKOM SERBIA: PER ORA A PROCESSO SOLO UN RADICALE

L'avvocato Giovanni di StefanoLunedì mattina, al Tribunale di Roma, si è svolta la quinta udienza del processo per diffamazione intentato dall’avvocato Giovanni Di Stefano contro l’esponente radicale Giulio Manfredi. L'avvocato Di Stefano, già consigliere del defunto dittatore serbo Slobodan Milosevic e difensore di Saddam Hussein, conosciuto anche come uomo d'affari dalle frequentazioni piuttosto discutibili, non esclusa l'amicizia con il famigerato Comandante Arkan, capo delle "Tigri", una delle più feroci formazioni paramilitari serbe durante le guerre jugoslave degli anni '90, si è sentito diffamato da alcune affermazioni di Giulio Manfredi, autore del libro Telekom Serbia. Presidente Ciampi, nulla da dichiarare?.

L’udienza del 19 ottobre prevedeva l’interrogatorio dei testi dell’accusa, in particolare dello stesso avvocato Di Stefano e di un certo Mihai Romanovic. Di Stefano però non si è presentato, nonostante avesse ricevuto regolare notifica il 3 agosto scorso, senza presentare alcuna giustificazione: per tale assenza ingiustificata, il giudice gli ha inflitto una multa di 200 euro che confluirà nella Cassa delle Ammende.

Rispetto, invece, al Romanovic, il pm ha comunicato che la polizia giudiziaria non era riuscita a rintracciarlo. L’avvocato difensore di Manfredi, Giuseppe Rossodivita, ha fatto presente alla corte che vi era un errore di trascrizione: il nome giusto, infatti, è Romanciuc Mihai, webmaster del Partito Radicale Transnazionale, pienamente a disposizione degli inquirenti se fosse regolarmente citato.


Al termine dell’udienza, Giulio Manfredi ha rilasciato la seguente dichiarazione:

Sono stato sempre presente a tutte le udienze del processo (iniziato nel 2005 a Campobasso e poi trasferito a Roma), sobbarcandomi le spese di viaggio e sacrificando giorni di ferie; l’ho fatto per rispetto sia alla giustizia italiana sia al mio accusatore. Rilevo che il signor Di Stefano non nutre lo stesso rispetto; l’unica nota positiva della giornata sono i 200 euro che andranno a rimpinguare la Cassa delle Ammende (già peraltro ricca di suo, 180 milioni di euro), con la speranza che tali fondi siano utilizzati, come prevede la legge, per il reinserimento dei detenuti e non, come è nelle intenzioni del governo, per costruire nuove carceri. Per il resto, io attendo ancora di sapere quali sono i capi di imputazione.

Non credo che configuri il reato di diffamazione l’aver inserito nel mio libro anche uno stralcio de Falcone Borsellino Mistero di Stato di Enrico Bellavia e Salvo Palazzolo (Edizioni della Battaglia, Palermo), in cui sono citate dichiarazioni rilasciate ai PM palermitani dal pentito calabrese Pasquale Nucera su un un summit delle mafie meridionali tenutosi il 28 settembre 1991 al santuario di Polsi, in Calabria; a tale summit, secondo il Nucera, che era presente, partecipo’ anche il signor Giovanni Di Stefano. Oggetto del summit: la costituzione di un movimento politico di “cosa nostra” definito “partito degli amici”.

Testualmente:
“Nel corso della stessa riunione, secondo il racconto di Nucera, il boss calabrese Francesco Nirta avrebbe poi spiegato che si trattava di conquistare il potere politico, abbandonando i vecchi politici collusi che non garantivano più gli interessi mafiosi, e facendo ricorso ad uomini nuovi per formare un partito che fosse espressione diretta della criminalità mafiosa da portare al successo elettorale attraverso una campagna terroristica. Tale “campagna” si sarebbe realizzata in due fasi: nella prima sarebbero stati eliminati alcuni esponenti dello Stato molto importanti perché impedivano alla mafia di incrementare il proprio potere; nella seconda si sarebbe passato a destabilizzare, mediante la strategia del terrore, “il vecchio potere esistente”, allo scopo di raggiungere il fine politico prefissato … (Richiesta di archiviazione del proc. Pen. N. 2566/98 R.G.N.R. nei confronti di Gelli Licio + 13, pag. 64).

Considerate le polemiche di questi giorni sull’esistenza o meno di una “trattativa” fra istituzioni dello Stato e mafia siciliana, nei primi anni ’90, volta ad impedire il compimento da parte della seconda di omicidi, stragi e attentati terroristici, non mi pare inutile recuperare quanto scritto dieci anni fa dai PM palermitani.


Dal sito di Radio Radicale l'intervista a Giulio Manfredi dopo l'udienza del 19 ottobre

Le 15 domande sull'affaire Telekom Srbija sollevate da Giulio Manfredi e rimaste per ora senza risposta

Sull'"affaire Telekom Srbija" segnalo la documentazione disponibile sul sito di Radio Radicale (per la ricerca digitare come parola chiave "Telekom Serbia"), comprendente anche le sedute della commissione parlamentare d'inchiesta compresa la trasferta compiuta nel settembre 2003 a Belgrado e una mia intervista all'avvocato Giovanni di Stefano

Sulla vicenda segnalo inoltre il dossier disponibile sul sito della Associazione radicale "Adelaide Aglietta" di Torino


Giulio Manfredi

Telekom Serbia
Presidente Ciampi, nulla da dichiarare?
Diario ragionato del caso, dal 1994 al 2003

Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri

Pubblicato il 21/10/2009 alle 12.21 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web