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BALCANI OCCIDENTALI: SI STAVA MEGLIO QUANDO SI STAVA PEGGIO?

Dal sito di Osservatorio Balcani e CaucasoDi Marina Szikora
Il testo che segue è la trascrizione della corrispondenza per lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda a Radio Radicale mercoledì 11 novembre e dedicato al Ventennale della caduta del Muro di Berlino nei Paesi dei balcani occidentali e della ex Jugoslavia.

La notte che ha cambiato per sempre l’Europa” questo il titolo dell’articolo di Jurica Koerbler, giornalista del qutidiano di Zagabria ‘Vjesnik’, dedicato alla caduta del muro di Berlino vent’anni fa. Ma “le sfide dell’Europa oggi come se abbiano messo in ombra le vicende che resero possibile l’unione del Vecchio contintente e il progetto unico che ha portato all’Europa pace, stabilita’, liberta’ e prosperita’” avverte il giornalista croato.
Vent’anni dopo la caduta del muro di Berlino, una gran parte della popolazione dei Paesi in transizione ritiene che nel 1989 si viveva meglio che oggi. In alcuni di questi paesi, c’e’ da notare, queste opinioni sono addirittura in maggioranza: perfino il 72 percento di cittadini dell’Ungheria credono che nei tempi del comunismo vivevano meglio, della stessa opinione e’ il 62 percento di ucraini e bulgari e cosi’ pensa anche il 48 percento di slovacchi e lituani. I recentissimi risultati della ricerca pubblicata dal centro Pew Research di Washington dimostrano che l’entusiasmo iniziale in Europa est e’ stato sostituito da delusione e convinzione che sono gli uomini di affari e politici ad aver tratto assai piu’ profitto dai cambiamenti che la gente semplice. Tra i nove paesi che sono stati inclusi nella ricerca americana, i meno nostalgici nei confronti dei tempi del comunismo sono i polacchi poiche’ i meno colpiti dall’attuale crisi economica globale: soltanto il 35 percento degli abitanti della Polonia ritengono di vivere oggi peggio che nel 1989. Ma cio’ non significa comunque che i polacchi pensano di vivere generalmente meglio oggi che vent’anni fa. Questo lo pensa il 47 percento, mentre i risultati in altri paesi sono ancora peggiori.
Anche se la ricerca americana intitolata “Due decenni dalla caduta del muro” non ha incluso la Croazia, all’inizio del 2008 un’altra ricerca aveva dimostrato che perfino il 67 percento di croati ritiene di vivere peggio che negli anni ’90 mentre solo il 16,4 percento pensa che l’attuale situazione economica sia migliore di quella nel 1989. Le statistiche pero’ parlano comunque a sfavore di quelli che hanno nostalgia di tempi passati: oggi il maggior numero della popolazione croata vive meglio, hanno uno standard di vita piu’ alto e piu’ soldi da spendere. Il PIL croato oggi e’ aumentato il doppio rispetto a quello degli anni novanta. I salari sono aumentati e la capacita’ di acqusito e’ maggiore se non va considerato il mezzo miglione di persone che negli ultimi vent’anni hanno perso il loro posto di lavoro e non ne hanno trovato uno nuovo.
Sempre secondo le statistiche, scrive Inoslav Besker del quotidiano ‘Jutarnji list’, in venti anni, in Croazia, il numero degli occupati e’ sceso dai due miglioni a un miglione e mezzo, vale a dire che il numero di disoccupati si e’ raddoppiato come anche il numero di pensionati e la pensione e’ diminuita dal 78 percento dello stipendio medio al 40 percento. La ricerca del Centro Pew del 1991 ha dimostrato che il socialismo e’ stato sconfitto non a causa dell’ideologia ma per il desiderio di avere un portafoglio pieno. Agli europei dell’Est lo sviluppo economico e’ piu’ importante dei valori democratici quali le elezioni libere, liberta’ di parola e media nonche’ lo stato di diritto. I valori democratici sono pero’ priorita’ nei paesi sviluppati.
Dopo la caduta del muro di Berlino inizio’ anche il disfacimento dell’ex Jugoslavia che fu gia’ infranta da conflitti internazionali. L’ultimo presidente della Presidenza a rotazione jugoslava, l’istituzione stabilita dopo la morte di Tito, fu l’attuale presidente uscente della Croazia, Stjepan Mesic. Il 9 novembre, insieme all’ambasciatore tedesco di Zagabria ed ex sindaco di Berlino Eberhard Diepgen, il capo dello Stato croato ha inaugurato una parte originale del muro di Berlino che a Zagabria servira’ a ricordare anche ai cittadini croati gli eventi storici di vent’anni fa.
“Il crollo del muro di Berlino e’ stata la fine e l’inizio. La fine del processo del scioglimento del sistema socialista e l’inizio di cambiamenti profondi che hanno avvolto non soltanto la Germania ma anche l’Est Europa e l’Unione Sovietica. Questa vicenda si e’ sentita anche in Croazia” ha detto Mesic sottolineando che era chiaro che il modello che si aveva non era piu’ sostenibile. “Ma non posso non ricordare che il muro nelle teste a Belgrado, con a capo Slobodan Milosevic non era caduto” ha detto Stjepan Mesic e ha sottolineato che Milosevic “sapeva che la Jugoslavia non poteva resistere ma sulle sue rovine ha tentato di creare “la Grande Serbia”. Ha imposto la guerra in cui ci sono state molte vittime, soprattutto dalla parte croata e bosniaca. La guerra e’ finita, ma sono rimasti i muri nelle teste delle persone” ha ammonito Mesic. Nell’intervista alla TV croata di stato, HTV il presidente croato ha affermato che per fortuna esiste la ricetta per abbattere questi muri ancora nelle teste di ciascuni. “Dobbiamo normalizzare la vita in quest’area. Dobbiamo individualizzare la colpevolezza e collaborare in tutti i settori poiche’ questa e’ l’unica via perche’ questa regione possa raggiungere gli standard europei e le condizioni europee per trovarci nel club politico-economico piu’ prestigioso che si chiama Ue”. Eberhard Diepgen, uno dei piu’ famosi sindaci di Berlino, ha detto a Zagabria che il posto della Croazia e’ in Europa unita e per lui una parte del muro di Berlino che ha trovato la sua nuova collocazione a Zagabria rappresenta la memoria di un confine terribile ma anche la speranza che in tutto il mondo i muri possono essere abbattuti con la forza degli uomini.
Il crollo del muro di Berlino per il candidato presidenziale socialdemocratico Ivo Josipovic e’ piu’ di un atto simbolico. Il 1989 fu segnato dalla caduta del sistema repressivo che ha portato vibrazioni positive e grandi speranze.
Sempre in occasione del ventennale della caduta del muro di Berlino, l’analista per i Balcani Vasilis Margaras, del Centro per gli studi politici europei a Bruxelles, per la ‘Deutsche Welle” osserva che nel corso degli anni ’80 ma anche dopo il crollo del muro, si aspettava che i Balcani, soprattutto i paesi dei Balcani occidentali sarebbero stati i primi ad entrare nel processo dell’unificazione dell’Europa. “Si riteneva che l’allora Jugoslavia fosse una societa’ moderna con una struttura molto occidentale”, afferma questo esperto politico per i Balcani e aggiunge che si credeva che proprio l’ex Jugoslavia sarebbe stato tra i primi paesi che avrebbero aderito all’Ue. “Le aspettative furono grandi, ma accadde proprio il contrario. Da una parte si realizzo’ l’allargamento, molti paesi entrarono nell’Ue, ma i Balcani occidentali rimasero fuori da questa storia”.
Secondo Marina Maksimovic, corrispondente da Bruxelles di ‘Deutsche Welle’, piuttosto che andare avanti, in base all’idea che l’ingresso dei Balcani occidentali sarebbe stato relativamente facile, la regione indietreggio’. Inizio’ la guerra poi si e’ arrivati alla crisi e questo si e’ riflettuto sulla struttura, sull’economia, sulla vita delle persone. L’’Ue non si e’ occupata piu’ del processo di eurointegrazione dei Balcani occidentali ma tento’ di stabilire pace e stabilita’. E’ cambiata l’intera mentalita’ del decisionamento politico quando si tratta di questa regione, sostiente la Maksimovic.
Il ministro degli esteri della Serbia, Vuk Jeremic, ha affermato a Berlino che la caduta del muro di Berlino, in quanto un momento storico per l’Europa, per i Balcani occidentali ha rappresentato in effetti un’ occasione persa: “Per molti nei Balcani occidentali, questa giornata rappresenta una occasione persa che ha portato alla grande tragedia. Oggi quando l’Europa si trova nuovamente nel periodo di transformazione, i Balcani sono decisi di non perdere una nuova occasione e di aderire all’Ue appena possibile” ha detto Jeremic.
Secondo Margaras, l’esperto del Centro per gli studi politici europei di Bruxelles, oggi non esiste un “muro” tra i Balcani occidentali e l’Ue ma si tratta soltanto di “regole chiaramente precisate dell’eurointegrazione”. “Muri invisibili” si possono ancora sentire tra i Paesi dell’ex Jugoslavia, ma anche questi vengono pian piano abbattuti. Nel Centro degli studi politici europei affermano che questo si vede, tra l’altro, nel raggiungimento dell’accordo tra Slovenia e Croazia quando si tratta del contenzioso sul confine, nonche’ nel processo pracifico della secessione del Montenegro dalla Serbia. Per quanto riguarda “le due principali sfide per l’Ue nei Balcani occidentali – Serbia e Bosnia Erzegovina – secondo Vasilis Margaras, il trend di europeizzazione in Serbia ha avuto uno slancio mentre in BiH si tenta ancora di raggiungere l’indispensabile consenso.
I Balcani occidentali abbatteranno i loro ‘muri di Berlino’ solo quando tutti i paesi della regione diventeranno membri a pieno titolo dell’Ue e il processo dell’unificazione dell’Europa sara’ completato nello stesso momento storico” ha dichiarato in occasione del festeggiamento dell’anniversario il presidente della Serbia Boris Tadic.
I popoli dei Balcani occidentali si muovevano nel senso contrario della storia: dall’unificazione verso le divisioni e verso la creazione di nuovi stati nazionali, dallo stato di diritto all’illegalita’, dalla pace alla guerra, innalzando nuovi muri e creando un decennio di isolamento” ha detto Tadic all’inizio del concerto al Centro Sava di Belgrado per festeggiare i vent’anni dalla caduta del muro di Berlino. Il presidente della Serbia ha rilevato che ai cittadini della Serbia spetta oggi ad abbattere ancora un muro nel vicinissimo futuro che impedisce loro di circolare liberamente e costringe a lunghe ed umilianti attese in fila davanti alle ambascitare straniere per ottenere i visti. Tadic ha aggiunto che l’ingresso nell’Ue e’ l’obiettivo strategico centrale della Serbia.

Pubblicato il 14/11/2009 alle 10.21 nella rubrica Diario.

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