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L'INDIPENDENZA DEL KOSOVO DAVANTI ALLA CORTE INTERNAZIONALE DI GIUSTIZIA: PER LA SERBIA E' "IL PIU' GRANDE PROCESSO DELLA STORIA".

I giudici della Corte Internazionale di Giustizia dell'OnuDi Marina Szikora (*)

Il piu’ grande processo nella storia” lo qualifica il capo della diplomazia serba, Vuk Jeremic e “una delle battaglie piu’ importanti nella lotta giuridica e diplomatica per il Kosovo”. Secondo il ministro degli esteri della Serbia, “non e’ stato per niente facile arrivare a questa posizione e non e’ stato facile ottenere la maggioranza all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e vincere tutte le pressioni prima di ottenere l’inizio del processo all’Aja”. Il ministro Jeremic partecipa in prima persona al dibattito sulla legalita’ della proclamazione unilalterale dell’indipendenza del Kosovo, iniziato il 1 dicembre.

Un processo storico, spiega Jeremic perche’ mai prima un cosi’ grande numero di peasi si sono iscritti a partecipare ed intervenire e mai prima tutti i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Questa battaglia sara’ lunga e difficile – ha sottolineato il ministro degli esteri serbo – ma dalla nostra parte vi e’ la giustizia internazionale. “Credo che se sapremo essere intelligenti, calmi e innanzitutto persistenti, alla fine vinceremo”, ha detto Jeremic. Oltre al ministro Jeremic, le argomentazioni contro l’indipendenza a nome della Serbia sono state presentate anche dall’ambasciatore serbo in Olanda, Dusan Batakovic e da alcuni esperti di diritto internazionale serbi e interanazionali.

Tra i paesi che difenderanno o negheranno la legalita’ dell’atto kosovaro, si trova anche la Croazia i cui rappresentanti il prossimo 7 dicembre difendranno l’indipendenza di Pristina. Il capo della diplomazia serba Jeremic, a tal proposito, ha dichiarato di essere deluso del fatto che la Croazia abbia deciso di inserirsi nel dibattito generale ed ha concluso che Zagabria e’ stata sottoposta a grandi pressioni, ma non ha menzionato quali e da parte di chi. A favore del Kosovo interverranno inoltre gli Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Germania, Albania, Olanda, Norvegia, Austria, Bulgaria, Arabia Saudita, Danimarca, Finlanda e Giordania. Contrarie invece saranno le argomentazioni di Cina, Russia, Spagna, Romania, Argentina, Azerbajdzan, Bielorussia, Bolivia, Brasile, Burundi, Cipro, Venezuela e Vietnam.

C’e’ da notara che 8 dei 15 giudici della CIG provengono da stati che finora hanno riconosciuto il Kosovo indipendente: Giappone (il presidente Hisashi Ovada), Stati Uniti, Giordania, Francia, Germania, Nuova Zelanda, Sierra Leone e Gran Bretagna. Gli altri giudici provengono da stati che non hanno riconosciuto Pristina: Russia, Cina, Marocco, Slovacchia, Brasile e Somalia. A fine del dibattito, iniziato martedi’, la Corte dovra’ dare un parere consultativo, vale a dire rispodere alla domanda se l’autoproclamata indipendenza unilaterale del Kosovo sia in conformita’ con il diritto internazionale.

Le decisioni ed i pareri consultativi – scrive il quotidiano di Belgrado ‘Blic’ – verranno presi in base alla maggioranza dei voti, e nel caso di una piuttosto uguale divisione di opinioni, la decisione del presidente del Consiglio della Corte sara’ decisiva. I giudici della Corte vengono eletti dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite ma la scelta deve essere confermata da almeno otto membri del Consiglio di Sicurezza. I giudici sono eletti in base ad un mandato di nove anni e possono essere rieletti. Le elezioni si svolgo ogni terzo anno. Secondo lo statuto, la CIG deve rappresentare “le principali forme di civilizzazione ed i piu’ alti sistemi giuridici del mondo”.
Come scrive il giornale ‘Blic’, entro la meta’ del prossimo anno i 15 giudici della Corte dovrebbero prendere una decisione finale ed esprimere un parere consultativo. Dal giorno dell’inizio del processo, nell’arco dei prossimi dieci giorni le loro opinioni e posizioni illustreranno rappresentanti di 29 paesi e in piu’ il governo di Pristina.

Secondo le osservazioni serbe, il parere della Corte dell’Aja avra’ un peso giuridico e morale incontestabili, ma anche un’influenza rilevante sui prossimi passi politici. Se andra’ a favore della Serbia, sara’ per Belgrado – ritengono – una grande vittoria politica. L’opinione della CIG ha una grande forza poiche’ i paesi che finora hanno riconosciuto il Kosovo come anche quelli che non l’hanno fatto, fanno riferimento alla giustizia internazionale – ha detto Tibor Varadi, eminente professore serbo di diritto internazionale. Gli esperti giuridici concordano che a seguito di dieci giorni di dibattito, la Corte in un periodo non meno di tre mesi e non oltre sei mesi, decidera’ e rendera’ pubblica la posizione sulla legalita’ della dichiarazione delle istituzioni kosovare sull’autoproclamata indipendenza.

Sia l’una che l’altra parte sono convinte che le loro argomentazioni sono quelle giuste, e il presidente della Serbia, Boris Tadic in una intervista alla BBC ha dichiarato che, quale che sara’ la decisione della corte, essa non puo aggravare maggiormente la situazione della Serbia. Tadic ha comunque espresso ottimismo in vista del dibattito davanti alla Corte, sottolineando che le argomentazioni giuridiche sono dalla parte della Serbia.
Nell’intervista al quotidiano “Vecernje novosti”, Tadic ha detto di essere fiducioso che la CIG prendera’ in considerazione il pericolo di futuri tentativi di secessioni etniche nelle relazioni giuridico-internazionali. In questo senso, il parere della Corte sara’ vicino agli interessi della Serbia” ha commentato il presidente serbo.

Per la prima volta in un processo davanti alla CIG partecipera’ la Cina, e per la prima volta dopo oltre 50 anni, il prossimo 8 dicembre posizioni opposte su un problema internazionale presenteranno le delegazioni della Russia e degli Stati Uniti, si legge sul sito della radio e televisione serba B92. Nel dibattito parteciperanno anche i tre altri membri permanenti delle Nazioni Unite, organo internazionale in cui non e’ riuscita a passare la risoluzione sull’indipendenza del Kosovo.

Seppure il Kosovo non e’ membro delle Nazioni Unite, su richiesta della Corte, anche i rappresentanti kosovari parteciperanno nel dibatitto e hanno ottenuto il diritto, come la delegazione serba, di illustrare le loro argomentazioni. Cio nonostante, afferma B92, la delegazione di Pristina guidata da Skender Hiseni e dall’esperto britannico per il diritto internazionale Michael Wood, secondo la corte non e’ considerata come una delegazione di stato bensi’ come “autori della dichiarazione sull’indipendenza approvata unilateralmente”. La loro tesi e’ che dopo anni di violazione di diritti umani degli albanesi, in particolare nel 1999, la Serbia ha perso il diritto sul Kosovo, un fatto confermato anche dal riconoscimento dell’indipendenza di oltre 60 stati.

Successivamente, nel dibattito che durera’ fino all’11 dicembre, le loro posizioni pro e contro l’indipendenza illustreranno, tra gli altri, Romania, Bulgaria, Croazia, Spagna, Arabia Saudita, Venezuela... La decisione della corte che sara’ un “parere consultativo” e’ attesa entro l’estate 2010.
E’ chiaro che questo dibattito storico attira un gran numero di giornalisti ed e’ per questo previsto che circa 80 giornalisti nei prossimi dieci giorni seguiranno le argomentazioni che saranno illustrate alla CIG.

Il collaboratore del Fondo ISAC, Milan Pajevic sottolinea per la “Deutsche Welle” che l’opinione pubblica in Serbia non deve aspettarsi una soluzione facile della corte. Essa non rispondera’ chiaramente alla questione sulla legalita’ dell’indipendenza kosovara, sostiene Pajevic. In questo modo, spiega, sia la parte serba che quella kosovara, interpreteranno la decisione cosi’ come conviene a ciascuna delle parti. “Ma allora gia’ arriviamo sul terreno della politica interna quotidiana in Serbia e in Kosovo...Penso che questo non sia nell’interesse ne’ della Serbia ne’ del Kosovo, ne’ dei Balcani occidentali come nemmeno dell’Ue” ha detto Pajevic.

Secondo il professore della Facolta’ di scienze politiche, Predrag Simic “l’Europa non vuole un nuovo Cipro ed e’ per questo che si aspetta la soluzione finale dei problemi etnici.
Gli analitici osservano che la Serbia non ha un chiaro piano per “il giorno dopo” della decisione della CIG. E secondo Ivica Petrovic, giornalista di ‘Deutsche Welle’, “la Serbia non ha nemmeno un piano chiaro nel caso la Corte decidesse che l’indipendenza del Kosovo sia un atto in regola con il diritto internazionale.


(*) Corrispondente di Radio Radicale. Questo testo è la trascrizione della corrispondenza andata in onda nello Speciale di Passaggio a Sud Est del 2 dicembre dedicato all'inzio del dibattimento sulla legittimità della dichiarazione unlaterale di indipendenza del Kosovo davanti alla Corte Internazionale di Giustizia dell'Onu.

Pubblicato il 5/12/2009 alle 13.47 nella rubrica Diario.

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