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ROMANIA: BASESCU RESTA, I PROBLEMI PURE, MA LA SOLUZIONE PER ORA E' LONTANA

Il presidente romeno Traian BasescuTraian Basescu ha vinto le presidenziali in Romania e si riconferma ribaltando le previsioni della vigilia e smentendo i primi exit poll. In base ai risultati ufficiali, Basescu ha prevalso di strettissima misura con il 50,33% dei voti contro il 49,66% del suo rivale Mircea Geoana. Una vittoria risicatissima sullo sfidante socialdemocratico che dopo aver rivendicato il successo domenica sera ora contesta i risultati denunciando "massicci brogli". Per l'Ocse, però, le votazioni sono state generalmente regolari e conformi agli standard internazionali.

58 anni, ex capitano della marina mercantile, Basescu entra in politica dopo la rivoluzione del dicembre 1989 che abbatté il regime di Nicolae Ceausescu al fianco di Ion Iliescu (primo presidente della Romania democratica) e Petre Roman (capo dei primi due governi dopo la caduta del comunismo). Nella sua lunga carriera politica ha ricoperto diversi ruoli: deputato del Partito democratico (di centro-destra), è stato ministro dei Trasporti tra il 1991 e il 1992 e tra il 1996 e il 2000. Nel 2000 viene eletto sindaco di Bucarest e nel 2001 prende la guida del Partito democratico. Nel 2004 diventa per la prima volta presidente promettendo riforme economiche e istituzionali con l'obiettivo dell'ingresso nell'Unione Europea (l'adesione avviene poi effettivamente nel 2007). Promette inoltre di porre fine ai privilegi della classe politica, di aprire gli archivi della Securitate (la famigerata polizia segreta di Ceausescu) e di restituire i beni confiscati dal regime comunista.

Apprezzato all'estero, carismatico in patria, forte di un linguaggio semplice indirizzato agli strati più popolari, ha puntato tutta la sua campagna elettorale del 2009 sulla lotta alla corruzione e sulle riforme per proseguire la modernizzazione della Romania, anche contro una classe politica che giudica immobilista e gelosa dei propri privilegi. Lui stesso però non è immune da accuse di nepotismo ed è passato attraverso tutta una serie di scandali e fatti eclatanti come il primo caso di impeachment nella storia della Romania post-comunista: nell'aprile 2007, in seguito all'accusa di aver minacciato la costituzione venne infatti sospeso dalla carica di presidente, ma dopo un referendum popolare, forte del 74% di voti favorevoli, è tornato alla guida del Paese.

Superato il pericolo dell'impeachment, Basescu ha chiuso il suo primo mandato alla presidenza con un crescendo di accuse e critiche per non aver favorito la stabilità del governo (la Romania si trova da due mesi con un governo di minoranza). Il liberale Crin Antonescu (terzo lo scorso 22 novembre al primo turno delle presidenziali col 20% dei voti), l'ha definito "un tiranno", rimproverandogli di aver rifiutato di nominare il premier scelto da tutta l'opposizione, che avrebbe avuto a disposizione un'ampia maggioranza parlamentare. A chi lo ha accusato di essere stato in passato comunista, Basescu ha replicato di essere stato il primo a condannare ufficialmente i crimini del comunismo in un discorso al Parlamento nel 2006, nonostante la contrarietà di una parte dei senatori e dei deputati. Riconosce comunque di aver commesso alucni "errori" durante il suo primo mandato, come la candidatura alle elezioni europee della figlia minore Elena, soprannominata la "Paris Hilton dei Carpazi", cosa che gli ha fatto perdere consensi come il caso del video che lo ritrae mentre colpisce un ragazzino di dieci anni durante la scorsa campagne elettorale. Cose che gli ha fatto perdere consensi ma non al punto di impedirgli di essere riconfermato presidente.

I socialdemocratici però non ci stanno e contestano i risultati annunciati nella giornata di oggi dalla commissione elettorale centrale denunciando "brogli massicci". Tuttavia, il voto di domenica è stato "generalmente conforme agli standard dell'Osce", dichiara l'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa. Vadim Zhdanovich, capo della missione Osce in Romania, nel corso di una conferenza stampa a Bucarest ha ribadito che "il secondo turno delle presidenziali in Romania è conforme al giudizio iniziale secondo cui queste elezioni si sono svolte generalmente in maniera conforme con gli standard dell'Osce". Zhdanovich ha tuttavia invitato le autorità rumene a indagare sulle accuse di "irregolarità" mosse dai socialdemocratici.

Passate le elezioni restano ora da risolvere i problemi della Romania: la crisi politica e soprattutto quella economica, che ha stroncato una borghesia cresciuta insieme ad una economia che marciava a ritmi elevati. Dopo nove anni di crescita, l'economia romena è crollata, mentre l'indice della disoccupazione è raddoppiato. Il crollo del Pil (che quest'anno subirà una contrazione stimata tra il 7 e l'8%) ha letteralmente disastrato un'economia basata su crediti, leasing ed edilizia, lasciando scoperti i ceti emergenti largamente indebitati. Ma la Romania ha bisogno di una stabilità politica anche per poter ottenere i prestiti promessi dalle istituzioni internazionali al momento congelati a causa della crisi politica (si tratta di oltre 20 miliardi di euro necessari anche per pagare salari e pensioni).

Fmi, Ue e Banca Mondiale preferiscono naturalmente consegnarli ad un governo stabile, che può offrire garanzie solide. Il presidente, dunque, si trova davanti il difficile compito di risolvere la crisi politica nel contesto di annunciate misure di austerità imposte dagli organismi finanziari internazionali. Basescu potrebbe però trovarsi di nuovo nell'impossibilità di risolvere la crisi politica. L'attuale opposizione, che rappresenta la maggioranza in parlamento, formata dai socialdemocratici, liberali e rappresentanti del partito della minoranza ungherese (UDMR) appoggia per la carica di premier il sindaco della città medioevale di Sibiu e rappresentante della minoranza tedesca, Klaus Johannis, che Mircea Geoana aveva già indicato per la carica se avesse vinto le elezioni. Basescu ha però già respinto per due volte la proposta. Molto probabilmente dovrà convocare elezioni anticipate, che però potrebbero non cambiare il quadro politico attuale. La crisi politica sembra per il momento senza soluzione, ma se non si riesce a r
isolvere la crisi politica non sarà possibile affrontare quella economica.

Il problema della Romania è però forse ancora più profondo. Come ha scritto Julia Kristeva su Libération del 4 dicembre, "la transizione dal comunismo all’Ue è avvenuta senza che l’apparato statale fosse sostituito né veramente rinnovato. I media locali analizzano spesso la genesi del fenomeno che ha fatto della Romania e della Bulgaria i paesi più corrotti dell’Ue. All’"alta corruzione" dei dirigenti, che ha trasformato gli ex quadri comunisti in un’oligarchia neocapitalista, si aggiunge la "corruzione quotidiana", relazioni personali, incontri dietro le quinte, strategie varie per complottare e appropriarsi dei soldi pubblici e così via [...] Paura, vigliaccheria, loschi compromessi sotto il comunismo di Ceausescu: la corruzione prosegue col suo corteo di scandali tragicomici in un paesaggio di transizione complessa nel quale il nazionalismo, la xenofobia e il populismo si accompagnano al risveglio sindacale e alla miseria delle campagne, e alla sempre ineludibile "questione rom"". "Ogni volta che ci rechiamo alle urne a scegliere il nostro futuro speriamo sempre che si tratti della nostra ultima battaglia", ha osservato lo scrittore Mircea Cartarescu su Evenimentul Zilei, "e invece, ahimè, il passato ritorna sempre a prendersi la sua rivincita. È la maledizione della società romena, che porta ancora i segni di decenni di totalitarismo".

Pubblicato il 7/12/2009 alle 19.4 nella rubrica Diario.

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