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LA CINA E' VICINA... ALLA GRECIA IN CRISI (1)

Immagine tratta da www.istockphoto.comIl primo ministro greco Georges Papandreou ha convocato una riunione con i leader di tutti i partiti politici per discutere della lotta alla corruzione e alla frode fiscale e per inviare un "potente messaggio all'estero" che dimostri la volontà della Grecia di "ripulire" la sua economia. La riunione si terrà la settimana prossima con la presenza del capo di stato, Carolos Papoulias, a indicare che la situazione è molto seria e occorre una concreta "unità nazionale" per affrontarla e risolverla. "E' necessario unirsi per lottare contro la corruzione e in favore della trasparenza, del corretto funzionamento dello Stato, dotato di un sistema fiscale equo che garantirà dall'evasione e dalle frodi fiscali", ha dichiarato Papandreou sottolineando che la riunione vuole "dare un potente messaggio all'estero che dimostri che siamo determinati ad andare avanti, a ripulire la nostra economia a e dare prospettive per uno sviluppo diverso che porterà speranza ad ogni cittadino greco".

La crisi che il governo socialista si trova ad affrontare, a poche settimane dalla netta vittoria elettorale è senza precedenti. Quest'anno il Pil calerà del 1,5% (la prima volta dal '93) e il rapporto deficit/Pil sarà di quasi il 13%, mentre per il 2010 si prevede che il debito superi il 120% del Pil. Il tutto con una disoccupazione che negli strati giovanili della popolazione tocca il 25%. L'agenzia di rating Fitch martedì ha assegnato alla Grecia una valutazione BBB+ con un outlook negativo: è la prima volta in dieci anni che un'agenzia assegna alla Grecia un giudizio inferiore alla singola A. In precedenza anche Standard & Poor’s aveva messo sotto osservazione il paese per possibili declassamenti. I mercati temono un default del Paese, ma Jean-Claude Juncker, da poco riconfermato presidente dell'Eurogruppo, si è detto certo che la Grecia non farà bancarotta e quindi non avrà nessun bisogno di aiuti da parte degli altri membri dell'Ue.

Secondo Juncker "il minimo che si possa dire è che la situazione di bilancio è tesa", ma "il governo greco prenderà delle iniziative a breve, medio e lungo periodo per consolidare il bilancio". In realtà parte del problema risiede proprio nell'orientamento finora mostrato dal governo greco di voler risanare i conti facendo leva sulla lotta all'evasione (primo obiettivo la riduzione del deficit al 9%). Secondo le autorità europee e gli altri paesi dell'Unione però non basta, e la scorsa settimana, avviando una nuova fase della procedura di deficit eccessivo sulla Grecia, i ministri delle Finanze Ue hanno chiesto misure supplementari.
Bruxelles ha dato tempo al governo fino a gennaio per mettere a punto una finanziaria più severa di quella presentata in questi giorni.

Di fronte alle preoccupazioni internazionali il ministro delle Finanze, George Papacostantinou, ha ribadito che il governo farà tutto quello che sarà necessario per riconquistare la fiducia internazionale riducendo il deficit e mettendo sotto controllo il debito. Papaconstantinou ha precisato che il piano di risanamento di medio termine, nell’ambito del Patto Ue di stabilità e di crescita, verrà presentato alla Commissione europea a gennaio, dopo esser stato discusso in Parlamento e indicherà "chiaramente le modalità, il calendario, la strada per un ritorno alla normalità dell’economia".
Sarà però difficile far digerire una politica di rigore e sacrifici non solo e non tanto agli anarchici di Exarchia, scesi di nuovo violentemente in piazza in questi giorni nel primo anniversario dell'assassinio del giovane Alexandros Grigoropoulos, ma soprattutto a chi a ottobre ha dato fiducia ai socialisti chiedendo un cambio di marcia rispetto al governo Karamanlis. Intanto, il prossimo 17 dicembre il caso della Grecia sarà all'attenzione della Bce.

A febbraio di quest'anno, quando la Grecia si trovava esposta alle conseguenze del crack Lehman Brothers, l'allora ministro tedesco della Finanze, Peter Steinbruck, aveva dichiarato che Atene non sarebbe stata lasciata sola dagli altri partner europei. Ma un conto è fare scudo ad un Paese debole in una crisi globale, un altro è farsi carico delle sue leggerezze, tanto più se non sono una novità. Così la Grecia, membro di una potenza economica e commerciale come l'Unione Europea, potrebbe trovarsi a bussare alle porte del Fondo Monetario Internazionale come un Paese in via di sviluppo qualunque. A dire il vero un'attenuante il governo del Pasok ce l'ha: i conti pubblici sono stati taroccati per anni e quando Papandreou si è insediato nella poltrona di primo ministro ha scoperto di essersi seduto su una polveriera. Il punto è: come fare a spegnere la miccia se Bruxelles dovesse decidere di abbandonare Atene al proprio destino (ma anche se così non fosse)? Il pompiere a questo punto potrebbe avere gli occhi a mandorla.

La Cina ha stabilito legami economici con la Grecia quanto meno del 2008, quando l'allora premier Karamanlis, decise di cedere la gestione del porto del Pireo, il più antico scalo del Mediterraneo, per 35 anni ala Cosco, intenzionata ora a quintuplicarne la capacità. E lo sbarco cinese al Pireo potrebbe non essere che il primo passo verso una penetrazione in Grecia e nell'Europa sud orientale secondo uno schema già ben rodato in Africa. Pechino si presenta nei Paesi in difficoltà (o in quelli ben disposti verso gli investimenti esteri) con il portafoglio ben gonfio in mano, un argomento convincente a cui è impossibile restare indifferenti. Papandreou per ora mostra sicurezza:
lancia una sorta di appello all'orgoglio nazionale, avvertendo che il dissesto dei conti mette a repentaglio «la sovranità» della Grecia e afferma che non ci sarà bisogno di alcun salvataggio. Ma se davvero Bruxelles, con l'economia che mostra cenni di ripresa e l'Euro che si mantiene forte, scegliesse la linea dura e decidesse di mollare Atene? L'austerità imposta da insormontabili condizioni esterne potrebbe aiutare il governo del Pasok a far accettare i sacrifici ai suoi cittadini, ma potrebbe anche spalancare le porte (e consegnare le chiavi) ai cinesi.

(1, continua)

Pubblicato il 10/12/2009 alle 15.36 nella rubrica Diario.

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