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LA TURCHIA SULL'ORLO DI UNA CRISI

Recep Tayyp ErdoganSi fa di nuovo difficile la situazione politica in Turchia dopo che l'altro ieri la Corte Costituzionale ha deciso la chiusura del DTP (Partito della società democratica, filo curdo), accusato di legami con i guerriglieri indipendentisti del PKK. E' la venticinquesima volta nella storia della Turchia moderna che la suprema corte mette al bando un partito regolarmente eletto dal popolo, che tra l'altro alle ultime consultazioni amministrative, lo scorso marzo, aveva visto aumentare i suoi consensi soprattutto nell'Est del Paese. Il DTP è stato sciolto poichè ritenuto "una fucina di attività che mettono a repentaglio l'indipendenza dello stato e la sua unità indissolubile", come ha dichiarato durante una conferenza stampa il presidente della Corte Costituzionale, Hasim Kilic. Un verdetto sottoscritto da tutti e undici i componenti della corte dopo quattro giorni di camer adi consiglio. Oltre alla chiusura del partito la corte ha ordinato il bando dalla vita politica per cinque anni di ben 37 suoi esponenti tra i quali il presidente Ahmet Turk.

Il timore principale è che la sentenza provochi nell'est del Paese nuovi scontri fra manifestanti pro-DTP e forze dell'ordine, come già avvenuto alla vigilia delle decisioni della corte. In una situazione surriscaldata potrebbe tornare a farsi vivo anche il PKK, che in seguito alla decisione de giudici costituzionali, sta tornando a raccogliere consensi nei territori a maggioranza curda. I risvolti che più preoccupano il premier Recep Tayyip Erdogan sono però di ordine politico. La sentenza, infatti, getta un'ombra su tutto il processo di apertura alla minoranza curda che Erdogan e il suo governo portano avanti da mesi e che dovrebbe pesare positivamente nel complicato processo di adesione all'Unione Europea come una delle maggiori prove sulla progressiva democratizzazione del Paese portata avanti dal governo islamico-moderato. Ma il timore maggiore per Erdogan è quello che la sentenza della Corte Costituzionale porti ad elezioni anticipate.

I deputati del DTP, come avevano annunciato subito dopo la sentenza , hanno deciso di lasciare il parlamento in segno di protesta. Se l'abbandono del parlamento da parte dei rappresentanti curdi sarà seguito da quello di alcuni deputati indipendenti, potrebbe venire meno il numero legale e portare ad una fine prematura della legislatura. Le dimissioni devono essere convalidate dal parlamento prima. Ma, anche se il governo dovesse rimanere in piedi, difficilmente Erdogan potrà contare sui voti curdi per l'approvazione delle prossime leggi. Quindi, nonostante il premier ostenti sicurezza e dichiari che nonostante la sentenza andrà avanti con il suo programma, la decisione della corte appare come un vero e proprio avvertimento a lui e al suo partito, che in caso di elezioni anticipate si presenterebbero al voto con un calo di consensi del 15% secondo gli ultimi sondaggi, dopo il parziale insuccesso registrato alle amministrative dello scorso marzo.

Insomma, la faccenda appare l'ennesima puntata dello scontro tra l'establishment "kemalista" e la nuova classe dirigente islamico-moderata affacciatasi al potere al seguito di Erdogan e del suo AKP. Certo è che proprio in questo momento - con una crisi economica seria e un quadro di relazioni internazionali in via di ridefinizione (con conseguenti attriti con gli alleati occidentali), un negoziato di adesione all'Ue che si trascina tra enormi difficoltà e il quadro interno scosso dalla scoperta di tentativi di golpe e dai sospetti di corruzione sollevati dai giornali del gruppo Dogan (colpiti, chi dice proprio per questo, da una pesantissima multa) - di tutto aveva bisogno la Turchia di un quadro politica instabile e di un governo indebolito. L'Europa dovrebbe forse riflettere sui suoi comportamenti, ma forse al di qua del Bosforo non sono pochi coloro che si augurano un indebolimento di Erdogan e magari una sua sconfitta elettorale. Resta da vedere se uno scenario del genere sia quello migliore per l'Europa.

Pubblicato il 12/12/2009 alle 15.14 nella rubrica Diario.

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