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SERBIA, BALCANI, EUROPA

Belgrado: supporter europeistiLa Serbia ha ufficialmente depositato la richiesta di candidatura all'adesione all'Ue. Nove anni dopo la caduta di Slobodan Milosevic, la Serbia chiede dunque ufficialmente di entrare a far parte della famiglia europea. Il presidente serbo Boris Tadic ha infatti consegnato ieri a Stoccolma la documentazione necessaria al premier svedese Fredrik Reinfeldt, presidente di turno dell'Ue fino al 31 dicembre. "Confermiamo per la prima volta ufficialmente di essere pronti ad accettare tutti i valori e gli obblighi che necessitano la trasformazione di una società decisa a far parte dell'Ue", ha dichiarato al quotidiano Blic Milica Delevic, responsabile dell'Ufficio serbo per l'Integrazione europea. La richiesta è un ulteriore conferma della svolta politica avvenuta in Serbia nel 2008 prima con la conferma dell'europeista Boris Tadic alla presidenza, poi con la vittoria del fronte europeista guidato dal Partito Democratico alle elezioni politiche e infine con la nascita del governo di cui fanno parte anche i socialisti che furono di Milosevic ma che sotto la guida di Ivica Dacic hanno preso una posizione pragmatica e filo-occcidentale, pur senza rinnegare i tradizionali legami sorici e culturali della Serbia. La domanda di candidatura all'adesione all'Ue è ora un passo ulteriore in avanti per Belgrado per lasciarsi definitivamente alle spalle l'epoca delle violenze e dei conflitti etnici che hanno insanguinato i Balcani negli anni '90. Un passo che servirà a far progredire il processo di integrazione europea di tutti i Balcani occidentali, sia a livello economico che politico.

La Serbia potrebbe entrare nell'Ue tra il 2014 e il 2018 anche se il percorso sarà complesso e pieno di ostacoli. Lotta alla corruzione diffusa e alla criminalità organizzata, rendere l'economia più competitiva, riformare il potere giudiziario sono solo alcune delle delle riforme necessarie per avviare i negoziati. Poi c'è lo scoglio del Kosovo: l'auto-proclamata indipendenza è stata riconosciuta da 22 Paesi membri dell'Ue sui 27, mentre Belgrado continua a considerare la (ex) provincia parte integrante del territorio nazionale e si è rivolta anche alla Corte internazionale di giustizia dell'Onu per denunciare la violazione del diritto internazionale. Infine c'è la questione della cattura di Ratko Mladic, l'ex-capo dei serbi di Bosnia accusato dal Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia di genocidio e crimini di guerra, e di Goran Hadzic. La collaborazione con il Tpi non è considerata ancora pienamente soddisfacente dall'Aia, alla luce soprattutto della considerazione di cui Mladic gode ancora in Serbia, anche se nel suo recente rapporto all'Onu il procuratore capo Serge Brammertz ha dato un giudizio complessivamente positivo della collaborazione offerta dalle autorità di Belgrado. Per ottenere lo status di Paese candidato all'adesione occorrerà ora il via libera da parte di tutti i 27 membri dell'Ue. Sabato scorso, dunque, il governo serbo ha adottato un memorandum che conferma "l'obiettivo strategico" dell'ingresso nell'Unione, assicurando un "forte impulso per ulteriori riforme politiche ed economiche".

La richieste di adesione all'Unione europea della Serbia, paese chiave dell'area balcanica, rappresenta una tappa fondamentale per l'integrazione europea di tutta la regione. Quasi un decennio dopo la fine delle guerre seguite alla dissoluzione della Jugoslavia i paesi dei Balcani occidentali, con 25 milioni di abitanti, sembrano ormai aver voltato le spalle a un passato di violenza e sono ben avviati verso l'Europa. anche se i problemi non mancano (soprattutto in Bosnia e Kosovo, ma anche in Macedonia) e lo stato di avanzamento del processo di integrazione è molto diverso nei vari paesi. Croazia e Macedonia, hanno lo status di candidati, ma mentre la Croazia, candidata da giugno 2004, ha in corso i negoziati, con 28 capitoli aperti su 35, e punta a entrare nella Ue entro al massimo il 2012, la Macedonia ha lo status di candidato dal dicembre 2005, ma la disputa con la Grecia sul suo nome continua a bloccare la fisssazione della data di apertura dei negoziati: di recente i Ventisette hanno per l'ennesima volta rinviato la decisione, che richiede l'unanimità, al primo semestre del 2010. Il Montenegro e l'Albania hanno depositato le loro candidature alla Ue rispettivamente a dicembre 2008 e ad aprile 2009 e la documentazione è stata trasmessa alla Commissione Ue per un parere. La Bosnia-Erzegovina invece per ora resta al palo, paralizzata dallo stallo istituzionale frutto dei veti incrociati tra i diversi partiti etnici che impediscono di procedere alle riforme chieste da Bruxelles. Anche il Kosovo punta tutto sull'integrazione euro-atlantica, ma per ora è solo alle premesse della preparazione della domanda di adesione e l'obiettivo è ancora assai molto lontano.

Secondo diversi analisti proprio l'avvicinamento alla Ue di Serbia e Croazia potrà stimolare positivamente l'integrazione in Europa degli altri paesi della regione. Al vertice di Salonicco nel 2003 i paesi europei affermarono la vocazione europea dei paesi balcanici, ma il cammino verso l'Unione si è rivelato più lento e caotico del previsto, anche per responsabilità di Bruxelles, con la sola eccezione della Slovenia, che è entrata nella Ue nel 2004. Ora, da qualche tempo, circola un'idea suggestiva, rilanciata di recente anche dal nostro ministro degli Esteri Frattini: fare del 2014 l'anno dell'igresso dei Balcani nell'Unione europea. Un secolo dopo l'attentato che proprio a Sarajevo costò la vita dell'arciduca Francesco Ferdinando d'Austria e scatenò l'inferno della prima guerra mondiale, si chiuderebbe il cerchio: dopo il crollo del Muro e l'ingresso nell'Ue dei Paesi dell'ex blocco sovietico, l'integrazione dei Balcani chiuderebbe definitivamente quel Ventesimo secolo che ha prodotto ideologie totalitarie, guerre, e stermini di massa, ma anche l'idea rivoluzionaria dell'unità dei popoli europei. Forse l'idea è solo una suggestione e il 2014 passerà senza vedere ancora tutti i balcani nell'Ue, ma il cammino sembra comunque segnato. Forse riuscire a condividere la memoria del passato nei Balcani è difficile, anche se non impossibile. Molto più a portata di mano sembra ora la possibilità di condividere il futuro.

Pubblicato il 23/12/2009 alle 19.25 nella rubrica Diario.

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