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GIORNATA DELLA MEMORIA: PER NON DIMENTICARE MAI

PRIMO LEVI: LA CONSACRAZIONE DELLE DISUGUAGLIANZE PORTA AI LAGER

Il 27 gennaio, per la decima volta, si è celebrato in Italia il Giorno della Memoria, istituito dal Parlamento italiano nel 2000 aderendo alla proposta internazionale di fissare una data ufficiale per commemorare la Shoah e gli altri crimini nazi-fascisti. Il 27 gennaio è il giorno del 1945 in cui i soldati sovietici, in Polonia, durante l'avanzata verso Berlino, entrarono nel campo di sterminio situato presso la città di Oswiecim (Auschwitz in tedesco).

Auschwitz è diventato il luogo simbolo della Shoah e della macchina di annientamento messa in atto dal nazismo, ma il Giorno della Memoria intende ricordare e far conoscere tutti i crimini perpetrati nei molti altri lager creati in Europa, Italia compresa. Un capitolo ancora poco conosciuto di questa pagina terribile della storia europea e mondiale è quello della persecuzione degli ebrei, degli slavi, dei rom, degli omosessuali, dei disabili e degli oppositori al regime condotta nei Balcani occupati dalle forze dell'Asse e dai loro alleati locali. Un "libro nero" in cui, purtroppo, anche l'Italia ha scritto molte pagine che oggi ancora molti vorrebbero non leggere o proprio strappare.

La Giornata della Memoria, dunque, dovrebbe essere un'occasione per riflettere anche sulle responsabilità italiane nella Seconda guerra mondiale come, per esempio, la tragica vicenda degli internati civili sloveni e croati imprigionati nel corso dell'occupazione italiana della Jugoslavia e deportati nei campi di concentramento in tutta Italia, oppure i crimini commessi dagli ustascia dello "Stato indipendente di Croazia", un regime fantoccio al soldo dei nazifascisti, il cui leader, Ante Pavelic, era stato sostenuto e finanziato, già prima della guerra, dal regime di Mussolini. Tra l'altro, tra pochi giorni, il 10 febbraio, si celebrerà il Giorno del Ricordo che commemora la tragedia delle foibe e il dramma degli italiani scacciati dall'Istria e dalla Dalmazia dopo la fine del conflitto.

Il 27 gennaio e il 10 febbraio potrebbero essere l'occasione quindi per riconsiderare criticamente la nostra storia, guardando con coraggio al nostro passato, anche quello più nefando. Purtroppo, tutto questo, continua a rimanere per lo più confinato al dibattito tra gli storici, e temo che anche quest'anno il 10 febbraio si limiterà ai soliti discorsi ufficiali di circostanza o, peggio, alle dichiarazioni grauite condizionate dagli opportunismi della politica politicante, nell'ennesima celebrazione degli "italiani brava gente". Il fatto è che, come scrive Chiara Sighele sul sito di Osservatorio Balcani e Caucaso, "nell'affrontare i processi di riconciliazione nei Balcani e tra i Balcani e l'Italia, emerge chiaramente la difficoltà di riconciliare memorie conflittuali in una narrazione storica condivisa, che ricordi tutte le vittime e riconosca le responsabilità della propria parte, nazionale o politica".

Invece è proprio questo che sarebbe quanto mai necessario, proprio quando si rilancia il processo di integrazione europea dei Balcani, perché, come scrive ancora Chiara Sighele "questo è un processo imprescindibile nel percorso di riunificazione dell'Europa che con la caduta del Muro ha riguadagnato nuovi orizzonti" e come ricordava in apertura al convegno Memorie in Europa Luisa Chiodi, direttrice di Osservatorio, "se il ritorno della guerra in Europa negli anni '90 non fosse stato sufficiente, la frequenza delle controversie storiche a livello transnazionale suggerisce la forte necessità di impegnarsi a favore di una rielaborazione del passato democratica e condivisa a livello sia nazionale, sia transnazionale".

ho iniziato la puntata di ieri sera di Passaggio a Sud Est su Radio Radicale, con alcune parole di Primo Levi da una vecchia intervista della Rai che ho trovato su You Tube. Il grande scrittore, testimone dell'orrore di Auschwitz ad un certo punto dice: "Pohissimi oggi riescono a ricostruire, a ricollegare quel filo conduttore che lega le squadre di azione fasciste degli anni Venti in Italia [...] con i campi di concentramento in Germania - e in Italia, perché non sono mancati nemmeno in Italia, questo non molti lo sanno - e il fascismo di oggi, altrettanto violento, a cui manca soltanto il potere per ridiventare quello che era, cioè, la consacrazione del privilegio e della disuguaglianza [...] Il lager, Auschwitz, era la realizazione del fascismo, era il fascismo integrato, completato, aveva quello che in Italia mancava, cioè il suo coronamento [...] Io, purtroppo, devo dirlo, lo so questo, non è che lo pensi, lo so: so che si possono fare dapperttutto [...] Dove un fascismo - non è detto che sia identico a quello - cioè un nuovo verbo, come quello che amano i nuovi fascisti in Italia, cioè non siamo tutti uguali, non tutti abbiamo gli stessi diritti, alcuni hanno diritti e altri no. Dove questo verbo attecchisce alla fine c'è il lager: questo io lo so con precisione".

Giornata della memoria, dunque, per non dimenticare quel che è successo, che è riaccaduto e che può ancora riaccadere: da Auschwitz ai gulag, da Dachau ai laogai cinesi, dalle foibe al Ruanda, dalla Cambogia dei Khmer rossi al Cile di Pinochet, ai desaparecidos argentini, fino a Srebrenica e, se volete, agli attuali Centri di identificazione ed espulsione nostrani, perché, pur facendo le debite differenze, come diceva Levi, "dove questo verbo attecchisce [non siamo tutti uguali, non tutti abbiamo gli stessi diritti, alcuni hanno diritti e altri no] alla fine c'è il lager".

Pubblicato il 31/1/2010 alle 15.7 nella rubrica Diario.

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