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LA SERBIA TESTA DI PONTE DELLA PENETRAZIONE ECONOMICA CINESE NEI BALCANI

Il presidente serbo Boris Tadic con il presidente cinese Hu JintaoAlla fine di agosto dell'anno scorso scrivevo in questo blog che chi pensa che i Balcani siano un'area complicata e per molti versi incomprensibile, una regione marginale rispetto alle grandi partite geo-strategiche in corso e dunque non particolarmente significativa nel ridisegno dei rapporti di forza a livello globale, avrebbe fatto meglio a ricredersi e a tenere d'occhio da una parte le mosse dei grandi attori mondiali nella regione e dall'altra la politica estera della Serbia, che dei Balcani è il paese chiave. Il riferimento era alla visita in maggio a Belgrado del vice-presidente americano Joe Biden, a quella che sarebbe poi avvenuta in autunno del presidente russo Medvedev, ma soprattutto alla visita ufficiale del presidente serbo Boris Tadic a Pechino, dove si era recato dal 20 al 24 agosto insieme al ministro degli Esteri Jeremic, al ministro dellEconomia Dinkic e ad una folta delegazione di imprenditori: l’obiettivo della visita era quello di portare in Serbia gli investimenti di una delle potenze economiche e politiche più importanti al mondo. Un obiettivo pienamente raggiunto, visto che la missione serba era rientrata con in tasca una serie di accordi significativi sul piano politico e soprattutto economico che confermavano quanto dichiarato dal presidente Tadic alla vigilia del viaggio: la Cina è il quarto pilastro” della politica estera serba, insieme a Washington, Mosca e Bruxelles.

La partnership economica strategica siglata la scorsa estate tra Belgrado e Pechino inizia ora a dare i suoi frutti: ieri a Belgrado è stato infatti firmato il contratto preliminare tra la "Elektroprivrede Srbije", la compagnia elettrica nazionale serba, e la Cmec (China national machinery & equipment import & export corporation), in base al quale quest'ultima investirà oltre un miliardo di dollari nel potenziamento della centrale termoelettrica serba di Kostolac, sul Danubio. L'accordo prevede, inoltre, il potenziamento della capacità della vicina miniera di Drmo attraverso la realizzazione di un terzo impianto che verrà consegnato "chiavi in mano" a Belgrado. Una formula quanto mai allettante per le repubbliche dell'ex Jugoslavia bisognose di nuove infrastrutture per rilanciare le loro economie già deboli ed ora colpite dalla crisi globale. E proprio nel settore delle grandi opere infrastrutturali i cinesi hanno espresso un grande interesse per la realizzazione del secondo ponte sul Danubio a Belgrado, opera cruciale per i piani di sviluppo della città. I Balcani diventano quindi per la Cina la base di partenza ideale per penetrare il mercato europeo dell'energia e delle infrastrutture e la Serbia un partner disponibile nella regione. Belgrado, da parte sua, nella Cina trova da una parte un investitore internazionale di peso nella propria economia e dall'altro un alleato politico chiave per la difesa della sua sovranità sul Kosovo. La Cina, infatti, alle prese con le spinte separatiste all'interno dei propri confini, in Tibet e nel Turkestan orientale, vede nella secessione del Kosovo un "pericoloso precedente" e per questo non ha esitato a schierarsi a difesa della causa serba all'Onu e alla Corte internazionale di giustizia chiamata a pronunciarsi sulla legittimità della dichiarazione di indipendenza secondo il diritto internazionale.

Gli ottimi rapporti tra Cina a Serbia hanno le loro radici negli anni 70, quando lostilità che per un certo periodo aveva caratterizzato i rapporti tra Mao e Tito lasciò via via il posto ad un riavvicinamento che proseguì anche dopo il disfacimento della Jugoslavia e che Slobodan Miloševic strinse ulteriormente anche per rispondere allisolamento internazionale. Non fu un caso che durante la guerra del Kosovo, i caccia americani colpirono l'ambasciata cinese a Belgrado, anche se poi la versione ufficiale di Washington parlò di "errore". Il bombardamento fece stringere ulteriormente i rapporti tra i due paesi, che non mutarono nemmeno dopo la caduta di Slobo e la vicenda dell'indipendenza del Kosovo ha ribadito la comunanza di vedute rispetto ai problemi di sovranità. Proprio questa convergenza è stata alla base dell'accordo di collaborazione strategica firmato nell'agosto scorso a Pechino dal presidente serbo Boris Tadic e dal suo omologo cinese Hu Jintao. Si noti che la Serbia ha ottenuto una partnership strategica che la Cina al momento ha accordato a non molti altri paesi al mondo. Per la Cina interessata ad ampliare la propria presenza in Europa attraverso i paesi economicamente emergenti impegnati nel processo di integrazione nellUE la Serbia diventa una testa di ponte attraverso cui Pechino applica il suo progetto al resto dei Balcani: l'intesa economica legata a quella politica.

Pubblicato il 4/2/2010 alle 19.11 nella rubrica Diario.

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